Politiche Cuturali
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Florens, Venezia e gli Stati Generali della Cultura

Economia della cultura e creatività, florens, venezia e stati generali cultura a confronto

Economia della cultura e creatività, florens, venezia e stati generali cultura a confronto

L’argomento di come rilanciare l’economia italiana partendo dalla cultura, valorizzando il patrimonio culturale per rimanere competitivi a livello globale è stato affrontato in tre grandi eventi culturali italiani nel Novembre 2012: Florens 2012 a Firenze, Il Salone della Cultura di Venezia e gli Stati Generali della Cultura a Roma.

Rilanciare favorendo la creatività, la defiscalizzazione e la fuidità istituzionale paiono i temi conclusivi più importanti.

Roma appare come un luogo dove la discussione critica è difficile. Malgrado la presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano e dei ministri Ornaghi, Barca, Profumo e Passera l’insofferenza ha caratterizzato molti interventi, impedendo di avvicinare il dialogo istituzionale ai cittadini. La forza è stata la diretta web-streaming che ha permesso a 7.000 persone di partecipare al dibattito al Teatro Eliseo a Roma.

Venezia si configura come un laboratorio di seminari, con spazio mercato di design e ampio spazio alle tecnologie digitali per la cultura. Il salone è molto frequentato dagli studenti che affollano letteralmente le aule dei Magazzini Ligabue. L’approccio è piuttosto informale. Il dialogo con la vivace (e vicina) Berlino sembra essere al centro della presentazione culturale, in una sorta di asse creativo. La città, che si candida come capitale della Cultura per il Triveneto nel 2019, presenta un volto dinamico e giovane, ma non riesce a coinvolgere i politici, che non si presentano.

Firenze si configura come setting ideale per instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni, molto coinvolte e molto attive nella partecipazione: 5 assessori regionali, 3 assessori comunali, il presidente del Consiglio Comunale Giani, 3 ministri: Ornaghi, Beni Culturali, Clini, Ambiente e Passera, Sviluppo Economico, che,  toccato dal punto di Florens di fare dell’economia della cultura un motore di sviluppo, accetta di concludere il convegno. Matteo Renzi interviene due volte e monitora il dibattito su Twitter per tutta la settimana. Sono presenti autorità militari ed ecclesiastiche, tra cui il Cardinale Betori in due giornate. Grandi istituti privati, fondazioni, grandi imprese, associazioni, largo pubblico, tutti sembrano capaci di interagire a Florens e Florens pare in grado di accogliere le voci più disparate.
Il format di Florens, si configura dunque come incisivo, puntuale e ben coordinato, con appelli a diversi generi di pubblico attravero le spettacolari mostre nelle piazze, le tavole rotonde, i tweet wall e il forum internazionale.

Anche le lezioni serali nel Salone dei 500 diventano un momento di ri-appropriazione di uno spazio pubblico cittadino, con l’entusiasmo di passare un dopocena intelligente in Palazzo Vecchio.

Conviviale e formale al contempo, quello di Florens appare come il palco migliore dal quale comunicare con le istituzioni per cercare di avere un impatto sulle politiche correnti.

E la voce popolare non vorrebbe che il neonato dialogo costruttivo per il bene della Cultura riprendesse solo tra due anni.

© Melissa Pignatelli 2012

Melissa Pignatelli

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