Filosofia, Immigrazione
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Che cos’è l’etno-nazionalismo e perché è pericoloso

L’etnonazionalismo, neologismo entrato nel lessico italiano attraverso articoli scritti sui quotidiani nazionali tra il 1995 e il 2000, è definito dalla Treccani come “nazionalismo etnico, che fa proprie e rivendica le tradizioni di un gruppo etnico, di un popolo”. La Treccani, per ovvi motivi, non rammenta che, l’essere cittadini – nel senso storico legato alla Rivoluzione Francese – prescinde i particolarismi, amplia ed unifica il senso di appartenenza delle persone che convivono in uno stesso territorio grazie agli ideali di fratellanza e uguaglianza.

La pericolosità delle rivendicazioni politiche su basi di “identità” costruite ad-hoc per centrare obiettivi elettorali, preoccupa oggi più che mai in quanto siamo testimoni di una risalita degli estremismi che, nella storia recente europea, non hanno avuto esiti particolarmente democratici.

Ad esempio, nella costruzione del discorso politico di campagna elettorale del candidato repubblicano americano, le discriminazioni di genere, razziali e etniche di cui sono stati bersaglio gruppi di persone di coloritura epidermica differente da quella del candidato stesso, sono segnali di un discorso più ampio nel quale si tenta forse di costruire un’identità etnonazionalista che poco ha a che vedere con la storia dei cittadini americani.

Habermas, nel 1998 si domandava “quando, e in che misura, le popolazioni moderne comprendono se stesse come una nazione di appartenenti etnici piuttosto che come una nazione di cittadini ?” Perché in effetti “questa doppia codificazione riguarda la dimensione della chiusura o, al contrario, della inclusione, e si osserva che “la coscienza nazionale oscilla oggi, in maniera caratteristica, tra un allargamento dell’inclusione e un rinnovamento della chiusura”. 

Se oggi viviamo questa oscillazione tra l’inclusione di nuove identità, di migranti ad esempio, ed il rifiuto di esse, non possiamo non cercare di fare un passo indietro per tentare di cogliere il quadro più ampio nel quale si stanno giocando partite decisive.

Perché “una volta che una politica di “rinnovamento della chiusura” abbia conquistato la maggioranza del corpo elettorale, non è più plausibile che il costituzionalismo riesca ancora a mobilitare con successo le sue virtù trasformative delle modalità di convivenza. Anzi, una volta comprese le istanze di inclusività fra “i lussi che il Paese non può permettersi”, il costituzionalismo rischia di tradursi in opzione politica contro corrente” (Pinelli, 2012).

“L’esclusione indiscriminata dal processo politico, che impedisce anche agli immigrati più radicati nel Paese di trovare nei circuiti rappresentativi una canalizzazione delle proprie diversità culturali, li sospinge a tornare all‟indietro nel tempo, a ricercare nella cultura originaria le matrici esclusive della loro identità. Nello stesso tempo, rende possibile la tentazione del potere politico di sfruttare a fini di consenso l‟eventuale disagio dei cittadini-elettori nei confronti delle comunità di immigrati.” (Pinelli, 2012).

Ecco dunque che nelle sfide dell’epoca contemporanea si potrebbero ritrovare dei fili conduttori di discorsi razzisti che hanno caratterizzato la crescita e l’ascesa delle dittature nella nostra storia recente; motivi per i quali furono firmati accordi, trattati e create realtà sovrannazionali che potessero garantire il contenimento delle possibilità di successo dei totalitarismi.

Perché per mantenere la libertà, la giustizia e la pace come li abbiamo conosciuti, e come fondamenti cardine delle nostre società, è necessario il “riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, uguali ed inalienabili”, in quanto “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell‟uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell‟umanità”.

Melissa Pignatelli 

In Fotografia: Installazione di Mona Hatoum, Dormiente, 2008, mild steel
10 5/8 x 90 1/2 x 39 3/8 in/27 x 230 x 100 cm, Fotografia © Alexander and Bonin,  Londra.

Fonti:

Jurgen Habermas, L’inclusione dell‟altro. Studi di teoria politica, Feltrinelli, Milano, 1998, pp.142-143

Cesare Pinelli, Società Multiculturale e Stato Costituzionale,  in “www.dirittifondamentali.it” N. 1/2012 del 15/01/2012  ISSN 2240-9823,  leggere l’articolo qui. 

Leggi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Organizzazione delle Nazioni Unite – Diritti Umani.

Articolo già pubblicato il 6 Marzo 2016 alle ore 10.00.

Melissa Pignatelli

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