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Medio Oriente, l’analisi storico-antropologica di Ugo Fabietti

“Questo non è un libro di geopolitica sulla situazione mediorientale e, per essere precisi, neppure un libro sull’islam come tale”, così Ugo Fabietti, recentemente scomparso, introduceva il suo brillante saggio Medio Oriente. uno Sguardo antropologico (Raffaello Cortina, 2014) proponendosi di comporre  “un libro di antropologia che prende come oggetto un’area dai confini incerti e contestati – il Medio Oriente – allo scopo di proporre una lettura – antropologica – di alcune caratteristiche culturali e sociali delle comunità che in quest’area vivono da millenni”.

In linea con la disciplina antropologica che si propone di riportare l’attenzione sulle prospettive di coloro di cui tratta in prima persona, il Fabietti ha cercato di costruire una riflessione storica “entro i limiti della pura ragione,  con lo scopo preciso di di comprendere le diversità nei loro propri termini e non applicando in maniera spontanea e ingenua le nostre categorie di comprensione della differenza”.

Il Fabietti, antropologo che conosceva il campo in questione per averci effettuato ricerche (in particolare in Baluchistan, una regione a cavallo tra l’Iran e il Pakistan e nella penisola Arabica), preoccupato dai toni ideologici ed esasperati che iniziarono ad occupare il campo mediatico a seguito dell’ 11 Settembre 2011, della “guerra al terrorismo” e delle “guerre giuste” ha riportato  l’attenzione sulla rappresentazione di una regione sulla quale “se volevamo delle verità fatte in casa avremmo dovuto restarcene a casa”.

E prosegue così nella Prefazione: “quante volte leggiamo sui giornali,  sentiamo dire per strada o alla televisione che il mondo dell’islam è medievale, retrogrado, tribale? Le metafore non sono solo modi eleganti del parlare, ma atti linguistici attraverso cui noi “costruiamo” delle realtà. È proprio contro questa abitudine banale, la quale consiste nel vedere il mondo secondo i parametri più scontati – le nostre categorie interpretative, il “già noto” – che l’antropologia è nata e cresciuta, facendoci cogliere le somiglianze là dove sembrerebbero esistere solo le differenze, e facendoci vedere allo stesso tempo le differenze proprio dove invece sembravano regnare solo le somiglianze”.

La stessa espressione Medio Oriente, una realtà geografica costruita a tavolino su logiche ed interessi a seguito della Prima Guerra Mondiale, è un’invenzione linguistica dall’uso ed origine incerta “che include un’area “troppo ampia ed estremamente composita, che va dal Marocco, a ovest, fino alle regioni iraniche del Pakistan, a est, e dalla Turchia, a nord, fino al Corno d’Africa, a sud”. L’unico aspetto valido di quest’espressione consiste nell’essere “passe-partout, che ha il vantaggio di non focalizzarsi su qualcosa di eccessivamente circostanziato come potrebbe essere, invece, il caso di mondo arabo o Islam”.

Il libro del Fabietti è poi organizzato come un viaggio nel quale l’autore, con grazia e leggerezza, guida gentilmente anche il lettore più inesperto di Medio Oriente, portandolo attraverso le regioni storiche della Terrasanta, ricordandogli come si è storicamente sviluppato il gusto dell’esotico e dell’Orientalismo, spiegandogli i mosaici di culture, le donne e l’onore, la costruzione fluttuante delle identità; raccontandogli come i fondamentalisti combinano storia, politica e religione, ripercorrendo la natura delle relazioni sociali e lo spazio della parentela, e ricordandogli infine l’importanza della discendenza, infilandoli così solidamente in quel complicato caleidoscopio tribale sul quale si innesta un modello segmentario che è la realtà del quotidiano mediorientale.

Il merito della ricostruzione storica del Fabietti sta anche nel tracciare tutte quelle sottili linee di parentela tribale che ricostruiscono gli interessi dell’Arabia Saudita  che, custode dei sacri luoghi del pellegrinaggio islamico, ha elaborato anche una particolare concezione dell’Islam che si intreccia con i discorsi del terrorismo di matrice globale in un intrico invero complesso da dipanare.

Un libro, dunque, che sembra essere oggi fondamentale per capire il quadro generale che fa da sfondo alle violente rivalità in atto in Medio Oriente e che forse, risvegliando quel pensiero critico di matrice europea, può riportare ordine in una situazione nella quale è necessario rimettere la testa.

La Redazione 

Ugo Fabietti, Medio Oriente. Uno sguardo antropologico, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

Fotografia: Istanbul, stazione di Haydarpaşa, Bernardo Rricci Armani, 2010, photographingaround.me 

La Redazione

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