Cultura, Digitale
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Cultura Digitale: L’Influenza di un Post

“Si è svolto ieri, 27 febbraio 2013 a Palazzo Strozzi, il workshop “I social media per la cultura. Una risorsa per la crescita”. Riportiamo un report di quest’evento, così carico di spunti di riflessione e di veri e propri insegnamenti per noi che stiamo ancora muovendo i primi passi nel mondo della social media communication”, così iniziava il post/resoconto del convegno pubblicato sul blog del Museo Archeologico di Venezia.

Il mio intervento è stato ben riassunto in questi termini “Melissa Pignatelli, blogger autrice de La Rivista Culturale, chiude il workshop con un discorso teorico illuminante e appassionato sul concetto di cultura nell’era del web 2.0: la cultura è un sapere da trasmettere e le nuove tecnologie sono un’infrastruttura da utilizzare per farlo circolare; blog e social media sono dunque strumenti ai quali adattare i contenuti di qualità. La Pignatelli spiega il perché di un blog culturale: per trasmettere le scienze sociali e umanistiche ad un pubblico di non specialisti. E qui fa una dichiarazione che mi trova d’accordo: gli Universitari, gli Accademici, devono diffondere la cultura, perché questo è lo scopo del fare ricerca. I social media sono un linguaggio che chi detiene la conoscenza deve imparare se vuole comunicare con le nuove generazioni, quei nativi digitali che ormai non guardano più la TV né leggono la carta stampata. Stiamo vivendo una rivoluzione culturale la cui portata sembrerebbe essere pari all’invenzione della stampa da parte di Gutemberg. Infine, sottolinea la Pignatelli, i social media hanno un effetto amplificatore, e spesso creatore, sul dibattito culturale e politico e pertanto, se proficuamente utilizzati, la cultura può essere inserita e mantenuta nel dibattito pubblico, in quanto essi si stanno ormai configurando come i luoghi dai quali passa oggi la formazione dell’opinione pubblica. (link all’articolo qui). 

Pubblicai un articolo di cui riporto per intero il contenuto di seguito, e sono molto contenta di constatare che oggi questi concetti – pionieristici tre anni fa –  sono oggi diventati parte del linguaggio delle istituzioni. Oggi ritroviamo questi concetti sia per il rapporto di Civita sui social media a Roma, il 30 marzo 2016, con l’intervento del Ministro Franceschini con hashtag #socialmuseums che trovate qui  sia per il progetto di creare una scuola a rete in DIgital CUltural HERitage: DiCultHer che trovate qui e riassunto ne “La Nostra Missione” così :

“Durante la depressione degli Anni Trenta ai giovani si chiese di costruire con pala e piccone le autostrade e i ponti: le infrastrutture per lo sviluppo dell’economia del ventesimo secolo. Per superare la crisi attuale ai giovani si chiede di costruire contenuti digitali a disposizione di tutti: le infrastrutture per lo sviluppo dell’economia del ventunesimo secolo.”

“Noi stiamo facendo nascere la scuola che li prepari a farlo” (DiCultHer.eu).

La prima Digital Cultural Heritage School, che si lancia con un discorso invero innovativo. In questi giorni inoltre si moltiplicano le iniziative per valorizzare il rapporto tra digitale/cultura e conoscenza e l’hashtag ufficiale  del gruppo di università, enti, associazioni che la promuovono è #SCUD2016: Settimana delle Culture Digitali.

Vista dunque l’influenza possibile di blog e social media in questo esempio, salvo non venire poi coinvolti per la creazioni di realtà innovative (anche solo come interlocutori), ritengo opportuno rimettere a disposizione del pubblico odierno un post de larivistaculturale.com tuttora online che riporto qui. Il post era scritto in una forma domanda e risposta per evidenziare l’efficacia possibile di blog e social media.

“Perché Usare i Social Media per la Cultura”

Perché usare social media in campo culturale?

Perché la cultura è un sapere da trasmettere. E le nuove tecnologie sono un’infrastruttura da utilizzare per farlo circolare. Ma anche perché blog e social media sono degli strumenti ai quali adattare contenuti ”di qualità”.

Che vantaggi ci possono essere?

Partecipare ad un dibattito pubblico che usa le nuove tecnologie. Si “esiste”, essendo presenti nel dialogo mediatico, si comunica la propria posizione, i propri interessi.

Che obiettivi si possono raggiungere?

La valorizzazione del proprio contenuto culturale attraverso la comunicazione. Perché la cultura in tutte le sue forme, contenuti e interessi può essere inserita e mantenuta nel dibattito pubblico grazie ai social media.

Che motivazione seria porta a scegliere questo tipo di comunicazione?

Perché la cultura al buio non rende.

Perché non usare altre forme di comunicazione pubblica?

Perché non tutti gli operatori culturali, specie operatori singoli, enti, musei, teatri, ONG fondazioni e Onlus possono permettersi di appoggiarsi ad uffici stampa o di stanziare fondi per le campagne pubblicitarie.

A chi si rivolge?

A tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della cultura, delle industrie creative o che sono interessati alla comunicazione del proprio brand o attività attraverso blog e social media, quindi ad altri liberi professionisti e operatori che vogliono acquisire nuove competenze, a Fondazioni, Enti, Musei, Teatri, ONG, associazioni, Onlus.

Quali sono i costi?

Molto contenuti rispetto ad altre forme di comunicazione pubblica – es. pubblicità – in quanto l’apertura di un blog/sito semplice e di un profilo social media è gratuita. Suggerirei di trovare una consulenza nella quale si acquisiscono le competenze per una gestione interna della comunicazione. Da un figlio, una figlia, un amico, un’amica, un cugino, una cugina, dai colleghi, parenti. Basta vederlo fare e praticare.

Copiate, incollate, taggate, circolate, emailate, stampate, sharate, twittate, instagrammate. Insomma passate parola.

La cultura ne ha bisogno.

L’unione fa la forza: impariamolo anche in Italiano.

 Melissa Pignatelli

cc-by-nd.

Articolo pubblicato su larivistaculturale.com il 4 Giugno 2013, link qui.

Melissa Pignatelli

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