Psicologia, Scienze Sociali
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“Ti vedo ma non ti riconosco”

“T

i vedo ma non ti riconosco. La prosopagnosia o l’incapacità di riconoscere i volti.”

“Alle pareti dell’appartamento c’erano fotografie di familiari, colleghi, allievi e sue. Ne feci una pila e, con una certa apprensione, gliele sottoposi. Quello che rispetto al film era stato divertentente, o farsesco, riferito alla vita reale fu tragico. Si può dire che non riconobbe nessuno: né i familiari, né i colleghi, né gli allievi, né se stesso”.

Così Oliver Sacks, nel suo celebre libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello“, descrive la cecità ai volti del paziente che dà nome al volume.

Il paziente di Sacks aveva una agnosia generalizzata (dal greco “a-gnosis”, non conoscere): incapacità di riconoscere qualunque oggetto.

Altre persone sono messe in difficoltà, invece, soltanto dai volti. Si tratta di individui che riconoscono tranquillamente qualunque tipo di oggetto ma che, messi di fronte a una fotografia, non sarebbero in grado di individuare non solo parenti o amici, ma nemmeno il proprio stesso volto. Chiamiamo questo disturbo “prosopagnosia” (prosopon, in greco, significa volto).

Può sembrare incredibile, ma non c’è da sorprendersi: i volti sono stimoli visivi particolarmente complessi e simili tra loro. Distinguere le persone, e riconoscerle quando le si reincontra, richiede un’analisi molto accurata della conformazione di ogni volto, in modo da individuare quelle caratteristiche che lo rendono unico e differente da ogni altro.

Gli esseri umani, in quanto animali sociali, si sono evoluti per diventare eccezionalmente bravi nel distinguere i loro conspecifici sulla base del volto. Abbiamo un’attitudine naturale e, dal momento in cui nasciamo, ci alleniamo continuamente a riconoscere chi ci sta vicino guardandolo in faccia. Da adulti, siamo così bravi che il processo è per noi veloce e automatico, e non ci rendiamo più conto della difficoltà di ciò che stiamo facendo.

La prosopagnosia è stata inizialmente osservata in pazienti con lesioni cerebrali: persone che avevano riportato un danno proprio all’area del cervello che permette di riconoscere i volti delle persone, lasciando intatta ogni altra abilità. Queste persone, da un giorno all’altro, non potevano più contare sulla abilità di analisi dei volti che avevano sviluppato nell’arco della vita. Un esempio di questa situazione è illustrato nel film di Julien Magnat “Faces in the Crowd – Frammenti di un omicidio”

Più recentemente, alcuni scienziati stanno indagando i casi di prosopagnosia congenita.
La prosopagnosia congenita passa più inosservata: in questo caso una persona nasce con l’incapacità di riconoscere i volti, senza che ci siano lesioni o traumi. Poi, crescendo, sviluppa una serie di abilità per compensare i propri deficit.
Queste persone possono imparare a riconoscere le persone sulla base della voce o dei movimenti. Possono anche focalizzarsi sui segni più particolari della persona, come voglie o acconciature particolari. In effetti, Sacks nota questo fenomeno anche nel suo paziente:

“Riconobbe un ritratto di Einstein perché ne individuò i caratteristici capelli e baffi; lo stesso avvenne con un paio di altre persone. « Ah, Paul! » disse quando gli mostrai un ritratto del fratello. «Quella mandibola squadrata, quei grossi denti! Lo riconoscerei ovunque!». Ma era Paul che riconosceva, o erano alcuni tratti che gli permettevano di azzardare un nome con una buona probabilità di aver ragione?”

Nelle persone con prosopagnosia congenita, che si allenano a usare questi indizi da tutta la vita, queste strategie funzionano molto bene. È solo in casi particolari, come quando si deve riconoscere una persona in fotografia, che la difficoltà a processare i volti può diventare evidente.

Proprio per il grande ‘successo’ delle strategie compensative, non è facile individuare la percentuale di prosopagnosici congeniti nella popolazione. In seguito a uno studio svolto nel 2006 da Kennerknecht e collaboratori, si ritiene sia del 2,5%. Per poter meglio identificare la capacità di riconoscere i volti delle persone, dei ricercatori londinesi hanno sviluppato un questionario di domande che si focalizza su quelle situazioni in cui la prosopagnosia congenita si manifesta con più evidenza. Adesso, il questionario sta venendo tradotto e adattato alla popolazione italiana.

Se vuoi compilare il test e fornire dati utili per il suo adattamento per la popolazione italiana, clicca qui.

 Marcello Passarelli e Carlo Chiorri

Immagine: Luca De Gaetano, Autoritratto, 2013, Olio su tela.

Nota sugli Autori:

Marcello Passarelli è dottorando di ricerca in Psicologia, Antropologia e Scienze Cognitive presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Genova

Carlo Chiorri è ricercatore e docente di psicometria presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Genova e Research Manager per l’Associazione Psyche-Dendron

La Redazione

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