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Ippolito Pizzetti: “Robinson in Città”

E’ il titolo di un librino che racconta “la vita privata di un giardiniere matto”, pubblicato e ripubblicato da Archinto.

Figlio di un musicista e compositore, Ippolito Pizzetti si laurea in letteratura italiana con Natalino Sapegno su Cesare Pavese.

Scrive un libro sui fiori con un inglese, lavora per Einaudi, Rizzoli, Franco Muzzio, tiene una rubrica “Pollice Verde” sull’Espresso, insegna Architettura del Paesaggio, a Venezia, a Ferrara, a Palermo.

Un uomo particolare, sensibile, con una collezione di libri stupenda, che ha lasciato alla Fondazione Benetton.

Notava i piccoli dettagli che restituiscono la città alla natura come “A mezzogiorno passano volando basse le cornacchie che vedevo muovere verso i loro terreni di caccia solo il mattino alle sei”.

Robinson in Città racconta dettagli di una vita autonoma, di quelle che si reggono da sole, come quando voleva leggere Baudelaire e non si poneva nemmeno il problema della traduzione, perché “Baudelaire tradotto, come Rilke, è illeggibile”.

Amava i gatti e le loro storie, i ritmi del tempo. Ogni tanto da ragazzina, lo andavo a trovare, in quella sua casa piena di libri. Mi dette da leggere qualcosa di imprescindibile in tedesco, in due volumi, lo avrei capito leggendolo, il tedesco, non importava saperlo prima, mi disse.

E mi pare che l’ultima sua donna-mito fosse Elena Sofia Ricci. “Vedrete”, diceva con quela sua evve moscia, e ne parlava sempre. E tutti lo prendevano in giro.

Melissa Pignatelli

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