Arte, Mostre
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Ai Wei Wei: Libero. La solidarietà di un artista (e di una città).

Firenze si ingaggia contro l’indifferenza e la chiusura che sembrano caratterizzare molto dell’approccio europeo ai drammi umani consumati a poche ore dai nostri centri di vita: Firenze si schiera nettamente per la solidarietà.

Ai Wei Wei Libero è una mostra che fa riflettere sulla necessità di trovare nuove cornici per parlare del mondo contemporaneo; e non a caso l’installazione sulle facciate di Palazzo Strozzi si intitola “Reframe”_ Rinquadrare.

A Palazzo Strozzi infatti, nel cuore del centro storico della città Rinascimentale, si ergono ventidue gommoni arancioni come stendardi stentorei a portare la voce di coloro che, pur in condizioni di estremo bisogno, vengono civilmente rifiutati grazie ad una illogica equazione tra chi cerca riparo a chi genera guerriglie.

La libertà invocata da Ai Wei Wei è quella di parola, di espressione, di comprensione e forse anche di compassione. Perché come in uno dei suoi Weiweismi, ovvero commenti-aforismi, basati sulla sua esperienza in Cina,

“Una terra che rifiuta la verità, che si barrica contro il cambiamento e che non ha spirito di libertà è senza speranza”.

Anche il Sindaco di Firenze, nel presentare la mostra suggerisce di “costruire quelle relazioni umane che ci permettono di comprendere ed accogliere le tragedie di questo momento”. E con una presa di posizione suggestiva per la portata anche spirituale che sottende, Dario Nardella dice: “Non si può tornare al razzismo e all’indifferenza. La colpa ci tornerebbe indietro“.

E’ un messaggio complesso quello di Ai Wei Wei, che va oltre ogni ogni interpretazione strumentale, dando vita ad un lavoro di notevole impatto che va inquadrato come un appello a quel principio di solidarietà che per molti anni durante le guerre avvicinava chi cercava riparo e chi lo poteva offrire.

E’ dunque con una certa dose di rispetto per il coraggio della decisione che va letta l’installazione dei ben 22 gommoni arancioni sulle facciate di uno dei principali palazzi storici, sulla via principale del consumo di lusso di una città storica e di grande turismo come Firenze.

Coraggio di chi ha scelto l’artista, appoggiato le sue decisioni e trovato le risorse per realizzarle: un curatore, un museo, una città, dei soci fondatori, una banca.

Perché, come dice bene Wei Wei:

“Il mondo non cambia se non ci si carica in spalla il fardello della responsabilità”.

Melissa Pignatelli

Ai Wei Wei, Weiweismi, Giulio Einaudi Editore. Link  qui.

In copertina: Ritratto del Curatore e Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino e Ai Weiwei sul Loggiato di Palazzo Strozzi. (Foto di Alessandro Moggi).

Reframe_Palazzo Strozzi: Reframe/Nuova cornice, 2016, PVC, policarbonato, gomma, cm 650 x 325 x 75 ciascuno (22 gommoni di salvataggio). Courtesy Ai Weiwei Studio

La mostra “Ai Wei Wei Libero” è a Firenze a Palazzo Strozzi fino al 22 Gennaio 2017. Info qui 

Nota biografica:

Ai Weiwei nasce a Pechino nel 1957. Nel 1958 suo padre, il poeta Ai Qing, ritenuto un estremista politico, è costretto a lasciare la città alla volta di Beidahuang Heilongjiang, nella Cina nord-orientale, e poco dopo nella zona desertica dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale. Dopo la morte di Mao Zedong nel 1976, Ai Qing è riabilitato e la famiglia può trasferirsi di nuovo a Pechino. Qui Ai Weiwei si iscrive alla Beijing Film Academy ed è uno dei fondatori del collettivo artistico “Stars”. Nel 1983 si trasferisce a New York, dove rimarrà fino al 1993, frequentando la Parsons School of Design, e dove scopre le opere di Marcel Duchamp e Andy Warhol. Nel 1993 torna in Cina per accudire il padre malato e contribuisce alla fondazione della comunità di artisti d’avanguardia dell’East Village di Pechino. Nel 1997 è co-fondatore dell’Archivio delle arti cinesi (CAAW), uno dei primi spazi artistici indipendenti del paese. Nel 1999 inizia ad occuparsi di architettura progettando la propria casa studio a Caochangdi, nella zona nord-est di Pechino. Nel 2003 fonda il suo studio, il FAKE Design e nel 2008, insieme agli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, progetta lo Stadio Nazionale di Pechino, il cosiddetto “ Bird’s Nest”. Nel 2007 partecipa a documenta 12, portando a Kassel 1001 cittadini cinesi come parte del progetto Fairytale. Nel 2010 ricopre il pavimento della Turbine Hall della Tate Modern con 100 milioni di semi di girasole in porcellana. Nel 2012 è stato insignito del Premio Vaclav Havel for Creative Dissent dalla Human Rights Foundation e nel 2015, per le sue azioni a sostegno della difesa dei diritti umani, ha ricevuto da Amnesty International il riconoscimento di Ambassador of Conscience. Recentemente è stato protagonista di grandi mostre a livello planetario come Andy Warhol | Ai Weiwei alla National Gallery of Victoria di Melbourne, la personale alla Royal Academy of Arts di Londra, Ai Weiwei@Helsinki al Museo d’Arte di Helsinki, Evidence al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Ai Weiwei: According to What? Al Hirshhorn Museum di Washington D.C.

Melissa Pignatelli

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