Cultura
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Sopravvissuto ad Auschwitz

Il manoscritto di Suite Francese di Irène Nemirovsky è sopravvissuto, lui, ad Auschwitz.

I francesi collaborazionisti arrestano Irène perché ebrea. La deportano a Pithiviers nel Loiret, da lì verso Birkenau e finalmente all’infermeria di Auschwitz. Da dove poi, pare, i tedeschi portassero i più deboli direttamente nelle camere a gas.

Il marito impazzisce per il dolore, scrive a tutte le persone influenti di Parigi. Scrive anche al Maresciallo Pétain, capo del governo di Vichy della Francia occupata che collabora con i Tedeschi. Arrestano anche lui, Michel Epstein. Finisce nelle camere a gas di Auschwitz.

I gendarmi francesi danno la caccia alle figlie di Irène Nemirovsky e Michel Epstein. Vanno alla scuola della maggiore, la maestra la nasconde tra il lettino per il riposino e il muro. Inizia la fuga delle bambine, Denise ed Elisabeth di cinque anni, con la bambinaia. Attraversano clandestinamente la Francia occupata, chiedendo aiuto nei conventi.

La nonna, a Nizza con tutti gli agi, non apre loro nemmeno la porta. “Se non avete i genitori andate in un orfanotrofio”, gli  grida. La bambinaia si prende cura delle bambine. Non hanno quasi nulla nella piccola valigia, per poter scappare più agilmente. I gendarmi francesi sono sempre in agguato, non demordono.

Denise e Elisabeth sono le figlie di Irène Nemirovsky, una donna che scrive in Francese, che ha fatto parte della borghesia, della classe colta della quale i francesi, di solito, sono fieri. Ma si vede che non conta più nulla. Solo che le bambine sono figlie di un’ebrea e che loro devono collaborare al piano nazista.

La nutrice è più capace di loro. Le bambine sopravvivono alla furia francese.

Hanno portato sempre con sè pochissimi effetti personali. Tra questi un piccolo quaderno che il padre ha affidato loro poco prima di essere arrestato. Pensano che sia il diario della mamma.

Vanno ad aspettare i genitori alla Gare de l’Est a Parigi, quando i deportati iniziano a tornare. Ma non tornano.

Solo dopo moltissimi anni Denise Epstein ha il coraggio di leggere le ultime pagine scritte da sua madre. La scrittura è minuta e fitta, per risparmiare carta e inchiostro. Aiutata da una lente d’ingrandimento la figlia pazientemente dattilografa le pagine del quaderno.

Non è un diario.

E’ Suite Francese.


Melissa Pignatelli
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Antropologa e giornalista culturale. Ha fondato LaRivistaCulturale.com per raccontare il mondo contemporaneo uno sguardo critico e costruttivo.

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