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Leggere Hāfez a Teheran, una pratica poetica comune

Il “Diwan” di Hāfez è titolo della raccolta di poesie del poeta persiano vissuto a Shiraz, Iran del Sud, nel ‘300. Autore complesso e mistico, il divino poeta e le sue poesie sono oggetto di un particolare rituale, comunemente praticato, che si può paragonare in qualche modo alla lettura dell’oroscopo, quella che più o meno apertamente facciamo tutti.

In un mondo che pare dare risalto sempre e solo alle diversità e divergenze, è interessante invece portare l’attenzione su quelle piccole abitudini culturali capaci di farci sentire simili e vicini.

Specie oggi, all’indomani del voto che rinnova il mandato di Hassan Rohani, un presidente moderato anche se (costituzionalmente) senza molti poteri, gli iraniani confermano la capacità di credere nel dialogo, di essere riflessivi, di portare avanti speranze di vita migliore così comuni a molte nazioni.

Chissà quante volte, a Teheran, è stato chiesto consiglio a Hāfez in questo periodo primaverile. Però immaginerei che non fosse tanto la politica al centro delle domande quanto le questioni di cuore, che molto appassionano gli iraniani.

La pratica della lettura del Fāl consiste prima di tutto nel credere nel potere divinatorio delle  poesie di Hāfez, poi nel ringraziare la sua anima e quindi nell’aprire a caso il suo libro.

La pagina sulla quale si posano gli occhi di chi legge contiene le risposte alle domande poste a mente, segretamente, o almeno non a voce alta, in maniera che gli amici non sappiano “esattamente” chi sta veramente a cuore.

Hāfez però non è sempre chiaro, non ha sempre voglia di spiegare tutto e i suoi versi presentano talmente tanti strati di significati possibili che le letture non finiscono mai: gli amici e le amiche trovano sempre mille modi di far dire al poeta cose diverse, pungenti, divertenti o confortanti a seconda dei momenti.

Cosi nella scrittura mistica di Hāfez le persone cercano un segno, un’indicazione, che si svela nelle rime delle poesie trasformandosi in balsamo per le anime tormentate, speranze per i cuori in affanno, allegria per tutti coloro in cammino.

Come tutte le arti divinatorie sono sempre guardate dubbiosamente dai credenti, ma questo non impedisce a nessuno di leggere Hāfez, di condividere con lui i dubbi e di cercare nelle sue parole le indicazioni che ogni bivio e passaggio nella vita pongono ad ognuno.

Con l’avvento di internet la pratica è passata online ed è cliccando un link che raccoglie tutte le singole poesie del poeta che compare il “Fāl” con i particolari consigli di Hāfez.

Provando ora compare il Ghazal 298: è un’ode che vede un posto sicuro (la casa), il vino dolce (nettare divino) e l’amicizia del cuore (fiducia in una persona vicina e cara), come unici antidoti all’ipocrisia, alla menzogna e al raggiro di coloro che danno a vedere un certo volto, celandone un’altro.

Perché sono le uniche cose, dice il poeta, che ci daranno rifugio dai vani affari del mondo, e da coloro che sprecano e spendono il nostro tempo, i “ladri di vita”.

 

Ghazal 298

“Secure place and sweet wine and tender friend
If only we could keep these three until the end.

The world and its affairs are all nothing, for naught.
A thousand times I have inquired of this trend.

Alas that until now I was so unaware
That alchemy of life is to befriend a friend.

Find a refuge and make the best of times
From the thieves of life, that our time waste and spend”.

“Repenting from the lips of the friend and the smiling cup
Is but a fantasy, a notion reason can’t defend.

Though I cannot ever touch your beautiful hair
On this vivid hope I can gladly depend”.

“The sweet dimple that adorns your chin, in depth,
A million deep thoughts can’t possibly transcend”.

“If my tears turn ruby color, say naught
the seal of your lips, with ruby blend.

Mockingly said, Hafiz, to your every whim I tend
To what depths of mockery must I stoop and descend?”

Melissa Pignatelli

Prova il potere divinatorio dei “Fāl” di Hāfez (in inglese).

La fonte del Ghazal nel testo è questa (testo persiano a fronte).

In fotografia, il soffitto a mosaico della tomba di Hafez a Shiraz, fonte qui. 

 

Melissa Pignatelli

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