Poesia, Rifugiati
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“Si chiamava Moammed Sceab”

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Giuseppe Ungaretti, “In Memoria” di Moammed Sceab morto suicida nell’albergo di Rue des Carmes nel 1913; in Vita d’un uomo, Arnoldo Mondadori Editore, 1969. 

21 Marzo, Giornata mondiale della Poesia 2016, UNESCO.

Fotografia: Installazione di Alfredo JaarOne Million Finnish Passports, 1995/2014, printed matter, Collections, Museum of Contemporary Art Kiasma, © Photo: Petri Virtanen, Finnish National Gallery; per Tonight no poetry will serve, mostra 11 aprile – 7  settembre 2014, Kiasma, Helsinky.

La Redazione

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