Donne, Famiglia, Storia
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Il Modernismo di Peggy Guggenheim

La cena domenicale si svolgeva in un grande albergo della costa portoghese, a L’Estoril, dove Peggy Guggenheim si era rifugiata insieme a famiglia ed amici durante l’estate del 1941. Il vivace gruppo di persone comprendeva un pittore, uno scrittore, un ex-marito, bambini e personaggi vari che dipendevano da Peggy per avere un passaggio verso l’America: molti di loro, ebrei, fuggivano a causa dell’occupazione nazista della Francia.

Peggy svolgeva un ruolo essenziale per molte delle persone presenti attorno a lei in quell’estate del 1941. In maniera lasca e liberale coordinava attorno a se la vita degli espatriati in Portogallo, paese rimasto neutro durante la Seconda Guerra, aiutava ad ottenere lasciapassare e visti per gli Stati-Uniti. Nel 1941 pagò per l’affitto del clipper americano che portò in salvo i suoi amici, lei, Sindbad e Pegeen suoi figli, e Laurence Vail il suo ex-marito con la nuova moglie, Kay Boyle, che rimaneva con lui solo per avere il passaggio e raggiungere a New York il suo nuovo amante, il barone austriaco Joseph Franckestein.

Del gruppo eterogeneo faceva parte anche Max Ernst, seducente pittore tedesco, di cui Peggy si era innamorata nella primavera del 1941  a Marseille, rapita dal suo profondo sguardo azzurro; un’unione destinata a diventare matrimonio poi divorzio dopo qualche anno di vita newyorchese. Peggy quell’estate, preoccupata per l’improvvisa comparsa sulla costa portoghese di una ex fiamma di Max Ernst, Leonora Carrington, appunta nel suo diario il ricordo di un bagno di mezzanotte nuda, immersa nelle onde dell’Oceano, con Max che le urlava di tornare a riva.

“Max adorava il mio essere non convenzionale”, scrive nelle sue memorie.

A New York, anche su consiglio dell’amico Marcel Duchamp, Peggy apre una gallerie d’arte “Guggenheim Jeune” nella quale si ritrovano artisti, amici in cerca di un punto fermo, di un porto e di un acquirente. Tra questi ci sono Mark Rothko, Jackson Pollock, Samuel Beckett, KìJames Joyce e suo figlio, André Breton, Marc Chagall, molti dei quali aiutati da Peggy e dai suoi conti alla Banque de France ad ottenere lasciapassare per gli Stati-Uniti.

Peggy, quando inizia la sua carriera di mecenate, ha quarant’anni. Il suo motto era “acquistare un’opera al giorno” e così la sua collezione di futuristi, surrealisti ed artisti delle avanguardie dell’epoca inizia  a comporre quella straordinaria collezione che possiamo oggi ammirare anche a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni, dove visse dal 1950.

Non bellissima, e con un naso di un certo peso, Peggy Guggenheim ed il suo modo di radunare le persone intorno a se, con una concezione allargata della famiglia, dei valori e del modo di investire la considerevole fortuna della sua famiglia, prevalentemente industriali nel rame, può essere un modello al quale ispirarsi, per chi, come forse qualcuno che legge, fa ancora parte della generazione dei “giovani” quarantenni o quasi.

Melissa Pignatelli 

In fotografia:  Peggy Guggenheim di fronte al suo Palazzo Venier dei Leoni a Venezia (courtesy Peggy Guggenheim Collection Archives, Venice).

Articolo liberamente tradotto e composto da: Mary Dearborn, Mistress of Modernism. Peggy Guggenheim life story, Houghton Mifflin Company, 2004.

La mostra “Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim”  in preparazione a Firenze a Palazzo Strozzi sarà aperta la pubblico dal 19 Marzo al 24 Luglio 2016 (link per info qui), esporrà molti dei capolavori raccolti da Peggy e da suo zio Solomon, normalmente conservati a Venezia e New York.

Melissa Pignatelli

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