Arte, Cultura
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L’agire dell’arte: mettiamo l’antropologia di Alfred Gell dentro Half a House

Cos’a c’è dietro il potere dell’arte? Alfred Gell, lasciando da parte la consueta interpretazione estetica, elabora una particolare teoria di antropologia dell’arte che mette l’enfasi sull’agire sociale come obiettivo ultimo dei costrutti artistici. La performance Half a House, visibile e visitabile in questi giorni dalle 16.00 a Fabbrica Europa, si ispira al lavoro dell’architetto cileno Alejandro Aravena che, dopo il terremoto e lo tsunami del 2010 in Cile, ha progettato delle case a metà che potessero essere terminate dagli stessi abitanti a seconda dei loro bisogni e del loro gusto.

Nella sua analisi Art and Anthropology pubblicato postumo nel 1998 da Oxford University Press, Gell suggeriva di pensare all’arte come a un corpo d’intenzioni complesse che mediano l’agire sociale. Gell esplora la psicologia dei pattern e delle percezioni, dell’arte e della personalità: tutti elementi che ritroviamo nei temi proposti nei 5 giorni di Half a House e declinati in ospitalità, fragilità, permeabilità, agire e intimità con i quali gli artisti Pétur Armannsson, Brogan Davison, Leonardo Delogu, Sonia Gomèz e Gosie Vervloessem articolano la loro visione performativa dell’ambiente domestico nel quale ci coinvolgono.

La creazione, la rimodulazione e l’assetto dell’insediamento di cartone e legno generano diversi interrogativi e tematiche su cui riflettere legate alle nozioni di casa, comunità, spazio pubblico/privato, intimità e condivisione, dando vita a un’installazione artistica visitabile nei momenti di apertura della casa al pubblico.  La performance diventa dunque un’investigazione artistica realizzata collettivamente attraverso un format di coabitazione, basato sulla fusione tra attività quotidiane, momenti di riflessione, workshop, esperienze, performance alle quali ogni giorno gli spettatori sono attesi per  partecipare, osservare, analizzare. I partecipanti fissi (curatori, artisti, teorici, operatori) condividono esperienze, idee, spazio lavorativo e quotidianità e, attraverso l’apertura al pubblico, danno vita ad una casa effimera e dinamica.

In questo modo Half a House esplora la nozione di co-creazione dello spazio, non completamente modellato e chiuso, e intende sovvertire il valore negativo spesso associato alla nozione di non finito nel paradigma e nella visione neo-liberista. Così come i disastri in Cile hanno condotto a un nuovo modello domestico di adattamento, Half a House è una reazione alle transizioni che stanno avvenendo oggi nel settore artistico, e intende sostituire le gerarchie esistenti con uno spazio sperimentale che crei condizioni alternative per relazioni significative.

In questo setting  la proposta di Gell di vedere l’azione possibile di un costrutto artistico innescata grazie all’interpretazione fattane dal fruitore è non solo chiara ma spinta oltre in quanto lo spettattore, l’artista e il produttore sono coinvolti nel medesimo processo creativo. Quello che si osserva nei 5 giorni dentro Half a House è dunque un farsi delle cose all’interno le quali tutti sono coinvolti in una presa di coscienza comune. L’azione dell’arte è resa possibile dallo spazio stesso della rappresentazione, in un modo che vuole indurre tutti i partecipanti a riflettere sulle idee e sulle relazioni che si creano sulla scena comune.

Half a House ripropone dunque la lente di un modello domestico di adattamento per riflettere ed esplorare nuove vie di funzionamento della società attraverso scelte artistiche precise. L’agenzia dei corpi, delle idee rappresentate e delle relazioni costruiscono in maniera organizzata un laboratorio di pensieri possibili, in un ambiente scevro da suddivisioni e vissuti preesistenti.

Half a House è quindi un invito a investigare a cosa somiglierebbe la pratica artistica se, in tempi di pressione, non indirizzassimo tutta la nostra energia nel costruire muri: cosa accade se lasciamo la casa a metà e ci prendiamo del tempo per riflettere e ristrutturare, esplorare nuove vie di funzionamento, permettendo alle correnti e al vento di passare attraverso le finestre? Piuttosto che ricostruire pareti, Half a House propone un rinnovamento attraverso la condivisione delle pratiche e delle idee, dello spazio lavorativo e della vita quotidiana tra diversi attori all’interno e all’esterno del settore artistico (curatori, programmatori, artisti, teorici, scienziati, attivisti, lavoratori sociali) e attraverso una serie di interrogativi: Come si può essere produttivi e fragili allo stesso tempo? Può l’apertura essere una forza e una possibilità per navigare in momenti di cambiamenti drastici? Possono la collaborazione, la co-creazione e la condivisione essere un modello per la nostra relazione di lavoro?

E’ dunque in questo senso che si può trasportare la riflessione di Gell sull’agire dell’arte: non solo una raffigurazione statico-estetica, ma l’arte come motore di riflessione critica sulla società ed i suoi meccanismi, che vuole generare sia altri pensieri che altri scenari.

Melissa Pignatelli

Alfred Gell insegnava Antropologia alla London School of Economics. E’ scomparso all’età di 51 anni nel 1997. Art and Agency, an anthropological theory, Oxford Univeristy Press, 1998 rimane un’eredità intellettuale storica molto stimolante.

Half a House è una co-produzione realizzata grazie al progetto N.O.W.

