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Il Myanmar, ex Birmania, tra storia e cultura

Il Myanmar, noto come Birmania fino al 1988, è un paese del sud est asiatico, ex colonia dell’Impero britannico tradizionalmente molto chiuso nei confronti del resto del mondo. Dal 1988, fino al 2011, l’esecutivo è stato controllato da una giunta militare che negava qualsiasi cambiamento politico. Alla leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1991 e simbolo della lotta per i diritti umani, è stato impedito di ricoprire cariche politiche per lungo tempo e ancora oggi non può porsi alla guida del paese. Il Myanmar è oggi interessato da un fenomeno di emigrazione della componente musulmana, i Rohingya, perseguitata dall’esercito.

In Myanmar, il principale gruppo etnico è quello dei birmani, costituiscono circa il 56% della popolazione, a cui si aggiungono i karen (9%), gli shan (6-7%) e alcuni gruppi culturalmente chiusi come i kachin (1,5%) e i chin (1%) . I birmani sono in maggioranza buddisti, ma esiste una comunità musulmana nell’ovest del paese che non viene annoverata legalmente tra i 135 gruppi etnici del paese, che è inoltre discriminata dal governo e perseguitata dall’esercito. Essi si definiscono Rohingya, ma nell’uso corrente birmano questa parola è vietata: non si vuole riconoscere né l’esistenza del gruppo in quanto sarebbe già una legittimazione di rivendicazioni che non si vogliono neanche considerare. Il gruppo è originario del Bengala Orientale e si è stabilito nella regione durante il colonialismo. Dal 1978 sono oggetto di ricorrenti tentativi di respingimento oltre confine da parte del governo e dell’esercito, il quale ricorre spesso ad una violenza indiscriminata.

Lo stato della Birmania è nato nel 1948 quando venne riconosciuta l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Nel 1962 la dittatura militare alla guida del paese impose una “via birmana al socialismo” ovvero una politica di assoluta neutralità in politica estera e una nazionalizzazione pressoché totale dell’economia interna. Nel 1988, i militari rovesciarono il governo socialista e imposero la legge marziale. L’anno successivo i militari indissero delle elezioni che segnarono una piena vittoria del Partito dell’opposizione, la Lega Nazionale della Democrazia (LND), guidato da Aung San Suu Kyi, figlia del leader dell’indipendenza Aung San. I risultati delle elezioni non furono riconosciuti o ratificati dai militari e gli esponenti politici furono imprigionati o costretti agli arresti domiciliari. La leader del LND, che ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti umani e la restaurazione della democrazia nel paese, vive da quel momento sotto lo stretto controllo della giunta.

Una svolta politica è avvenuta nel 2011, con lo scioglimento della giunta e la transizione al governo civile. Nel 2011 e nel 2015 si sono tenute due tornate elettorali che hanno segnato in entrambi i casi una schiacciante vittoria del LND, ma la sua Presidente non può assumere la guida del paese per un divieto imposta dalla giunta militare. Nonostante questo è Ministro degli Esteri, Ministro nell’Ufficio del Presidente e Consigliere di Stato (anche se i militari non riconoscono questa carica).

Nonostante la sua chiusura internazionale e la complessa situazione interna, il Myanmar si distingue per una grande produzione architettonica di pagode e templi buddisti i cui maggiori esempi si trovano nelle città di Rangoon e Mandalay

Nella ex-capitale (dal 2005 è stata spostata a Naypydaw, città fantasma nel centro del paese) sorge la bellissima Shwe Dagon Pagoda, uno stupa di circa 100 metri d’altezza in mattoni placcati di foglie d’oro (una risorsa di cui è ricco il paese). Lo stupa racchiude in se le reliquie dei cinque Buddha dell’interpretazione Theravada.

A Mandalay, antica capitale del regno di Birmania, si trovano circa settecento siti religiosi che testimoniano il grande fiorire artistico, scultoreo ma soprattutto architettonico birmano. Nella Pagoda Kuthodaw è inoltre custodita la “Bibbia buddhista”, nota per essere il libro più grande del mondo. Mandalay è oggi la seconda città per importanza economica, si trova anch’essa sull’Irrawaddy e mantiene la sua antica posizione di crocevia di commerci tra il sud e il nord del paese.

In Myanmar, un solo sito è stato riconosciuto come Patrimonio Mondiale dall’UNESCO: le rovine dell’antico villaggio di Pyu costruito sull’Irawaddy (principale fiume del paese) sede di un regno che ha dominato la regione per mille anni tra il 200 a. C. e il 900 d. C. Esistono altri bellissimi esempi di valli di templi e pagode buddiste diffuse in tutto il paese, di seguito una galleria fotografiche di queste architetture sacre.

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Barbara Palla

Per approfondire la questione delle migrazioni dei Rohingya è possibile leggere in Myanmar la morale non è scontata di Roger Cohen per La Repubblica.

Barbara Palla

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