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5 film e qualche lettura per capire il Mali

Dapprima grande impero medievale, il Malì di oggi è un paese diviso: a nord le sue antiche città, Gao, Timbuctu, i primi centri di studi e di diffusione del sapere, sono controllate da gruppi radicali musulmani. A sud, oltre il fiume Niger vi è un paese depauperato. Duramente colpito dalle misure economiche internazionali e, successivamente, dalla forte instabilità, il governo nazionale è oggi assistito da una missione permanente delle Nazioni Unite, MINUSMA, il cui compito è l’unificazione e la stabilizzazione del paese.

Dal novembre del 2012, i Touareg a nord, dopo aver tentato di rendersi indipendenti dalla capitale, sono stati soppiantati dagli Ansar ad-Din (i difensori della fede) e dal Gruppo per l’unicità di Dio e il jihad in Africa Occidentale (MUJAO). Due movimenti radicali che nel tempo si sono modificati, associati, affiliati ad altri, trasformandosi negli al-Morabitun e che oggi portano avanti gli attentati nel sud del paese.

Ciononostante il Malì è da lungo tempo luogo di interesse, tanto per gli storici dell’Africa, proprio in virtù delle sue antiche scuole e biblioteche, quanto per gli antropologi e gli etnografi. In Malì si incrociano numerose etnie, la cui interazione ha dato vita ad una complessa rete di tradizioni.

Lo studio della complessità maliana ha prodotto un’ampia produzione letteraria, ma anche un’interessante filmografia. Ecco dunque una selezione dei film più interessanti da guardare per comprendere la storia maliana attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta e studiata.

  •  Sigui 1967-1973, Invenzione della Parola e della Morte (1981), realizzato da Jean Rouch (padre del cinema etnografico) in collaborazione con Germaine Dieterlen, racconta i riti delle danze dei Dogon del Bandiagara (Malì) che ogni sessanta anni commemorano l’invenzione della parola e della morte.
  • Un fleuve humain/The river where we live (2006) di Sylvain L’Espérance racconta la vita di coloro che vivono al ritmo del fiume Niger. L’enorme corso d’acqua si dirama nelle piane del Sahel formando, oltre le sue rive, un intreccio di canali, stagni, laghi e isole. I commercianti, i pescatori, gli artigiani sono il pennello del regista nel disegnare il profilo umano del Niger.
  • Bamako (2006) di Abderrahmane Sissako è invece un documentario a metà tra la finzione e la realtà. Il film racconta le vite dei personaggi che ruotano intorno ad un vero-finto processo che vede al banco degli imputati la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, colpevoli di non aver adempiuto alla loro fuzione originale: la protezione dell’umanità. Risultano di particolare impatto, a posteriori, i monologhi degli avvocati coinvolti nel processo.
  • Timbouctou (2014), dello stesso regista, è invece il racconto dell’occupazione della città da parte delle forze dell’Ansar ad-Dine. Al centro della storia vi è la tensione tra l’ideale religioso dei militanti radicali e la sua traduzione nel reale, necessariamente deviante a causa della complessità oggettiva di conformare componenti sociali diversi a canoni politici e religiosi imposti. Il film si presenta come una critica, non solo dei paradossi intrinseci dell’occupazione dei militanti ma anche dello sguardo degli occidentali spesso troppo distratto.
  • The Mission (2016) di Robert Oey è la storia di Joost de Wolf un colonnello delle forze speciali olandesi che nel 2014 è nominato vice-comandante della missione MINUSMA. L’operazione di peacekeeping viene raccontata in prima persona dal comandante, catapultato in una realtà senza ordine e apparentemente senza alcuna pace da proteggere. Il film racconta non solo le difficoltà nel porre un termine alla violenza tanto latente quanto esplosiva, ma anche nell’imporre una nuova volontà politica, che risulta essere assente proprio nei funzionari governativi sia locali che stranieri.

Infine per approfondire alcune delle questioni trattate, rimandiamo ai report dell’International Crisis Group (fonte disponibile in inglese e francese) per le ramificazioni dei gruppi terroristici del Sahel. Per un quadro geopolitico sul modo in cui gli sconvolgimenti in Malì si riflettono sugli interessi nordafricani consigliamo questo articolo di archivio di Alberto Negri per il Sole24Ore del 2013.

Per approfondire invece lo studio antropologico dei Dogon, rappresentati nel film di Jean Rouch, consigliamo la lettura di Il dio d’acqua (Bollati Boringhieri, 2002) di Marcel Griaule. In una serie di incontri con Ogotemmeli, avvenuti a partire dal 1946, Griaule spiega e racconta la complessità, tutt’altro che primitiva, della cosmologia e della religione dei Dogon.

La trasformazione di questo sistema complesso a contatto con la modernità e il turismo viene invece raccontato da Marco Aime in Diario Dogon (Bollati-Boringhieri, 2000), un diario nel quale emerge anche tutta la forza della natura del Mali e della falaise di Bandiagara.

La Redazione

In copertina: The Great Mosque of Djenné by Ralf Steinberger, Djenné, Regione di Mopti, Malì, 16 aprile 2009, CC by 2.0 it, non sono state apportate modifiche.

Fotografia: Tuaregs at Desert festival, Timbuktu, Mali, Gina Gleeson , CC by 2.0.

La Redazione

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