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Sotto l’ombrellone ? “La mia vita con Picasso”

“Dolcissimo, era dolcissimo” ricorda Françoise Gilot sull’inzio della sua relazione con Pablo Picasso nel libro di memorie scritto e pubblicato per la prima volta nel 1964 contro il volere del pittore; “mi guardava con attenzione, passando delicatamente la mano sul mio corpo, come fa uno sculture sopra la sua opera per accertarsi che le forme siano come lui le ha immaginate”.

Una storia che inizia in un Agosto parigino, nella Parigi occupata dai nazisti, nella quale lui, Pablo Picasso, spagnolo, “persona non grata” al regime di Franco ed  artista degenerato per i francesi collaborazionisti, regna al centro del suo studio di rue des Grands-Augustins, adulato e riverito dagli scrittori, pittori, filosofi  ammessi al suo cospetto (tra cui Sarte, Beauvoir, Malraux, Cocteau, Leiris, Eluard).

Tutto da quel giorno avrebbe assunto un significato particolare le diceva Pablo Picasso, ogni dettaglio della vita vissuta insieme avrebbe per sempre cambiato la vita dell’altro: il tempo andava preservato, custodito, quasi fermato, per prolungarne la bellezza della nascita. L’attrazione per Françoise Gilot, di quarant’anni più giovane di lui, nasce così con un impronta di  ricerca dell’assoluto, come per evadere dai resti della storia con Doria Maar.

“Non dobbiamo vederci troppo spesso”, le diceva “se le ali delle farfalle devono conservare il loro splendore non si devono toccare. Non dobbiamo sciupare ciò che porta luce in entrambe le nostre vite. Tutto il resto della mia vita mi opprime e impedisce alla luce di entrare. Questo nostro incontro è per me come una finestra che si apre. Desidero che resti aperta.”

Talmente intenso era il desiderio di Picasso per Françoise che ne ricercava l’eternità, e in un certo senso la possibilità di riproduzione dentro se stesso, per sempre. Così nella storia si alternano imperio e controllo, desiderio e possessione, violenza e passione: la vita di un amore che cresce e si trasfigura fino a quando i contorni pur sempre ri-creati e ri-cercati con nuove prospettive non riescono più ad essere contenuti nella stessa cornice.

E infine rimane un disegno, una traccia di vita dai colori accesi e dalle linee scure, a volte erte, che si impone su quello dell’uomo fino a riflettere l’unico dipinto che rimane: il tumulto vitale nel quale ognuno di noi rimane sempre osservatore e partecipante.

Melissa Pignatelli

In fotografia: Françoise Gilot e Pablo Picasso sulla spiaggia di Golfe-Juan nell’agosto del 1984,   © Robert Capa ©International Center of Photography/Contasto.

Fonte e link all’acquisto (anche per e-book) Françoise Gilot, Carlton Lake, La mia vita con Picasso, Donzelli Editore, 2016.

Melissa Pignatelli

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