Half a House è ideato da Sonia Gómez, Leonardo Delogu, Brogan Davison, Gosie Vervloessem e Pétur Ármannsson, i partner della rete N.O.W. e dieci artisti selezionati attraverso un bando Fabio Ciararvella, Claudio Beorchia, Margherita Isola, Greta Francolini, Anna Marocco, Justin Randolph Thompson, Laura Perrone, Giula Dellavalle, Elisa Decet, Chiara Orefice. Tutti coabitano all’interno durante la durata della perfromance, includendo cosi la fisicità all’esperienza intellettuale.

 Il progetto triennale N.O.W (2014-2017) – coordinato da Extrapole (Parigi), in collaborazione con 7 partner europei tra cui Fondazione Fabbrica Europa e cofinanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea – vuole creare le basi per un polo di competenze transnazionali. Partendo da una pratica comune a tutti i partner (l’accompagnamento di progetti artistici e loro diffusione) N.O.W. intende intraprendere un percorso di ricerca sperimentale. Il partenariato mira anche a diventare una rete di collaborazione reciproca e professionale duratura basata su principi di un’economia contributiva (cooperazione, condivisione, tecnologie dell’informazione).

Partner: Extrapole (FR); Fabbrica Europa (IT); Indisciplinarte (IT); Latitudes Contemporaines (FR); Lókal (IS); Mom / Elvivero (ES); Trafó (HU); Wp Zimmer (BE)

I partecipanti hanno costruito collettivamente il loro insediamento nel terzo piano dell’edificio Ex Fabbri, Piazzale delle Cascine, creando con del cartone gli spazi privati e gli spazi di condivisione sotto la guida dell’artista Naomi Kerkhove. L’arredamento degli spazi è progettato e realizzato dall’artista del legno Mael Veisse.

Ogni giorno a partire dalle 16.00 Half a House diventa infatti uno spazio aperto: i questi momenti, i partecipanti interagiscono con il pubblico attraverso giochi, esplorazioni, esperienze, spettacoli, dibattiti, assumendo il ruolo di ospiti che aprono il loro spazio agli incontri accidentali e offrono al pubblico l’esperienza di Half a House plasmata ciascun giorno dalle tematiche che la abitano insieme a un simbolico e conviviale aperitivo. L’apertura di Half a House è un pacchetto da scartare che comprende una fase esplorativa dello spazio e di partecipazione alle attività, l’incontro con un esperto invitato a interagire sul tema proposto e una presentazione degli artisti ideatori. In Half a House niente è programmabile, ma nasce dallo studio quotidiano e da incontri fortuiti che avvengo all’interno e attraverso le sue pareti.

Tutti i giorni alle 17.30 un esperto bussa alla porta di Half a House (Knocking at the door) ed è chiamato a discutere e confrontarsi sui temi portati a galla dalla casa a metà. L’ospite e relatore determina così un’interazione tra arte e altre discipline, dalla geobiologia all’antropologia passando per la storia dell’architettura, creando nuovi contenuti che modellano l’assetto e lo scambio di pratiche all’interno della casa. Ogni esperto è stato appositamente scelto per la sua connessione con il contesto di emergenza in cui Aravena ha creato le sue unità abitative, ed è associato a uno dei cinque artisti N.O.W. Ogni coppia (artista ed esperto) determina gli argomenti quotidiani del calendario di Half a House mettendo in connessione le pratiche e condividendole con i partecipanti e il pubblico nello sviluppo e nella costruzione dell’ambiente di una casa a metà.

Alle 18.30 l’aperitivo preparato dagli abitanti della casa completa l’atmosfera conviviale che accoglie il pubblico e introduce la performance dei 5 artisti ideatori prevista tutti i giorni alle 19.30.

https://www.facebook.com/events/1097313277080593/

Appuntamenti del weekend 13-14 Maggio 2017:

Sabato 13 maggio il microcosmo di batteri, piante e organismi diventerà il protagonista per riflettere sulle diverse interconnessioni e i modelli di relazione che vanno oltre le gerarchie. Alle 16 la casa diventerà uno spazio aperto ai bambini che vorranno esplorarne architetture e forme, sperimentando l’uso del cartone per realizzare oggetti e piccole costruzioni sotto la guida dell’artsta Naomi Kerkhove. Ospite del Knocking at the door alle 17.30, sarà lo storico dell’architettura RICHARD INGERSOLL specializzato in ecologia e agricoltura urbana per la riqualificazione del paesaggio. Alle 19.30 Recipes for disaster, la presentazione di Gosie Vervloessem, performer belga che porta in scena i disastri ambientali sperimentando con le reazioni chimiche di batteri e organismi nell’arte culinaria.


Domenica 14 maggio, riflette sulla vulnerabilità, dalle membrane del corpo all’esposizione emotiva, sulla fragilità del confine tra pubblico e privato ai giorni nostri. Ospite del Knocking at the door alle 17.30 è l’antropologo ANDREA STAID, autore del libro “Abitare illegale”, un’etnografia del vivere ai margini in Occidente. Half a House si conclude alle 19.30 con The Brogan Davison Show, “assolo domestico” ideato dal drammaturgo islandese Petur Ármannsson e dalla danzatrice inglese Brogan Davison. Una performance pensata per un pubblico di amici, conoscenti, familiari invitati a trascorrere una serata conviviale in un ambiente domestico, che valica i confini tra teatro, coreografia, commedia e vita reale.

Card progetto Half a House: 5 ingressi 10€  (INFO: nowhalfahouse@gmail.com)

Progetto Now: Silvia Giordano  silvia.giordano.sg@gmail.com    nowhalfahouse@gmail.com

INFO: Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee

Borgo Albizi 15, 50122 Firenze, Italia    Tel +39 055 2480515 / 2638480 – www.fabbricaeuropa.net

Melissa Pignatelli

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