Antropologia, Famiglia, Società
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Essere Adolescenti in Samoa

Margaret Mead Stamp

Essere adolescenti in Samoa è meno stressante che essere adolescenti in occidente, osserva Margaret Mead, antropologa e studiosa delle giovani donne samoane.

La società samoana è compatta, omogenea, tollerante dei tempi di ognuno e i bambini crescono accuditi dalle varie persone della comunità. Non è una società drammatica. Non ci sono scelte radicali, stravolgenti, non ci sono dedizioni univoche. Non ci sono gruppi o persone rivali che cercano di distruggersi per affermare il proprio potere assoluto, modello Re Sole.

In questa coesistenza pacifica, i giovani crescono in maniera molto più serena che per esempio, negli Stati Uniti.

” I nostri giovani – spiega Margaret Mead nel 1928 – si trovano in presenza di vari gruppi che credono cose diverse e sostengono pratiche differenti; può sempre capitare che qualche fido amico o parente appartenga all’uno o all’altro gruppo.

Così il padre di una ragazza può essere un presbiteriano, un imperialista, un vegetariano, un astemio, una persona con una precisa preferenza letteraria per Edmund Burke, che predilige il libero scambio e le tariffe doganali elevate, che crede che il posto della donna sia in casa, che le ragazze debbano portare il busto e le calze di cotone, e non andare in macchina coi giovanotti la sera.

Ma il padre di sua madre può appartenere alla chiesa episcopale bassa, fautore di un tenore di vita elevato, un forte sostenitore dei dirittti dello stato, essere un lettore di Rabelais, un frequentatore di spettacoli musicali e di corse.

Sua zia è una agnostica, un’ardente fautrice dei diritti della donna, un’internazionalista che ha riposto tutte le sue speranze nell’esperanto, un’ammiratrice di Bernard Shaw, una donna che dedica tutto il suo tempo libero alla protezione degli animali. Suo fratello maggiore, che ella ammira immensamente, ha passato due anni ad Oxford, è un anglo-cattolico, un entusiasta di tutte le cose medioevali, scrive poesie mistiche, legge Chesterton e pensa di dedicare la sua vita alla ricerca del perduto segreto delle vetrate medioevali.

Il fratello minore di sua madre è un ingegnere, un puro materialista che non è mai guarito dalla lettura di Haeckel fatta in gioventù. Egli disprezza l’arte, crede che la scienza salverà il mondo, si fa beffe di tutto quanto è stato detto e pensato prima del diciannovesimo secolo e si rovina la salute con esperimenti sull’eliminazione scientifica del sonno.

Sua madre è di una mentalità tranquilla, s’interessa molto di filosofia indiana, è una pacifista, una donna che resta fuori dalla vita, e che nonostante l’affetto che sua figlia ha per lei, non muove neppure un dito per risvegliare i suoi entusiasmi. Tutto questo può capitare nella famiglia della ragazza, se  vi si aggiungono i gruppi rappresentati, difesi, patrocinati dai suoi amici e dai suoi insegnanti e i libri letti per caso, si vedrà che la lista degli entusiasmi possibili e delle adesioni richieste tutti incompatibili tra loro, diventa veramente tremenda”.

La pressione della scelta che il nostro mondo complesso ed eterogeneo esercita su ogni individuo è poi, secondo Margaret Mead, all’origine di molti disagi e nevrosi. Il suo pensiero, attuale ancora oggi, ci può aiutare a comprendere i disagi dei nostri figli, le loro resistenze, sfide e capricci che esternano via via che crescono, che vedono il mondo.

Ma forse si potrebbe spiegare loro, che gli interessi di ognuno, i modi di essere, i luoghi dove stare, le persone che si incontrano, le cose che imparano a scuola, possono coesistere pacificamente. E che loro non devono per forza scegliere.

Melissa Pignatelli

Fonte: Margaret Mead, Coming of Age in Samoa: a psychological study of primitive youth for western civilisation, [1928,1955, 1961 William Morrow Paperbacks], 2001, Harper Collins, New York.

Fotografia: Il francobollo dedicato dagli Stati-Uniti a Margaret Mead, pubblicato il 28 maggio 1998.

(Articolo già pubblicato il  20 Ottobre 2011).

Melissa Pignatelli

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