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Le fiabe africane di Nelson Mandela

Il corvo, la lepre, la luna piena, il capo serpente e le parole dolci come il miele sono questi alcuni dei protagonisti di cui narrano le gesta i cantastorie Ashanti, racconti orali che si sono tramandati nei secoli, che Nelson Mandela ha selezionato e che ora possiamo leggere nel libro Le mie fiabe africane (Donzelli Editore, 2016).

I racconti provengono dalle tradizioni e dalle culture Khoi, San, Zulu, Xhosa del Sud Africa ma anche dagli altri paesi come il Botswana, Lesotho, Namibia, Zambia, Zimbabwe e Malawi. Qualcuna arriva da più lontano dalla Nigeria o dal Marocco.  I personaggi che si ritrovano nelle varie fiabe divengono i punti di contatto tra le tradizioni folkloristiche di etnie diverse, che in alcuni casi condividono una storia comune.

«Una storia è una storia e ognuno di noi la può raccontare secondo la propria immaginazione», dice Nelson Mandela che, circa sedici anni fa, ha deciso di raccogliere trenta tra le sue fiabe africane preferite, di fermarne il viaggio dalla loro originale versione dei cantastorie oltre i confini geografici e temporali per farle entrare nel patrimonio della cultura scritta.

Come in un grande gioco di telefono senza fili, le storie si sono tramandate oralmente, si sono arricchite e adattate, hanno viaggiato a lungo, da bocca a orecchio. Nei loro lunghi viaggi  si sono intrecciate, mescolate, incorporate, i personaggi sono saltati dall’una all’altra influenzandosi a vicenda.

A questi racconti, raccolti e trasformati da Mandela, viene data ancora una volta la possibilità di viaggiare e andare oltre i confini, di giungere fino in Europa in modo che non solo i bambini africani ma tutti, compresi gli adulti, possano sentire ancora quella voce saggia, ricca di insegnamenti, della tradizione  africana dei cantastorie.

Ogni lettore potrà così ritrovare un po’ del suo panorama fantastico di bambino, e ogni bambino potrà conoscere la narrazione più antica delle sue  radici umane.

La Redazione

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