Arte, Cultura
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Allora siamo artisti anche noi? La mostra di Keith Haring a Milano

La retrospettiva su Keith Haring in mostra a Palazzo Reale a Milano fino al 18 Giugno 2017 è imperdibile per la bellezza primigenia e per la potenza delle opere esposte nonché per un vasto numero di ragioni che si sveleranno naturalmente al visitatore lungo il ben curato percorso espositivo che si articola in sei sezioni tematiche, toccando Umanesimo, Archetipi, Immaginario Fantastico, Etnografismo, Moderno/Postmoderno e Performance.

Keith Haring si è dedicato in modo gioioso, febbrile e totale alla propria vocazione di artista e di profeta, non certo dominato da individualismo o da cupide manie di celebrità, ma al contrario facendo leva su ciò che ha ricevuto in dono dai “padri” che sono esistiti prima di lui e decidendo di cogliere questi doni fin da bambino. Dal padre biologico ha ereditato l’amore per il fumetto e per il disegno; da tutti gli altri artisti che hanno messo piede sulla faccia della terra fin dalla preistoria ha ereditato l’insaziabile sete di conoscenza e di esplorazione della vicenda umana che sono fondamentali a qualunque grande artista.

Questa energia iniziale, unita ad una curiosità vivacissima e all’umile e infaticabile lavoro quotidiano gli hanno permesso di forgiare il proprio lavoro in un momento fondamentale per New York – e per la storia dell’arte mondiale – e di modellarsi sempre più ad anello di un’infinita catena di cui la storia dell’arte è composta e di cui tutti siamo potenziali eredi e successori.

La lucida consapevolezza della responsabilità derivante dall’appartenere a questa genealogia artistica ha accompagnato Keith Haring costantemente durante i due lustri della sua sfolgorante carriera, illuminando i suoi già luminosissimi colori di una luce emotiva e intellettuale potentissima.

L’esposizione di Palazzo Reale offre anche un caso-studio lampante sul modo in cui tutti noi tendiamo ad assorbire, perlopiù solo a livello inconscio e certamente in maniera del tutto parziale, segni e simboli fondamentali alla nostra evoluzione personale che ci giungono costantemente e in tutta la loro purezza da molto lontano – attraverso le immagini costantemente in evoluzione che ci circondano – ma che molto spesso risultano banalmente camuffati – confezionati ironicamente in una patina lucida o riprodotti in una stampa seriale per diventar adorabili gadget o souvenir – diventando così più ambigui e meno utilizzabili.

Un altro merito di questa mostra è la chiarezza con cui e stata curata, la semplicità con cui vengono affiancate alle opere di Keith Haring quelle originali o riprodotte degli artisti con cui si e confrontato – infiniti anonimi e poi Leonardo, Michelangelo, Dubuffet, Picasso, Chagall, per citarne solo alcuni – nonché la costante presenza dell’esperienza “testuale” – la LINEA che diventa simbolo narrante all’interno dell’opera stessa di Haring o che resta pura didascalia nei testi con cui il curatore ha accompagnato ciascuna sala.

Tutto concorre a svelare il miracolo compiuto da quest’artista e sembra quasi invitare lo spettatore a volerne compiere un’altro. In fondo, chi non si è mai fatto ispirare dai brulicanti omini da fumetto americano o colori pop ed elegantemente combinati delle opere di Keith Haring campeggiare su qualche poster, su una maglietta o su un magnete da attaccare al frigorifero?

Magari abbiamo anche in mente qualche foto in cui l’artista stesso è ritratto – giovane, dinoccolato e irresistibilmente sospeso tra una timida e ispirata serietà e un esibizionismo sexy e sbrindellato come le sue sneakers – intento a disegnare graffiti in qualche stazione della metropolitana.

Sembra tutto cosi semplice…

Forse qualcuno si ricorda anche l’altare bronzeo patinato d’oro bianco che illumina le scure navate della chiesa di Saint Eustache a Parigi, riempiendole di speranza, altare al cui centro campeggia un bambino irradiante luce proprio nel momento culminante della sua esistenza, il momento in cui sa di essere venuto al mondo per il tempo breve di una giornata sola, cruciale e faticosissima, ma commuovente al punto da divenire salvifica per il resto dell’umanità.

Allora siamo pronti anche noi a diventare artisti e a cambiare il mondo mentre impariamo a capirlo e a decifrarlo?

Luca De Gaetano

Immagine: Keith Haring, Untitled, 1986, Olio e acrilico su tela, 2438 x 2438 cm, Collezione Emmanelle e Jérôme de Noirmont, Parigi, Keith Haring © Keith Haring Foundation

Luca De Gaetano

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