Cultura, Letteratura
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Fotografia etica: il festival di Lodi che racconta le fragilità umane

Le immagini, a volte, spiegano la realtà più di cento parole. Questo è un possibile sottotitolo del Festival della Fotografia Etica che si svolge ogni anno, a Lodi, durante i fine settimana del mese di ottobre. Una rassegna di trentaquattro esposizioni che apre una finestra nuova e inedita sulle questioni sociali protagoniste dell’attualità.

La prospettiva offerta dalla lente cruda e artistica dei fotografi, selezionati ogni anno dalla giuria del Festival, propone una visione del mondo diversa, più approfondita. Racconta quelle realtà sociali a margine, difficili e sensibili, sulle quali l’attualità non ha il tempo di soffermarsi. Il Festival è un momento per dedicare del tempo nel conoscere e capire, forse anche immergersi in, quelle particolari situazioni.

Una panoramica del mondo contemporaneo per immagini, che ha già ospitato i lavori di tanti fotografi riconosciuti a livello internazionale, come per esempio Massimo Sestini (famose le sue fotografie delle barche cariche di migranti riprese dall’alto) o Bulent Kilic (fotogiornalista turco vincitore del World Press Photo 2016 con i reportage di Kobane). Un percorso diviso in cinque sezioni, ognuna delle quali è di per sé un buon motivo per andare a vedere la mostra.

Il viaggio proposto dalla sezione “Uno sguardo sul mondo” porta prima al cuore delle riunioni dei suprematisti bianchi americani, protagonisti delle manifestazioni di Charlottesville (Mark Peterson); per poi ritrarre le persone immerse nel difficile processo di transizione politica del Venezuela (Oscar Castillo); arriva quindi in Colombia per raccontare la difficile negoziazione con le FARC (Mads Nisen). Infine si ferma in Sud Sudan dove le immagini raccontano la crisi umanitaria e il ritorno del colera (Fabio Bucciarelli).

Seguono la sezione “World Report Award”, una raccolta dei lavori di fotografi internazionali che si sono distinti nel documentare le linee di confine, dalle Filippine (Daniel Berehulak) a Mosul (Emanuele Satolli) fino all’Ucraina (Giorgio Bianchi) passando per l’Algeria (Romain Laurendeau); lo “Spazio Tematico” realizzato in collaborazione con Noor un collettivo di fotografi e storytellers e lo “Spazio ONG” dedicato alla rappresentazione del lavoro delle ONG il cui impegno passa spesso sotto i radar dell’informazione.

Infine la mostra “Nadab” un racconto della diaspora dei migranti lungo la rotta europea volta a mostrare l’effetto della chiusura delle frontiere sulle persone in viaggio.

La mostra è aperta solo nel fine settimana dalle 9.00 alle 20.00. Maggiori informazioni sui luoghi, incontri, visite guidate e prezzi dei biglietti sono disponibili a questo indirizzo.

La Redazione

Fotografia di Andrea Bruce, Noor Agency, Spazio Tematico del Festival della Fotografia Etica 2017.

La Redazione

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