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Nelson Mandela: “So Whereto Now?”

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So Whereto Now?, il brano che ho scelto per questa breve nota, è tratto da un discorso di Nelson Mandela. Il discorso tenuto a Soweto il 16 giugno del 1994, anniversario della insurrezione di Soweto, il 16 giugno 1976, quando la polizia aprì il fuoco contro i manifestanti uccidendo 4 bambini e altre 23 persone.

L’ho scelto perché è un esempio significativo di ciò che si intende per uso “esemplare” della memoria, secondo l’analisi di un grande studioso, Tvetzan Todorov (Gli abusi della memoria, Ipermedium, 1996). Un recupero del passato teso al suo superamento, e soprattutto che implica un’apertura al dialogo verso gli altri, coloro che sono stati nemici, avversari, e non una chiusura, un ripiegamento sulla propria identità.

Il brano esprime anche un ulteriore senso; So Whereto Now? è ciò che dovrebbero chiedersi coloro che detengono il potere, il controllo delle informazioni, e anche del passato, in tutti quei luoghi dove il conflitto, l’odio, la persecuzione, il terrorismo, la deportazione di massa, la carcerazione e la tortura sono gli unici mezzi attraverso cui entrano in contatto gli appartenenti a gruppi diversi, con identità diverse (avvertite come inconciliabili), con memorie diverse e opposte.

L’elenco sarebbe lungo: “Se il passato deve sostenere il presente – scrive Todorov – chi, degli ebrei, cristiani e musulmani, potrebbe rinunciare alle sue pretese territoriali su Gerusalemme? Non hanno avuto ragione quei palestinesi e quegli ebrei che, attorno ad uno stesso tavolo a Bruxelles, nel marzo del 1988, hanno espresso la convinzione che «per poter semplicemente armonizzare e parlare, bisogna mettere il passato tra parentesi»? In Irlanda del Nord, fino a poco tempo fa, i cattolici nazionalisti avevano espresso la loro volontà di «non dimenticare e non perdonare», aggiungendo ogni giorno dei nuovi nomi alla lista delle vittime della violenza. Violenza che, a sua volta, provocava una contro violenza repressiva, in una catena di vendette interminabili” (Todorov, 1996: 42).

In tutti questi paesi – come in molti altri, Italia inclusa – non mancano le stragi da commemorare, e non mancano eventi del passato controversi e conflittuali, e tutti non avrebbero che da giovarsi di un uso esemplare del passato. Solo così il passato diventa principio guida per il presente (e non una presenza insormontabile).

E solo attraverso l’uso esemplare della memoria si può rafforzare l’idea dell’identità di relazione, dell’identità che dialoga con altre identità, che non significa perdita di specificità, ma riconoscimento di quella altrui.

“Non c’è nulla da temere dalla democrazia” rassicura Mandela; l’uso esemplare del passato non chiede risarcimenti; implica giustizia, a garanzia di un futuro di convivenza e di ospitalità.

So Whereto Now?

Master of Ceremonies
Honourable Ministers of the Government of National Unity
Honourable Provincial Premiers and cabinet members
Leaders of political parties
Leaders of the various youth organisations
Comrades and friends

Quando i tragici eventi del 16 giugno 1976 scoppiarono a Soweto, una domanda si pose all’intero Sudafrica: So Whereto Now? Nei sacrifici di Hector Peterson e di molti altri giovani, sembrò che giacesse una risposta. Che il destino dei giovani fosse la sepoltura e il cappio del boia, la detenzione e i lunghi periodi di prigionia, il bando e l’esilio.

Ciò è stato quello che coloro che si arrogarono lo status di “padroni-degli-schiavi” cercarono di ottenere. Nel falso confort del loro disonesto potere, si convinsero che la soluzione ai problemi del Sud Africa fosse assassinare, storpiare e perseguitare. Ma loro come è tipico chiusero gli occhi di fronte alla verità storica che è un diritto donato da Dio che gli schiavi si sarebbero ribellati. Alla domanda, So Whereto Now?, la risposta dei giovani e della gente del Sud Africa fu: combattere, lottare, a testa alta. Oggi, ricordiamo il 18° anniversario del 16 giugno come un popolo libero, orgoglioso e pieno di gioia per aver portato la resistenza di quella generazione e di altre prima e dopo verso la sua conclusione finale. Ma ricordiamo questo giorno anche con un senso di tristezza: che le migliaia di persone che meritano di essere qui con noi oggi non ci sono più. Li salutiamo tutti.

Noi commemoriamo questo giorno non con il canto della sfida sulle labbra. Questo non è più il giorno della protesta della maggioranza esclusa.

• Abbiamo eletto un governo scelto da noi, a capo del quale c’è l’African National Congress.
• I giovani coraggiosi di quella generazione oggi sono eminenti premiers, ministri e membri del parlamento nazionale e provinciale. Hanno preso il posto che spettava loro a pieno titolo nei ranghi del nuovo South African National Defence Force e di altre istituzioni dello stato e della società civile.

La nostra presenza qui – come rappresentanti del Governo di Unità Nazionale, di vari partiti politici, di organizzazioni giovanili e di sindacati e di comunità – è simbolo del fatto che questa è veramente una giornata nazionale.

Il Governo sta rivedendo tutte le festività del Sud Africa, per garantire che il nostro calendario rifletta pienamente l’esperienza di tutti i popoli. (…) Ma sarebbe un travisamento dei sentimenti della Classe del ’76 se il nostro solo intendimento qui fosse che questo giorno debba essere dichiarato una festa nazionale.

