Antropologia, Cultura
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Sono 100 anni dalla nascita di Jean Rouch, padre del cinéma-vérité

Jean Rouch (1917 – 2004) è stato un etnologo francese pioniere nell’uso della telecamera per raccontare la forza delle cose “come accadono nella realtà”: è nato cosi il cinéma-verité, dal quale ha preso forma il film etnografico ed il documentario per il racconto dell’alterità. In più di cento documentari Rouch ha fornito una rappresentazione visiva dei rituali, della quotidianità e della vita delle popolazioni da lui studiate, in particolare i Songhay del Niger, Malì e Ghana, così come i Dogon del Sigui (Malì). L’Institut Français di Firenze, in collaborazione con il Festival dei Popoli – di cui Rouch fece parte della giuria nella 1° edizione nel 1959 – organizza una giornata di omaggio con la proiezione di due suoi film tra i più significativi. Le proiezioni si terranno il giorno mercoledì 18 ottobre 2017, presso il cinema La Compagnia, via C. Cavour, 50, a partire dalle 18.00.

Il film etnografico risale in realtà alle origini del cinema stesso, numerosi antropologi sfruttarono anche questa nuova tecnologia per documentare parte dei propri studi. Si hanno infatti dei filmati dell’inizio del ‘900 che ritraggono alcuni riti particolari di popolazioni lontane. Tra questi i documentari sugli Inuit della Baia di Hudson (R. Flaherty, 1922) o i riti dei Kwakiutl  (costa nord occidentale degli Stati uniti) ripresi da F. Boas nel 1930.

Jean Rouch però riuscì, grazie alle innovazioni in campo cinematografico, a sviluppare un vero e proprio linguaggio di rappresentazione visiva in stretto rapporto con la realtà etnografica. La sua grande produzione di documentari, nonché attività di teorizzazione e promozione sia del film etnografico che dell’antropologia visiva, ha ispirato numerosi altri antropologi ma anche i registi francesi della Nouvelle Vague, sedotti dal suo particolare cinéma-vérité.

Rouch è stato insignito di numerosi riconoscimenti cinematografici, tra cui la nomina a Direttore della Cinémathèque Française di Parigi dal 1986 e al 1991. I film in programma per mercoledì 18 ottobre, intendono mostrare i due lati della sua tecnica e produzione etnografica.

  • Alle 18.00 : Chronique d’un éte (1960), diretto insieme ad Edgar Morin è espressione di quel cinéma-vérité in cui vengono ripresi uomini e donne di diverse età nel tentativo dare una rappresentazione visiva di un argomento particolare. Durate l’estate del 1960, Rouch e Morin indagano infatti sulla vita dei parigini alla ricerca dei fondamenti della felicità, tra poesia e trivialità della quotidianità. L’assenza di una sceneggiatura o di attori professionisti avvicina lo spettatore alla verità cinematografica.

 

  • Alle 20.00: Moi, un noir (1957) espressione invece del suo lavoro antropologico e etnografico. Rouch segue e intervista alcuni residenti nigerini di un quartiere popolare di Abidjan (Costa d’Avorio) che si trovano spaesati, confrontati con la modernità della capitale, ancora sconosciuta nelle loro comunità d’origine.

La Redazione

Jean Rouch e Edgarin Morin sono stati membri della prima giuria del Festival dei Popoli nel 1959.

I film saranno proiettati presso la sede dell’Insitut Français de Florence in Piazza Ognissanti, 2 a Firenze.

La proiezione è gratuita per i possessori della «Carte de Membre» dell’Istituto, maggiori informazioni sui biglietti e il programma sono disponibili a questo indirizzo.

Fotografia: Jean Rouch, Festival del Cinema Africano, 2012.

La Redazione

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