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Arabeschi: Incontri Mediterranei

Se, come affermava Fernand Braudel, il Mediterraneo è “un vasto corridoio dall’Atlantico all’Oceano Indiano di circolazione marittima e carovaniera”, la civiltà islamico-ottomana e quella occidentale non sono entità omogenee e sempre uguali a se stesse, bensì protagoniste di una comprovata prassi di interscambio che vede l’Italia del Rinascimento e l’Impero Ottomano articolare una complessa rete di permeabilità e di interdipendenza.

Questa la tesi esposta attraverso diversi articoli nel nuovo libro dell’editore Leo Olschki intitolatoIncontri di civiltà nel mediterraneo e curato da Alireza Naser Eslami: una storia delle influenze tra oriente ed occidente ricostruita a partire dallo studio artistico ed architettonico di edifici e manufatti come ceramiche, tappeti, tessuti che attestano le influenze reciproche tra due grandi culture del mediterraneo.

Questo processo di “meticciamento” avvenne soprattutto lungo le vie sviluppate grazie ai rapporti delle reti mercantili, ed è evidente nelle reciproche influenze tra le città di Istanbul e Venezia. “Così”, espone Anna Contadini, professore di Storia dell’Arte Islamica alla SOAS a Londra, “mentre gli ottomani importavano tessuti con un aspetto decisamente occidentale, molti dei tessuti italiani, che ivi erano venduti, si basavano su modelli ottomani. E siccome “il mercato ottomano dei tessuti italiani non era affatto limitato alla sfera della corte; per competere, i tessitori ottomani a loro volta modificarono i loro disegni accostandoli a quelli dei tessuti italiani alla moda”.

Così ad esempio, la realizzazione di un velluto broccato di Bursa del Cinquecento si ispira ad una a stoffa veneziana della seconda metà del Quattrocento arricchendosi del gusto Turco per le filigrane dorate e gli intrecci floreali,  ed è poi esportato in Italia dove appare come parte dell’arredamento di interni rinascimentali o come parte dell’abbigliamento dei ricchi.

“Questa circolazione di ornamenti che coinvolge l’uso di materiali diversi per motivi di gusto comune  forma una riserva di ornamenti che è generalmente chiamata arabesco”, prosegue la Contadini.

Questi fenomeni di permeabilità e di ricomposizione stilistica segnalano la possibilità di scelte eclettiche che promossero l’integrazione di mondi diversi in cui la libertà combinatoria permetteva ai vari elementi di fare parte della creatività rinascimentale”.

E’ dunque dalla storia del Mediterraneo che possiamo trarre la conoscenza necessaria ad un approccio costruttivo per la comprensione dell’epoca contemporanea.

Come si legge nel pezzo di Giovanni Ricci, storico dell’Università di Ferrara, “alla teoria dello scontro è stata contrapposta una teoria detta alternativa mediterranea. Formulata da storici europei e arabi, inevitabilmente essa è meno nota dello scontro di civiltà di produzione americana. La teoria dell’alternativa si impernia sulla capacità di cooperazione che ha caratterizzato per secoli gli abitanti del mar interno, prima dell’esplosione dei nazionalismi e degli integralismo storico-religiosi.

Alternativa mediterranea significa l’esistenza di spazi intermedi come il mare e alcune isole; strumenti di comunicazione intermedia come la lingua franca; di persone intermedie di cui fidarsi abbastanza, come i redentori di schiavi, i mercanti, gli ambasciatori in perenne andirivieni. Significa capacità di condividere determinati luoghi sacri senza curarsi di barriere teologiche formali; significa indifferenza popolare alle nozioni di purezza e contaminazione”.

Così dalla conoscenza della storia emerge un’ “alternativa mediterranea” alla teoria dominante nella contemporaneità mediatica, vivace nello scontro di civiltà che propone.

 

Melissa Pignatelli

Fonti citate:

Articoli di Anna Contadini e Giovanni Ricci in Incontri di civiltà nel mediterraneo. L’impero Ottomano e l’Italia del Rinascimento. Storia, arte, architettura, a cura di Alireza Naser Eslami, Leo Olschki Editore, Firenze, 2014, acquista direttamente qui.

In fotografia: Alexis Veroucas, Islamic/water, mixed media, 2010; particolare del centro, fotografia di Melissa Pignatelli.

Sotto: Arabeschi, archivio Leo S. Olschki Editore.

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Melissa Pignatelli

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