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Tracce italiane e letture sull’Asmara, capitale eritrea

Asmara, la “piccola Roma” della “colonia primigenia”, concentra nella sua architettura tutta l’innovazione dello stile modernista e razionalista degli anni 1920-1930: un’eredità monumentale per la capitale eritrea che, dall’ 8 Luglio 2017, fa parte del patrimonio culturale protetto dall’UNESCO;  l’Asmara è la prima tra le città dell’Africa orientale ad entrare nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. Negli ultimi settant’anni non è stato fatto quasi nessun cambiamento, fatta eccezione per un’incuria del tempo dovuta alla mancanza di risorse. Un percorso durato dieci anni verso un futuro che, da quando gli italiani sono partiti, non è ancora arrivato.

La presenza italiana nel Corno d’Africa risale al 1860 circa ma l’Eritrea divenne colonia italiana solo nel 1936, con la creazione dell’Impero dell’Africa Orientale Italiana. Nel progetto originario, Asmara doveva essere la capitale dell’Impero, per questo Mussolini favorì la sperimentazione architettonica come proiezione esteriore della forza del governo coloniale.

La capitale eritrea divenne dunque un cantiere per quel movimento artistico del Modernismo e del Razionalismo che non avrebbe trovato così tanto spazio negli ambienti conservatori italiani o europei. Furono soprattutto gli architetti e gli urbanisti ad essere attirati, ma anche convogliati, nella città per dare vita alla nuova immagine dell’Italia e farne risuonare l’eco in tutta l”Africa Orientale. Fu così dunque che, architetti come Guido Ferrazza e Giuseppe Pettazzi arrivarono Eritrea per renderla monumentale. Il primo progettò e realizzò il Mercato e il Palazzo delle Poste.

Giuseppe Petazzi invece realizzò l’officina della Fiat “Tagliero”. Inizialmente pensato per essere un edificio funzionale divenne con l’intervento di Petazzi uno dei più futuristi di tutta Asmara: la torre centrale e le ali laterali, non strutturalmente supportate e quindi sospese in aria, dovevano ricordare la forma di un aereo.

Ad accompagnare il nuovo stile si possono citare anche il Cinema Impero e il Cinema Odeon, gli edifici religiosi e tutti i palazzi del potere, come la residenza del Governatore, la sede del Governo, il Comando delle Truppe, simboli non tanto del nuovo gusto estetico quanto invece espressione della nuova forza politica che si proponevano di rappresentare.

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Quando l’avventura coloniale terminò nel 1941 in conseguenza della caduta del Fascismo e la sconfitta nella Seconda Guerra mondiale, l’Eritrea fu posta sotto il controllo della Gran Bretagna, interessata più alla sua costa e alla sua posizione strategica nel Mar Rosso che ai suoi altipiani, invisi invece dall’Etiopia. Il rapporto con quest’ultima si è tradotto in una lunga lotta per l’indipendenza conclusasi solo nel 1991 con la riconquista di Asmara. Il conflitto ha incredibilmente risparmiato la capitale eritrea conservandone tutte le sue innovazioni architettoniche.

Per una descrizione attuale del contesto geopolitico e delle scommesse dell’Eritrea suggeriamo questo articolo di Gianni Perrelli comparso su L’Espresso.

Per approfondire le fasi della costruzione coloniale di Asmara e avere un punto di vista alternativo sulla vita degli italiani nella città vi suggeriamo le seguenti letture:

In inglese sono inoltre disponibili due fonti di approfondimento del progetto architettonico coloniale italiano:

La Redazione 

In fotografia: Farmacia Centrale, Asmara, Andrea Moroni, 2014, CC by-nc-nd 2.0

La Redazione

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