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“Il Nunnato di Montalbano”

L' odore della notte - Sellerio

L' odore della notte - Sellerio

“Quando si fu assittato al solito tavolo della trattoria “San Calogero”, il proprietario, Calogero, gli si avvicinò con aria cospirativa.

“Dottore, nunnato aiu”.

“Ma non è proibito pescarli?”.

“Sissi, ma di tanto in tanto permettono di pigliari una cassetta a barca”.

“Allora perché me lo dici accussì che pare una congiura?”.

“Perché tutti lo vogliono e io non ci ne ho di bastevole”.

“Come me lo fai? Con la lumìa?”.

“Nonsi, dottore. La morti del nunnatu è fritto a purpetta”.

Aspettò un pezzo, ma ne valse la pena. Le polpettine, schiacciate, croccanti, erano costellate di centinaia di puntini neri: gli occhietti dei minuscoli pesciolini appena nati. Montalbano se li mangiò sacralmente, pur sapendo che stava ingoiando qualcosa di simile a una strage, uno sterminio. Per autopunirsi, non volle mangiare nient’altro. Appena fora dalla trattoria, si fece viva, come di tanto in tanto gli capitava, la voce, fastidiosissima, della sua coscienza.

“Per autopunirti, hai detto? Ma quanto sei ipocrita, Montalbà! O non è perché ti sei scantato di aggravare la digestione? Lo sai quante polpettine ti sei fatte? Diciotto!”.

Per il sì o per il no, se ne andò sul porto e caminò fino a sotto il faro, arricriandosi con l’aria di mare.”

Ne “L’Odore della Notte” di Andrea Camilleri, Sellerio editore Palermo, Salvo Montalbano, il personaggio principale, mangia alla trattoria di Calogero. Poi nei libri successivi, Calogero va in pensione e Montalbano deve trovare un’altro posto fidato dove andare a mangiare. Scopre “da Enzo”.

“Nella trattoria “da Enzo” decise che doveva festeggiare il successo del tiatro fatto davanti al questore. E che doveva continuare a sbariarsi della prioccupazione che la telefonata di Livia gli aviva fatto viniri.

“Dottore, come antipasto ci sarebbero le polpettine fritte di nunnato”.

“Portamele”.

Fici na stragi di nunnati. Cioè di neonati. Priciso ‘ntifico a Erode.

“Dottore, per primo che vuole? Abbiamo pasta col nìvuro di siccia, coi gamberi, coi ricci, con le cozze, con…”

“Coi ricci”.

“Dottore, per secondo abbiamo triglie di scoglio al sale, fritte, arrosto, al sugo di…”

“Arrosto”.

“Basta così, dottore?”

“No. Ce l’hai un purpiteddru a strascinasale?”.

“Dottore, ma quello è un antipasto!”.

“E se io me lo mangio come dopopasto tu che fai, ti metti a chiangiri?”

Niscì dalla trattoria cchiuttosto aggravato, come dicivano i romani. La solita passiata fino a sutta al faro riparò, ma sulo in parte, al danno.”

Da “Il Campo del Vasaio” di Andrea Camilleri, Sellerio editore Palermo,

la finzione che viene trattata come realtà da Maria Damanaki, commissaria Europea per la pesca.

Il Commissario Montalbano dovrebbe indagare

Melissa Pignatelli

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