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Il Referendum aggiorna la Costituzione. Storia e ragioni di una riforma

Sì o no. Vi è come una sproporzione, una dismisura, tra il grado di complessità dei temi su cui i cittadini saranno chiamati a esprimersi nel prossimo referendum sulla riforma costituzionale e il carattere secco, perentorio, della risposta che dovranno dare.

C’è il rischio che si diffonda un sentimento di ritrosia e di impotenza; o che si insinui tra i cittadini chiamati alle urne un’attitudine di conservazione, determinata dalla paura di un nuovo che non si riesce a dominare, di cui risulta difficile valutare il senso, lo spessore, la direzione; o d’altro canto che si impongano una serie di motivazioni estranee al merito dei cambiamenti proposti, di argomenti più contingenti, più legati alla fase specifica della lotta politica: come se le regole di funzionamento di una democrazia complessa potessero essere valutate pensando solo agli effetti immediati e secondari; come se non vi fosse – in molti gangli del nostro ordinamento – un problema di stentato funzionamento, di cattivo rendimento, di dispendio di risorse e di energie. Come se non esistesse una difficoltà storica, che il sistema democratico del nostro paese esprime ormai da decenni, nel dispiegare e far vivere al meglio quei valori costitutivi, quegli orientamenti civili che sono il vero – straordinario – patrimonio condiviso, rappresentato dalla prima parte della nostra Carta costituzionale.

Si impone, allora, uno sforzo nella direzione della chiarezza, della pacatezza, della argomentazione. Non sono i fondamenti e i valori della Costituzione ad essere chiamati in causa con la riforma in questione, anche se già solo questa prima affermazione può apparire come una notizia, nella concitazione della discussione in atto. È bene ricordarlo in via preliminare: i primi 54 articoli del testo costituzionale vigente, quelli relativi ai Principi fondamentali e alla Parte prima, «Diritti e doveri dei cittadini», non vengono minimamente toccati dalla riforma.

È la Parte seconda, quella relativa all’«Ordinamento della Repubblica», ad essere al centro della questione. È su questo punto che il compromesso costituzionale realizzato settant’anni or sono dai padri costituenti, inevitabilmente condizionato da preoccupazioni legate a quella fase storica, si è poi rivelato via via foriero di instabilità, di difficoltà, di contraddizioni che rischiano di mettere il sistema in condizioni di stallo. La controprova sta in un’asserzione su cui pressoché tutti – persino i più accaniti avversari della riforma – concordano: qualora l’esito del refe- rendum dovesse confermare l’ordinamento vigente, si dovrebbe di corsa provvedere a predisporre una nuova riforma. Dunque, un aggiornamento del nostro ordinamento è necessario, esattamente al fine di garantire una piena attuazione dei principi e dei valori di cui sopra, su una linea di piena continuità con lo spirito della Costituzione del 1948.

Un aggiornamento, non un cambiamento: qui le parole pesano. E qui, naturalmente, si apre la discussione giacché è questo, propriamente, l’oggetto del contendere. È del sistema di aggiornamenti proposti che siamo chiamati a giudicare: vale a dire di quella – forzatamente intricata e complessa – rete di equilibri di rappresentanza e di governo che costituisce la grammatica di una democrazia.

Da qui le domande essenziali che stanno alla base di questo libro. Su quali punti effettivamente interviene la riforma che il Parlamento ha approvato? Cosa rimane invece saldamente immutato? E qual è lo spirito complessivo, il senso dei cambiamenti proposti? Quali le garanzie? Quali i miglioramenti auspicati? Quali gli squilibri da temere?

Vi è poi un ultimo punto, forse ancora più intricato e insidioso: qual è il rapporto da istituire tra la riforma costituzionale, le disposizioni attuative che dovrebbero seguirne, e la legislazione «ordinaria», quella che già esiste e quella che si dovrebbe armonizzare con il nuovo ordina- mento? Non può sfuggire infatti che la maggior parte delle critiche alla riforma… non riguardano propriamente la riforma, ma fanno riferimento al cosiddetto «combinato disposto» con altre leggi, specie con quelle elettorali. Per quel che è possibile, è opportuno tenere comunque distinti i piani, considerando che le leggi ordinarie sono per l’appunto più facili da modificare, mentre la nostra storia recente ci ha mostrato con inoppugnabile evidenza quanto sia faticoso e complicato realizzare un meccanismo di condivisione che porti entrambi i rami del Parlamento a concordare su un testo di riforma costituzionale.

Su tutta questa materia così complessa e – ripetiamolo pure, con Norberto Bobbio – così difficile, abbiamo deciso di intervenire con questo libro, che nasce da un’esplicita committenza editoriale. Abbiamo pensato di affidare il compito a due mani esperte: quella di uno storico e quella di un giurista. Non alla ricerca di una terzietà intellettuale, che per fortuna non può esistere. Ma nel tentativo di declinare a modo nostro quella funzione di editore «civile» cui da sempre abbiamo voluto ispirare il nostro lavoro.

L’intento del libro è di fornire argomenti su cui riflettere. Di aiutare a soppesare responsabilmente le ragioni, i percorsi, i compromessi; i meriti che nella riforma vi sono, e anche le contraddizioni e i difetti che pure non mancano: insomma, di costruire una guida ragionata – ancorché dichiaratamente non ostile – ai cambiamenti ipotizzati. Una guida che alla fine aiuti in ogni caso a scegliere nell’unica maniera in cui si può, in un frangente democratico così complesso per il nostro paese: secondo un principio di responsabilità.

Carmine Donzelli

 © 2016 Donzelli editore. Testo pubblicato per gentile concessione della Donzelli Editore; compare in apertura del libro Aggiornare la Costituzione di Guido Crainz e Carlo Fusaro, Donzelli Editore, Roma,  2016.

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Immagine: Una bandiera dell’Italia cucita dai bagnini del Bagno Giovanni in occasione dei Mondiali di Calcio-Italia ’90 (Versilia, 2016).

(Quest’articolo  è stato pubblicato per la prima volta il 13 Agosto 2016, poi rilanciato senza cambiamenti al testo il 22 Agosto 2016 e il 15 Settembre 2016 con una nuova fotografia).

Carmine Donzelli

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