Piuttosto, per prima cosa e soprattutto ci accostiamo ad esso ricordando che gli eroi di quella lotta avevano una nobile missione. Furono ispirati da una fede assoluta nel sapere:

• il sapere che non conosce colori;
• il sapere acquisito con tenacia e duro lavoro;
• il sapere che fa emergere talenti e scaturire energie creative; e
• il sapere che mette i giovani sudafricani alla pari con i migliori nel mondo.

Sul punto di inaugurare la nuova e gloriosa epoca che il 16 giugno aiutò a introdurre, faremo bene a emulare quell’eroismo e a trasformarlo in un dono per affrontare i compiti che abbiamo davanti.

Abbiamo ottenuto la nostra libertà. Ma la liberazione formale resterà un guscio vuoto se non partiamo immediatamente, affrontando le condizioni sociali determinate dall’apartheid. Il Programma per la Ricostruzione e lo Sviluppo deve essere portato avanti senza indugio.

(…)

Il Governo è convinto che fra i primi impegni cui necessariamente dedicarsi a questo scopo c’è quello di inculcare la cultura dell’apprendimento e dell’insegnamento in tutte le scuole.

Non importa quali possano essere le origini della profonda crisi in cui versa l’istruzione, il fatto è che questa è diventata la nostra eredità collettiva.

Noi non siamo più postulanti, che fanno pressione dall’altra parte della linea.

Noi dobbiamo arrotolarci le maniche e insieme affrontare il problema.

(…)

L’apertura delle porte del mondo offre molto di più che semplici maggiori opportunità per i giovani. E’ anche una grande sfida per noi, per migliorare i nostri standard adeguandoli a quelli delle altre nazioni.

Desidero fare uso di questa opportunità per invitare giovani di altri paesi a partecipare a questa appassionante opera di ricostruzione che stiamo per intraprendere. Il Governo è impegnato a discutere con differenti organizzazioni giovanili il modo in cui queste possono dare il contributo migliore alla costruzione della nazione e al suo sviluppo.

(…)

La nostra politica deve far diventare realtà il principio secondo cui ogni bambino merita di avere una casa decente e di crescere nell’affetto di una famiglia. La terribile piaga dei bambini nelle strade deve essere affrontata con urgenza. Uno sforzo collettivo spetta al governo, alla società civile e ai privati per garantire che ogni bambino abbia chi si occupa di lui, sia nutrito a sufficienza e abbia assistenza medica. Il governo ha già fatto alcuni passi in questa direzione.

(…)

La responsabilità dell’ordine e della sicurezza pubblici non può essere solo del governo. La gente e i giovani in particolare devono prendere parte attiva nei dibattiti fra la polizia e le comunità che iniziano a svolgersi in tutto il Paese. E, insieme, dobbiamo trasformare le forze dell’ordine per porle al servizio della gente. Per questa ragione, noi condanniamo nel modo più assoluto il ferimento o l’uccisione di poliziotti uomini e donne.

In più, le nostre comunità non possono tollerare una situazione in cui giovani uomini e donne continuano a vessare le comunità e a scontrarsi uno con l’altro in nome dell’autodifesa della comunità.

Siamo convinti dell’integrità che è propria di molti gruppi delle unità di autodifesa
Che hanno svolto un ruolo cruciale nei casi di necessità. Ma la reale misura della loro integrità è stata dimostrata nella cooperazione con le strutture delle comunità impegnate a sviluppare un programma che prevede il loro ritorno a scuola, il reintegro nelle forze dell’ordine o la partecipazione a corsi di specializzazione. Coloro i quali rifiutano questo programma non possono legittimamente dichiarare di agire per il bene della comunità o attendersi la protezione della comunità per le loro azioni malvagie.

Io faccio appello a tutti i giovani ché si uniscano a noi nello sforzo di costruire la pace e la riconciliazione nella nostra terra.

(…)

Il modo in cui le strutture giovanili hanno organizzato questo evento è una chiara affermazione alla nazione e al mondo che la gioventù è impegnata nell’intento di rimarginare le ferite del passato.

Con te, diciamo a tutti i giovani del Sud Africa, neri e bianchi, compresi coloro che prestano servizio nell’esercito e nella polizia: il 16 giugno è il tuo giorno. Potresti essere stato dall’altro lato della linea divisoria dell’apartheid. Ma ora è tempo di ricongiungere la maggioranza per edificare un futuro nuovo e glorioso per la nostra nazione e per tutto il suo popolo.

Non c’è nulla da temere della democrazia. L’African National Congress non chiede risarcimenti. Il nostro messaggio di riconciliazione è ispirato a un sincero amore per il nostro paese. Quando chiediamo la verità lo facciamo al fine di garantire che tutti noi si giunga a un accordo con il passato. Così che si possano seppellire quelle esperienze sventurate con la certezza di sapere che le future generazioni rifuggiranno da ogni tentazione di ripeterle.

Mostriamoci degni della sfida che la libertà conquistata ci ha posto. Questa sfida è creare una vita migliore per tutti i sudafricani: creare lavoro, offrire una buona istruzione per tutti e aprire opportunità di specializzazioni, costruire case, garantire servizi sanitari e altri servizi essenziali.

Rispondiamo insieme alla domanda, So Whereto Now?, con una nuova, energica determinazione a imparare, a costruire e a vivere pienamente la vita. Il Paese conta sul vostro talento e sulla vostra energia.

Together, let us get South Africa working!

GRAZIE

16 giugno 1994

 © Vincenzo Matera

Rielaborazione di un capitolo inserito in Fabietti U., Matera V., 1999, Memorie e identità, Meltemi.

Professore associato di Antropologia
Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale
Università degli Studi di Milano Bicocca

Fotografia: Ritratto di Nelson Mandela, dal profilo di Pape Diouf, Dakar.

Photo credit missing, please get in touch with blog to update it.

 

Vincenzo Matera

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