Cultura, Passione
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A lezione di “Passione” con Nadia Fusini: la Tempesta di Shakespeare

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La meraviglia – di questa passione vi parlerò a partire dalla Tempesta di Shakespeare.

In realtà la meraviglia non è una passione che compaia nel tetracordo, diciamo così classico delle passioni, che ruota fondamentalmente su due passioni, l’aegritudo, o infelicità, e cioè il patimento del male presente, e la laetitia, cioè la gioia di un bene presente, che poi proiettandosi nel tempo futuro si trasformano in metus, ovvero nella paura di un male a venire; o libido o cupiditas, o lust in inglese, desiderio in italiano, e cioè nell’appetito di un bene futuro. Agostino parla appunto di laetitia, tristitia, cupiditas, timor. Boezio di gaudium, timor, spes, dolor. Tommaso incorpora le quattro passioni in uno schema ben più complesso di stati emotivi, che risultano dal modo in cui alle facoltà irascibili e concupiscibili della parte appetitiva dell’anima viene presentato un oggetto fonte di bene o di male, su un registro temporale scandito sempre su due tempi, il presente e il futuro, sì che sollecitate dall’esperienza, tali facoltà rispondono all’esperienza medesima con l’amore, o con la speranza; con l’odio, o con la disperazione; con il desiderio, e con il coraggio; oppure con l’avversione o con la paura; con la tristezza, con la rabbia, o la gioia.

Come vedete anche qui due fondamentali spinte, e dunque movimenti dell’anima e del corpo sono colti in contrasto: l’amore e l’odio, che diventano quattro, se proiettati nel futuro, facendosi l’uno speranza, l’altro paura.

Confermano questa tetrarchia Cicerone e Virgilio. Servio, nel suo commento a Virgilio, insiste su questo numero, e su tale numero insistono i neo-platonici. Sì che Landino e Ficino dopo di lui vedranno una connessione tra le quattro passioni e i quattro umori e così via… Più avanti riprenderà il medesimo schema Shakespeare – il cui teatro è una grande trattazione drammatica delle passioni. Come potrebbe essere altrimenti? Visto che le passioni sono esse stesse teatro, teatro dell’anima? E il teatro è per definizione spettacolo delle passioni?

Il tetracordio delle passioni, dunque, arriva a Shakespeare, che senz’altro conosce Virgilio e Cicerone, e se per quello Terenzio. Senz’altro Shakespeare ripete, imita, e al tempo stesso ogni cosa che tocca Shakespeare ricrea.

Così anche delle passioni Shakespeare declina aspetti nuovi. Esplora lati inattesi. E proprio questo qui e oggi vorrei mostrarvi: in che modo Shakespeare “tratta”, diciamo così, la passione della meraviglia – ovvero quel moto o movimento che è il fondamento della filosofia – l’inizio, e il fine e la fine della volontà di conoscenza. Moto che guida e accompagna il pensiero.

La meraviglia, potremmo dire, è la disposizione umana di apertura di fronte al mistero delle cose. Ora, questa emozione scorre, muove nella lingua stessa della Tempesta, dove Shakespeare, scopre, direi, la meraviglia del cuore umano. E della natura umana. E nella vicinanza tra wonder e compassion trova, alla lettera inviene, inventa un gioco drammatico, dove la fragilità della creatura a fronte delle sue infinite potenzialità suscita, insieme con l’ammirazione, l’altra fondamentale passione della compassione, aprendo così a nuove emozioni, tra cui l’ammirazione: perché, Shakespeare insegna nella Tempesta, la vita rappresenta la più rara e la più stupefacente delle creazioni umane.

Ora, che cos’è la meraviglia? Sa bene che cos’è la meraviglia chi soffre di quella malattia che in inglese che si chiama “labyrinthine vertigo” – e consiste nel brivido che si prova quando la testa prende a girare e si ha l’impressione di cadere, di perdere l’equilibrio. Ecco, quel senso di terrore che accompagna lo stupore c’entra molto con la meraviglia. Ce lo spiega Socrate nel Teeteto (155d), quando per l’appunto Teeteto confessa a Socrate di sentirsi preso e perso nella meraviglia di fronte alle innumerevoli miriadi di contraddizioni del mondo, al punto che gli gira la testa, ha le vertigini, e usa un verbo – skotodiniò– che in inglese corrisponde alla sensazione di quando uno sente “one’s head swim”. E vi faccio notare che swim, swimming sono parole molto pertinenti visto che nella tempesta shakespeariana si tratta per l’appunto di naufragi, di alto mare.

A questo punto Socrate lo conforta dicendogli che quel “pathos” di cui parla è precisamente all’origine della filosofia. Sì, dice Socrate, questa sensazione è essenziale alla filosofia, e dunque la filosofia ha molto a che fare con la meraviglia, o comunque con la disposizione a provare le vertigini. Quanto a Aristotele nella Metafisica (982b) insisterà che chi prova meraviglia riconosce di non sapere ed è per questo, o anche per questo, che si farà filosofo.

Nadia Fusini

Il secondo episodio è disponibile qui.

Il terzo episodio è disponibile qui.

Il quarto episodio è disponibile qui.

Il quinto episodio è disponibile qui.

Il sesto episodio è disponibile qui.

La lezione della prof. Nadia Fusini si è tenuta nel quadro del convegno “Passioni”, incontro del ciclo Visioni in dialogo, promosso dall’Associazione NEL – Fare arte nel nostro tempo che si è svolto a Lugano in Svizzera, il 17-18 Novembre 2017. Si ringrazia la prof. Nadia Fusini per la gentile concessione del testo.

In fotografia Le Baiser di Auguste Rodin, 1882, Musée Rodin, Parigi, © Agence photographique du musée Rodin – Pauline Hisbacq.

Nadia Fusini