Antropologia, Cultura
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Che cos’è una frontiera?

Davanti alla constatazione del fatto che le frontiere, sia quelle terrestri che quelle marine, sono sempre più teatro di scontri, discussioni politiche, occasione di rimessa in questione dei trattati internazionali, ci sembra opportuno riflettere su un concetto molto più complesso e poroso della semplice linea di demarcazione o confine.

Riproponiamo dunque una definizione emersa nel campo dell’antropologia culturale attorno alla quale bisognerebbe prendere il tempo per pensare, o ripensare, che cosa intendiamo per frontiera, soprattutto in ambito internazionale e sovranazionale.

Frontiera : I primi studi sulla frontiera, di impostazione storiografica, mettono l’accento sulla dimensione geografico-politica. La frontiera viene considerata come il limite massimo di espansione di uno Stato o di un Impero, l’area dove si arresta il movimento di conquista del centro. F. J. Turner (1920) elabora in riferimento alla storia americana e alla conquista del West la nozione di frontiera mobile, un limite continuamente proiettato in avanti verso la colonizzazione di nuove terre. Trasformata in mito, la “frontiera” ebbe un ruolo fondamentale nel processo di costruzione dell’identità nazionale americana. Simboli dello spirito d’intraprendenza americano, gli eventi e le attività di frontiera influenzarono e modellarono l’intera società, costituendo un principio di coesione per uomini e gruppi assai diversi tra loro.

Sempre privilegiando il punto di vista territorial-politico e occupandosi prevalentemente del mondo cinese, Lattimore (1962) sottolinea la natura sociale della frontiera: essa nasce quando una comunità occupa un territorio e dipende quindi  dall’organizzazione degli uomini in società e dalle relazioni tra queste ultime. La consapevolezza di appartenere a un gruppo distinto da altri è alla base delle delineazione di frontiere. Con questa affermazione Lattimore si avvicina al significato più strettamente antropologico del termine, rivelando la sua parentela con la nozione di confine etnico e con la prospettiva che considera la pluralità delle identità culturali all’interno di un contesto sociale e che (ponendo l’accento sulle frontiere sociali locali piuttosto che sulla frontiera geografica periferica) sottolinea la molteplicità dei confini etnici, linguistici, religiosi, sociali che attraversano le comunità umane al loro interno (Barth 1983).

A dimostrazione di come queste due prospettive non si escludano reciprocamente, alcuni lavori recenti elaborano concetti e analisi che in modi diversi propongono una fusione degli approcci precedenti. Riprendendo le considerazioni di Lattimore sulle caratteristiche  dei popoli di frontiera, Pastner (1979) evidenzia come  l’incontro  di due società diversamente organizzate determini l’emergenza di caratteristiche socioculturali sempre locali e particolari. Collegando la nozione turneriana di frontiera mobile alla problematica etnica, Kopytoff (1987) afferma che nel continente africano movimenti e migrazioni ripetuti alla periferia delle società hanno determinato un processo di continua ridefinizione e una situazione di fluidità delle identità etniche.

La Redazione

Fonte: Dizionario di Antropologia, Ugo Fabietti e Francesco Remotti (a cura di), Zanichelli, 2001

In fotografia: Libertà condizionata, Eugenio, 2007 (CC by-nc-sa 2.0)

 

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