Antropologia, Famiglia, Società
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Se il “Padre” è il fratello della Madre

Le regole della famiglia, cioè dei ruoli e delle competenze di ognuno, sono diverse a seconda delle società dislocate nei cinque continenti; e non c’è nulla (se si guardano i gruppi di persone e civilizzazioni studiate in 200 anni di antropologia culturale) che possa corrispondere ad un’idea di famiglia naturale.

La famiglia è il primo nucleo sul quale si basa la società ed è il primo gruppo dove si definiscono le regole fondamentale dell’interazione, la prima tra tutte essendo quella legata alle regole dell’incesto. Le regole dell’incesto (e queste si ritrovano in tutte le società) sono quelle che stabiliscono le regole della sessualità, definendo così tra quali individui di un gruppo sono lecite le unioni sessuali.

Ad esempio, se in alcuni  gruppi sociali il matrimonio con quello che noi italiani il definiamo cugino primo è lecito, in altre società (come la nostra) questo tipo di unione non è certo predominante. Le regole della terminologia della parentela, delle relazioni, differiscono quindi e si plasmano sulla realtà che codificano.

In culture, quelle studiate ad esempio da Bronislaw Malinowski all’inizio del Novecento alle Isole Trobriand (gruppo di isole al largo dell’Australia), colui che provvede ai bisogni dei bambini, che provvede al loro mantenimento, dal quale i bambini ereditano non è il padre biologico bensì il fratello della madre. Il compagno della madre, nonché padre biologico dei bambini, ha una funzione puramente affettiva.

Questa “scoperta” di Malinowski permise di identificare il principio delle società matrilineari, nelle quali l’eredità ed i valori sono trasmessi dalla madre e dalla sua famiglia. Il ruolo e le conseguenti relazioni di potere tra il “marito” e lo “zio paterno” differiscono, dando luogo come ad esempio tra gli Ndembu dello Zambia studiati da Victor Turner, i quali erano in competizione per mantenere l’influenza sia sui propri figli e sia su quelli delle sorelle.

L’antropologia culturale ha permesso di far luce sui sistemi di parentela e sull’organizzazione famigliare  in altri paesi, mettendo in luce come e quanto differiscono le strutture sociali, e senza che si possano stabilire primati, né giudizi.

I sistemi culturali forniscono dunque dei modelli grazie ai quali i “nuovi nati” si adattano e crescono, grazie ai quali gli adulti si orientano e condizionano il loro agire per consentire ad una vita comune di svilupparsi.

La cultura e le sue regole non sono dunque delle mappe fisse ma, così come la natura umana, sono in constante mutamento. E se oggi le società europee si sono evolute attorno a nuove realtà famigliare di fatto è giusto pensare che “nuove” regole comuni possano essere scritte.

 

 

Melissa Pignatelli 

Per approfondire:

Fotografia di Eric Lafforgue, Uomo alle Trobriand, in Portfolio Papua Islands, link qui. 

Ugo Fabietti, Elementi di Antropologia Culturale, Mondadori Università, 2004.

F. Remotti, Fare figli, con chi? Tra famiglie e antropo-poiesi, in ANUAC Volume II, Numero 2, Dicembre 2013. DOI: 10.7340/anuac2239-625X-103

Voce Parentela, a cura di Adam Kuper in Enciclopedia Treccani.it

 

 

Melissa Pignatelli

1 Comment

  1. Anonimo says

    LA CULTURA E’ VITA! E’ IL SOLE CHE ILLUMINA IL BUIO, LA CULTURA E’ .. CIBO PER L’ESSERE UMANO… IN CONTINUO MUTAMENTO. LA NATURA UMANA HA IL DIRITTO DI “PENSARE CHE NUOVE REGOLE POSSANO ESSERE SCRITTE!!!

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