Moda, Società, Storia, Tradizioni
comments 2

Le Apparenze del Lusso

Copertina di Guido Crepax per Le Tre Vedette di V. Pignatelli, Sonzogno, 1966.

L’abbigliamento, come elemento culturale, è il segno più evidente dell’identità individuale e collettiva. Le fogge, i tessuti, i colori, distribuiti per condizione economica, età, genere, cittadinanza, costruiscono il linguaggio immediatamente visibile dell’appartenenza e della distanza, nonché delle apparenze.

È un codice della comunicazione sociale che prevede regole di inclusione ed esclusione, oltre che di tendenza, nella quale ci introduce in una rappresentazione caratterizzata da differenze e status sociali. Sin dall’epoca romana le vesti, le tinte, i colori e gli accessori comunicavano condizione personale, posizione sociale (nobili, cavalieri, ceto urbano) e stati d’animo (come le vesti “lugubri” simboli di lutto), occasioni sociali (nozze, funerali, investiture dei cavalieri): parlano dunque della società, ma anche dei singoli soggetti e delle sue relazioni con altri, riferiscono la situazione del mercato ma anche le tecniche lavorative artigianali.

Di pari passo alla sfarzosità dell’abbigliamento vi furono numerose disposizioni e leggi suntuarie per limitare la sfarzosità delle vesti. Tra le prime ritroviamo la Lex Oppia del 215 a.C., ma soltanto nel Medioevo iniziarono a diffondersi in Italia, soprattutto nel Meridione: Carlo I d’Angiò, ad esempio, le utilizzò affinché i suoi sudditi seguissero un comportamento e un decoro esemplare, mentre le disposizioni di Federico III d’Aragona ebbero lo scopo di contenere i lussi e fissare un preciso codice delle apparenze.

In un periodo in cui “l’abito fa il monaco”, per via delle disponibilità economiche, le preoccupazioni dei legislatori e del potere centrale erano quelle di evitare equivoci e indebite ostentazioni di una condizione che non era la propria, e segnare quelle distanze sociali che la disponibilità economica rischiava di annullare.

Con il trascorrere dei secoli fino ai giorni nostri l’abbigliamento non ha avuto la sola funzione di riparare e coprire, ma di evidenziare la nostra personalità e la nostra cultura d’appartenenza per, in alcuni casi, apparire diversamente da ciò che si è. Quindi l’abbigliamento, attraverso un determinato codice comunicativo, emette un messaggio mediato da colori, tessuti, accessori e capi firmati; questa mediazione si inserisce in un processo interpretativo peculiare al corpo umano, che attraverso l’abbigliamento non solo definisce la sua identità, ma manifesta anche il proprio corpo e il rapporto che abbiamo con esso.

I vestiti diventano così una “seconda pelle”, un’estensione di se stessi.

© Pierpaolo Cimino

Illustrazione di Guido Crepax per la copertina di “Le Tre Vedette” di Valerio Pignatelli,  Sonzogno, 1966.

Melissa Pignatelli

2 Comments

  1. Giuseppe says

    Articolo interessante scritto molto bene complimenti all”autore

Rispondi