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Il Tuffo

Thayaht, Il Tuffatore,1932, © Archivio Fotografico Mart

Sospeso nell’aria, dinamicamente fermo, delicatamente concentrico, si tuffa l’atleta di Ernesto Michahelles, in arte Thayaht. La scultura in gesso patinato, esposta nelle sale di Palazzo Strozzi per la mostra sugli anni ’30, è la bozza per una fusione in bronzo da esporre alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Il Comitato Olimpico chiese però all’artista di realizzare una scultura di dimensioni ridotte, 160 centimetri invece dei quasi 3 metri di questo progetto originale e Thayaht stesso non ebbe poi i soldi per realizzare l’opera in metallo.

L’equilibrio e lo sforzo del tuffatore sono genialmente riprodotti nell’opera che si regge su un’unico perno fissato sotto le mani. I cerchi in metallo sono indipendenti dalla scultura ed ogni volta che viene montata, l’opera deve ritrovare il suo centro, il suo perfetto allineamento.

Artista lineare, eclettico, Thayaht è un personaggio particolare nel mondo dell’arte. Scultore, pittore, orafo e disegnatore di moda, Thayaht, è nato a Firenze nel 1893. Cresce nella casa del nonno al Poggio Imperiale, e nei suoi anni parigini, disegna abiti per l’atelier di Madeleine Vionnet, influenzando così la moda nella capitale francese. E’ consulente della maison di Rue de Rivoli tra il 1918 e il 1925.

Nel 1920 Thayaht e suo fratello RAM (Ruggero Alfredo Michahelles) inventano la Tuta, lanciandola attraverso le pagine del quotidiano ‘La Nazione’ di Firenze. La ‘tuta’ è un indumento intero a forma di T, dalla praticità universale che diverse case di moda propongono. Vengono sviluppati modelli resistenti per le corse in macchina e per il lavoro industriale.

Dal 1929 Thayaht pubblica i suoi disegni su “Moda”, rivista ufficiale della Federazione Nazionale Fascista Industria dell’Abbigliamento e nello stesso anno, in maggio, viene presentato a Filippo Tommaso Marinetti da Primo Conti. È lo stesso Marinetti che, entusiasmato da alcuni dei suoi lavori tra cui l’effigie in ferro acciaioso del Duce, “Dux”, lo presenta a Mussolini che lo riceve poco dopo. Nell’occasione Thayaht donerà al Duce la scultura. Nell’ottobre dello stesso anno si presenta alla mostra “Trentatré Futuristi”, presso la Galleria Pesaro di Milano con tre sculture e quindici dipinti.

Nel 1930 partecipa all’Esposizione Internazionale di Barcellona, che gli vale la vittoria della medaglia d’oro per la creazione della “thayahttite”, una lega d’alluminio da lui brevettata. Nel frattempo è invitato alla XII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove espone nella sala futurista sei sculture. Partecipa, inoltre, alla mostra internazionale dell’Orafo, dove presenta una vetrina con gioielli in lega d’argento ed acciaio.

Thayaht partecipa alle edizioni della Biennale dell’Arte di Venezia del 1932-34-36 ed elabora, insieme al fratello, il  Manifesto per la trasformazione dell’abito maschile. Dal 1944 in poi subisce il fascino del “colorismo” di Paul Gauguin, che ispira la sua produzione pittorica.

Dopo il 1944, Thayaht si interessa anche di ufologia, stabilendo una base di osservazione spaziale nella sua residenza estiva, una villetta che ha acquistato in Versilia nel 1923, a Marina di Pietrasanta, alla quale dà il nome di “Casa gialla”. E’ lì che muore il 29 aprile 1959.

La mostra ‘Anni 30’ di Palazzo Strozzi, aperta dal 22 Settembre al 27 gennaio 2013, permette di riscoprire artisti e talenti del calibro particolare di Ernesto Michahelles, il Futurista irregolare Thayaht, contribuendo così a rilanciare e rinnovare la creatività culturale di Firenze.

© Melissa Pignatelli 2012
© Foto Il Tuffatore Archivio Fotografico Mart
Melissa Pignatelli

2 Comments

  1. Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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