Antropologia, Cultura, globalizzazione
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Il turismo di massa nelle città d’arte italiane non è più sostenibile

L’incidente in Santa  Croce a Firenze evidenzia come la quantità di persone presenti in un’area storica sia il vero fattore dell’aumento dei rischi. Le domande da farsi, a tutti i livelli, riguardano sia l’evidenza della mercificazione delle città d’arte, sia la capienza limitata delle nostre antichissime città, sia della necessità di considerare forse le intere aree storiche come dei musei a cielo aperto per la visita delle quali un contributo al turismo globale andrebbe probabilmente chiesto.

In Bhutan ad esempio il governo ha deciso di emettere una tassazione turistica per lo sviluppo sostenibile del paese: ammonta a 65$ ed è compresa in un pacchetto con un minimo obbligatorio di 3 notti da trascorrere nel paese al costo giornaliero di 200$ in bassa stagione  e 250$ a notte in alta stagione in Hotel a tre stelle. Il prezzo – al giorno – è una sorta di “all inclusive” che comprende i pernottamenti, tutti i pasti, una guida turistica e l’equipaggiamento per il trekking. Il governo quindi gestisce direttamente sia il turismo sia i fondi che ne derivano, decidendo come riallocarli per le necessità della comunità.

Nello specifico, la tassa di 65$ che ogni visitatore deve pagare per poter visitare il piccolo paese himalayano è poi destinata dal governo al mantenimento della gratuità dell’educazione, della gratuità della sanità, per aiutare chi è in condizione di povertà e per costruire infrastrutture. Una sorta di alternativa al ticket, all’aumento dell’Iva e delle nuove tasse (tipo quelle sul caffè delle macchinette delle sale d’attesa).

E il Bhutan non vanta il patrimonio immobile da mantenere, restaurare, riscaldare, rendere accessibile, adeguare alle norme sismiche, che vanta l’Italia. Anche se la natura dell’interesse turistico è molto diverso forse si possono prendere spunti dal modo in cui il governo bhutanese ha agito per preservare l’equilibrio del suo piccolissimo stato, che non potrebbe reggere l’impatto del turismo globale e di massa.

Come ha sottolineato Piero Barruci in uno studio sui “Caratteri e la sostenibilità del turismo nelle città d’arte: il caso di Firenze”, pubblicato online dal Cesifin “l’attrattiva turistica fiorentina non è data soltanto da un insieme di incomparabili capolavori visivi-artistici, ma dal fatto che essi vanno fruiti in un certo ambiente, camminando su un selciato che ricorda quello dei secoli passati, dentro una tradizione che si rinnova senza essere stravolta e che deve risultare inconfondibile, perché ricorda il ritmo della vita di altri tempi, con grandi spazi riservati ai palazzi del potere politico, religioso, amministrativo, giudiziario, con un idioma vernacolare che non è un trascurabile valore di attrazione turistica, così come non lo sono almeno alcuni prodotti culinari che restano tipici della città di ieri e di oggi.

Una politica per il turismo a Firenze deve dunque comprendere anche una valutazione dei “costi” che esso provoca, consapevoli che non sempre e non tutti detti costi sono “incorporati” nelle transazioni che avvengono nel mercato turistico, né si prestano ad essere fronteggiati con adeguate politiche tributarie.

È una discussione che scivola agevolmente nel rimpianto di un’età “d’oro” del turismo, quando il viaggiatore acquistava e pagava direttamente beni e servizi turistici, fruiva integralmente di tutte le componenti dell’offerta turistica, era munifico verso le imprese, gli artigiani, i lavoratori. I numeri erano contenuti, i viaggiatori colti e con alto reddito.

L’uso dei beni pubblici era allora modesto. La permanenza a Firenze era rilevante; la coscienza e la responsabilità a mantenere la qualità dell’offerta turistica era molto elevata; il rispetto delle regole della civile convivenza era diffuso.

Solo che un “iperuranio” turistico ideale non è forse mai esistito, almeno dal 1950 in avanti. Ma dei problemi del turismo fiorentino già allora di discuteva. Solo che allora tutti ne auspicavano la crescita”.

Lo scenario di oggi è completamente diverso e non possiamo più ignorare né l’impatto sulle città d’arte, né il disagio all’organizzazione della vita cittadina che il turismo globale, di massa e mordi e fuggi impone ai cittadini italiani.

Il patrimonio da tramandare ai nostri figli non può terminare per l’usura o per eccesso di mercificazione.

Melissa Pignatelli

I caratteri e la sostenibilità del turismo nelle città d’arte: il caso di Firenze, leggi qui lo studio del Cesifin-Alberto Predieri.

Fotografia di Salvatore Battista Salvietti, Basilica di Santa Croce, 2006

Melissa Pignatelli

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