Letteratura, Poesia
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Poesie che indicano il senso della vita, una pratica iraniana

Il “Diwan” di Hafez, è la raccolta di poesie del poeta persiano vissuto a Shiraz (Iran del Sud) nel ‘300. Autore complesso, mistico, letto dai Sufi e sempre attuale, Hafez e le sue poesie sono “consultate” dai ragazzi (e non) dell’Iran contemporaneo, da coloro che cercano un’indizio su un amore, un lavoro o un semplice conforto in una situazione difficile.

I giovani credono nel potere divinatorio delle sue poesie, e sperano, nell’aprire a caso il suo libro, di trovare il balsamo che curerà la loro anima o il verso che farà sperare il loro cuore. Questo modo di “consultare” Hafez è diventato una pratica corrente e vede la letteratura classica diventare parte della cultura popolare quotidiana, coinvolgendo persone di ogni genere, anche passanti per strada, ai quali gli ambulanti offrono poesie su foglietti a scelta, da tenere in tasca.

Questo Ghazal, il 298, mi è capitato qualche tempo fa lasciando il caso dell’algoritmo digitale fermarsi sul poema online: è un’ode che vede un posto sicuro (la casa), il vino dolce (nettare divino) e l’amicizia del cuore (fiducia in una persona vicina e cara), come unici antidoti all’ipocrisia, alla menzogna e al raggiro di coloro che danno a vedere un certo volto, celandone un’altro.

Perché sono le uniche cose, dice il poeta, che ci daranno rifugio dagli affari del mondo, vani, e dai ladri di vita, coloro che sprecano e spendono il nostro tempo.

 

Ghazal 298

“Secure place and sweet wine and tender friend
If only we could keep these three until the end.

The world and its affairs are all nothing, for naught.
A thousand times I have inquired of this trend.

Alas that until now I was so unaware
That alchemy of life is to befriend a friend.

Find a refuge and make the best of times
From the thieves of life, that our time waste and spend”.

“Repenting from the lips of the friend and the smiling cup
Is but a fantasy, a notion reason can’t defend.

Though I cannot ever touch your beautiful hair
On this vivid hope I can gladly depend”.

“The sweet dimple that adorns your chin, in depth,
A million deep thoughts can’t possibly transcend”.

“If my tears turn ruby color, say naught
the seal of your lips, with ruby blend.

Mockingly said, Hafiz, to your every whim I tend
To what depths of mockery must I stoop and descend?”

 

Melissa Pignatelli

Prova il potere divinatorio dei “Fāl” di Hāfez

La fonte del Ghazal nel testo è questa (testo persiano a fronte).

In fotografia, il soffitto a mosaico della tomba di Hafez a Shiraz, Iran. 

Scopri: Scarica il testo nella traslitterazione latina dal persiano, urdu e inglese (Scribd.).

 

Melissa Pignatelli

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