Cultura, Sociologia, Storia
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La globalizzazione e la nuova identità dei musulmani

L’Islam si è trasferito definitivamente a ovest e non è avvenuta alcuna conversione di massa. Ripartendo dalle conclusioni del suo precedente saggio, Il fallimento dell’Islam politico, Olivier Roy si interroga sul nuovo modo di interpretare la religione e la propria identità islamica, in assenza di un progetto politico e con l’apertura delle comunità alla globalizzazione.

Nel saggio Global Muslim, le radici occidentali del nuovo Islam (Feltrinelli, 2002) Roy tenendo sempre al centro la globalizzazione, ne analizza le conseguenze a livello sociale mettendo in relazione le comunità musulmane che si sono aperte, che si sono riappropriate della religione, e quelle che invece si sono progressivamente chiuse in un’interpretazione sempre più radicale. Gli islamisti hanno reinventato la propria identità radicandola nella pratica stretta della fede ed epurandola da tutte le innovazioni legate alla modernità.

In un continuo dialogo con la religione, la maggior parte dei credenti vive l’occidentalizzazione con serenità. Si assiste da un lato alla religiosità come realizzazione di sé: una riappropriazione di marcatori religiosi (come il velo o la barba) con il conseguente abbandono di quelli linguistici o culturali. Dall’altro la paura dell’assimilazione a fronte di un mondo sempre più globale provoca un atteggiamento difensivo, di chiusura, un ripiegamento su caratteri identitari religiosi nella ricerca dell’imposizione di una nuova universalità, che non esita al contempo ad ignorare o escludere alcuni aspetti della cultura araba e musulmana di appartenenza.

Proprio in questa ricerca di universalità risiede il progetto degli islamisti. Non è la creazione di un modello positivo, ma di un sistema incardinato su una stretta e severa interpretazione della religione, in costante contrasto per acquisire la supremazia sul potere politico e che deve fare i conti con la conseguenza primaria della globalizzazione, ovvero la deterritorializzazione della religione.

La presenza di seconde, e terze, generazioni nei Paesi occidentali contribuisce ad allentare i legami con le culture di origine. Ad essa si devono anche aggiungere i figli della stessa globalizzazione: gli studenti universitari, gli specialisti e coloro che hanno usufruito dell’indebolimento delle frontiere. Con questo spostamento hanno modificato e ridefinito i confini della comunità musulmana. Della stessa transnazionalità si avvalgono, però, anche le reti fondamentaliste.

La rapidità del cambiamento, sia individuale che comunitario, spinge continuamente l’ambiente tradizionale musulmano ad interrogarsi sul proprio ruolo, sul proprio rapporto con la modernità globale, sui propri confini che non sono più quelli mediorientali (anche se i principali centri del sapere religioso vi permangono). Ma anche sulla propria identità che non è quindi più quella dei musulmani globali ma nemmeno quella, all’estremo opposto, dei fondamentalisti.

Anche se ormai risale al decennio passato, l’analisi di Roy resta uno strumento utile per comprendere come l’apertura globale abbia rimesso in discussione l’identità religiosa di una determinata regione che si è ritrovata priva di confini definiti e stretta tra la spinta verso la modernità sociale e la ridefinizione dell’apparato statale. Il dualismo degli islamisti, in qualche modo paradossale, per come descritto da Roy, tra il rifiuto della modernità, come assioma delle interpretazioni più radicali della religione, e l’uso dei suoi strumenti, come internet, per ricostruire una Comunità virtuale non assimilata al mondo globale, si mantiene una lente utile attraverso cui interpretare la contemporaneità.

Barbara Palla

Olivier Roy, Global Muslim, le radici occidentali del nuovo Islam, Feltirnelli, 2002

Un’analisi più attuale per appronfondire il tema delle seconde generazioni e dell’allontanamento dalla cultura di orgine, leggere questo articolo.

Fotografia di Bernardo Ricci Armani, Sultan Qaboos Grand Mosque, Muscat, Photographingaround.me

Barbara Palla

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