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Vasilis Kypraios, memorie di Patmos nell’arte contemporanea greca

Le memorie di Patmos che Vasilis Kypraios, pittore greco contemporaneo, imprime attraverso un caleidoscopio di colori sulle tele che compongono la traccia del suo passaggio sull’isola (dove San Giovanni scrisse l’Apocalisse) intrecciano un complesso mosaico di significati. La sua pittura si contraddistingue sia per degli elementi di disegno classico, sia per una composizione basata sull’uso klimtiano del colore, sia per un’astrazione pollockiana della forma iniziale. La sovrapposizione di più livelli tecnici permette alla composizione finale di avere un respiro piuttosto particolare.

Le isole, i contorni femminili, le rocce, i rami di corallo, i profili, le piante che compongono gli elementi concreti della pittura di Kypraios sfumano in rossi profondi, blu cobalto, marroni intenso, gialli brillanti, arancioni profondi che sembrano distaccarsi come bolle evanescenti dalle forme originarie.

I colori si mescolano in brusche apoteosi, interruzioni di ritmo e flussi per finire lontano dai contorni dando luogo a nuove, inaspettate, dimensioni. Le raffigurazioni, i profili femminili, le rocce, gli organi, le costruzioni si stemperano nei raggi di colore e nei punti che si disseminano sulla superficie dipinta.

I piccoli punti, le linee e ombre compongono lo strato finale dell’opera ne cambiano la prospettiva e ne mettono in discussione i suoi radicamenti. In modo costante, i nudi, le rocce, le forme dell’isola e le sue memorie svaniscono in favore di una generale imposizione della luce sul colore.

Nella lettura che si propone del lavoro di Vaisilis Kypraios si può leggere un tentativo del pittore di comprendere e rappresentare la condizione umana nelle sue varie manifestazioni: il luogo, la forma ed il pensiero.

La dimensione immateriale dell’esistenza appare nella giustapposizione del concreto e dell’astratto che si rintraccia nell’estensione della pittura puntiforme sovrapposta a quella più classica: questa stratificazione tra materia ed astrazione è di gran lunga l’elemento più interessante della pittura di Kypraios.

Il movimento verso una dimensione esterna a quella della raffigurazione può essere letta come lo sforzo umano di liberarsi da una condizione materica, simile allo sforzo che si sente nei Prigioni di Michelangelo, ma destinata a sfociare nell’astrazione. Forse nel caso specifico di Kypraios lo sforzo evolve verso un certo misticismo: la dimensione contenuta dei lavori su carta, tela e legno suggerisce una certa leggerezza e circoscrizione degli eventi che, tutto sommato riescono ad essere tenuti a distanza e gestiti razionalmente. La condizione umana non incombe come nelle sculture michelangiolesche perché la raffigurazione materica finisce in una composizione contenuta e positiva di forme e colori.

L’astrazione, dunque, dona nuova e completa vita alla forma sottostante. E così come il misticismo e la metafisica contribuiscono all’espressione finale della vita, così nei lavori di Kypraios l’astrazione diventa la condizione che da ultima coesiste con quella materica, come una sorta di compagna necessaria all’oggettività bidimensionale.

Il risultato finale è l’apparizione di una dimensione completamente astratta del lavoro che segue il movimento della composizione ultima del colore, ovvero la luce.

La luce, bianca, cruda, soave e spiralica, si sovrappone alle forme in un movimento piramidale nel quale è la sola risultante.

Misticamente composti quasi come l’isola che raccontano, i quadri diffondono così una forza luminosa che risulta essere la forma più permanente della forza pittorica di Vasilis Kypraios.

Melissa Pignatelli 

Vasilis Kypraios, memories of Patmos la mostra personale si svolge a Patmos, Dodecanneso, nella Vecchia Scuola fino al 25 Settembre 2017. Maggiori informazioni in greco si trovano qui ore. Si ringraziano Foivos Kypraios e Anastasia Pilitsidi per i permessi di riproduzione delle opere e l’assistenza.

A Patmos, San Giovanni ha scritto l’Apocalisse ed è un’isola importante per il potente monastero bizantino risalente all’XI° secolo che, da Hora, sovrasta l’isola.

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“Questa mostra è dedicata all’isola di Patmos.

Il mio rapporto con Patmos è profondo e irregolare. D’altra parte come potrebbe essere diverso?

Hora – un labirinto a forma di anello che avvolge il Monastero – è stato il mio luogo di residenza per anni.

Questo paesino simile ad un mandala bianco si rivela, come un anello mistico di findanzamento, che Patmos offre di volta in volta a molte ombre leggere che adorano questo fuoco fiammeggiante, anche se non ne sono consapevoli.

La relazione con l’isola di Patmos è talvolta difficile e ambivalente. Tuttavia, per coloro che hanno un forte rapporto con l’isola, che lo attendono o lo aspirano, è possibile che questa “chiamata” – direi, diventi una fonte inesauribile di ispirazione e creatività.”

Vasilis Kypraios, Patmos, Giugno 2017

 

Melissa Pignatelli

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