Cultura, Letteratura, Libri, Storie d'Altri
Leave a comment

Lo scherno, una pratica tipica italiana

L’Italiano, mentre sfoggia un rapporto conformistico, per non dire opportunistico con il potere, cova e rilascia un comportamento sarcastico, corredato da un’ampia pratica del disprezzo: questo uno dei tratti culturali tipici (antropologici) degli abitanti del Belpaese.

In Sberleffi di Campanile (Olschki Editore, 2015) Giancarlo Schizzerotto ricostruisce la storia dell’arte dello scherno come pratica costante della nostra penisola animando, da almeno un millennio, gli spiriti delle genti aggregate in vario modo nell’italico territorio (comuni, signorie, regioni, associazioni, enti, partiti, corporazioni, ecc.), e descrive così:

“L’incapacità dell’Italiano per una politica che abbia una base etica e un fine costruttivo risulta ancor meglio se si osserva che in fondo egli diffida del potere politico e se ne ride delle manifestazioni esterne. Egli sotto la maschera del conformismo (e quella, più necessaria, dell’opportunismo), disprezza profondamente le parate del potere politico. Per l’anima del vero italiano tutto ciò che è estraneo alla famiglia, ai costumi seri, dignitosi, è da lui profondamente disprezzato”.

Ricostruendo l’uso e la pratica dello scherno come modalità di relazione, specie riguardo il potere politico, Schizzerotto fissa una cornice interessante all’interno della quale dipinge un italiano fondamentalmente poco costruttivo. Facendo sue le parole dalle quali partì Fabio Cusin  nel 1945 ritrae l’italiano come “asociale, indifferente, né conservatore né rivoluzionario, sempre più fazioso, perché i rancori fraterni non si dimenticano mai: ecco l’Italiano”.

“I romani beffeggiarono per secoli i variopinti soldati del papa, e i napoletani trassero materia d’umorismo dall’esercito di Franceschiello, le cui artiglieri gli valsero soltanto il soprannome di «re bomba». Del resto, tanto è il bisogno di mediocrità che perfino i vestiti di rigore e di etichetta, come pure i costumi speciali che si indossano per esercitazione fisiche – da cavallo, da escursione, da sci – vestiti che talvolta assumono un po’ di colore di veste rituale per l’iniziato, sono istintivamente sprezzati dall’anima popolare e da quelli che sono materialmente o psicologicamente oppressi. In genere l’italiano medio, che usa un certo tipo di vestiario, stenta a modificarlo anche se risulta scomodo per attendere ad un determinato movimento fisico”.

Il disegno di un’italiano un po’ impacciato nei suoi vestiti, nei quali si costringe per apparire come pensa che gli altri si attendono che lui appaia, ma che poi, costretto,  sfoga ciò che non regge dalle imposizioni con la battuta, la satira, il sarcasmo, il disprezzo, lo screditare, le macchine del fango e oggi anche le «bufale».

Nella sua analisi Schizzerotto non omette di suggerire che di contro, questi segni di atteggiamento passivo, hanno dei lati che li portano verso posizioni pacifiste, tolleranti: in questo sottolinea “lo spirito di sopportazione dell’italiano medio verso il potere, anche il più iniquo, la sua parsimonia, la generosità, l’assenza di qualsiasi razzismo di fondo, la tendenza al risparmio”.

Risorse dunque che sono nel patrimonio psicologico-culturale degli italiani e che lo contraddistinguono a livello internazionale per una certa moderazione (se si pensa alle rivoluzioni francesi o bolscevica).

Ora l’interrogativo è chiaro:

“alle nostre spalle la storia con il suo carico di eredità culturale; di fronte a noi il presente, ricco di non minori brutalità, inganni e malafede, che ci confrontano con un dilemma, una strana alternativa: per quanto tempo ancora saremo condannati, o disposti, a ripeterli, a reiterarli, pur essendo in condizioni di riconoscerli? E infine: smettendo di praticarli verrà meno il tratto più distintivo dell’essere italiani, e nascerà un italiano nuovo?”

Belle domande.

Melissa Pignatelli

Vai al libro: Giancarlo Schizzerotto, Sberleffi di Campanile, per una storia culturale dello scherno come elemento dell’identità nazionale dal Medioevo ai giorni nostri, Leo Olschki Editore, 2015.

Per approfondire: Paolo Santarcangeli, Homo Ridens, Estetica, filologia, psicologia, storia del comico, Leo Olschki Editore, 1989.

Fotografia del Festival dell’Umorismo, della Comicità e della Satira di Livorno “Il Senso del Ridicolo” in programma dal 22 al 24 Settembre 2017, info e programma qui.

Melissa Pignatelli

Rispondi