Cultura, Filosofia
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La tolleranza, un valore dimenticato?

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Nel “Trattato sulla Tolleranza”, scritto da Voltaire nel 1793, il filosofo illuminista francese riflette su una vicenda di cronaca che ha visto mandare alla forca (su prove inconsistenti, fanaticamente religiose ed arbitrarie) un innocente padre di famiglia, Jean Calas, sospettato di aver ucciso il figlio per impedirgli di convertirsi al cattolicesimo. Molti anni dopo, la magistratura, rifatto il processo scevro da storture estremiste, scoprì che il giovane inquieto si era impiccato. Ma intanto il padre, la madre e le sorelle del giovane avevano subito la gogna pubblica.

Il saggio osservatore francese si interroga sull’intolleranza e la furia dei suoi concittadini, mantiene la sua fiducia nella ragione e la temperanza, punta il dito sui sentimenti d’intolleranza che nascono in seno alle correnti religiose più buie e scrive questo trattato dove esamina molte declinazioni degli atteggiamenti intolleranti, a volte anche rivendicati dai più estremisti.

“Questo scritto sulla tolleranza è una istanza che l’umanità presenta molto umilmente al potere e alla prudenza. Semino un grano che un giorno potrà dare una mèsse. Attendiamo tutto dal tempo, dalla bontà del re, dalla saggezza dei suoi ministri e dallo spirito di ragione che dappertutto incomincia a diffondere i suoi lumi.

“La natura dice a tutti gli uomini: vi ho fatto nascere deboli e ignoranti, affinché vegetiate alcuni minuti sulla terra e la ingrassiate con i vostri cadaveri. Poiché siete deboli, aiutatevi reciprocamente; poiché siete ignoranti, reciprocamente illuminatevi e sopportatevi. Se foste tutti della stessa opinione, il che certamente non accadrà mai, se vi fosse un solo uomo di opinione contraria, gli dovreste perdonare, perché son io che lo faccio pensare com’egli pensa.

Vi ho dato delle braccia per coltivare la terra, e un piccolo barlume di ragione per guidarvi; ho messo nel vostro cuore un germe di compassione perché vi aiutiate vicendevolmente a sopportare l’esistenza. Non soffocate questo germe, non corrompetelo, sappiate che è divino, non sostituite i miserabili furori delle scuole alla voce della natura.

“Sono io sola che vi unisco ancora, vostro malgrado, a mezzo dei vostri reciproci bisogni, nel cuore stesso delle vostre guerre crudeli scatenate con tanta leggerezza, teatro eterno di errori, di casi e di sciagure. Sono io sola che limito, in una nazione, le conseguenze funeste della scissione interminabile tra la nobiltà e la magistratura, tra questi due corpi e quello del clero, tra il borghese stesso e il coltivatore. Tutti costoro ignorano i limiti dei loro diritti; ma tutti ascoltano, loro malgrado e a lungo andare, la mia voce che parla al loro cuore.

Io sola conservo l’equità nei tribunali, dove tutto sarebbe, senza di me, in balìa dell’incertezza e dei capricci, tra un ammasso confuso di leggi fatte sovente a caso e per un bisogno passeggero, diverse da provincia a provincia, da città a città, e quasi sempre, nello stesso luogo, in contrasto fra di loro. Io sola posso ispirare la giustizia, quando le leggi non ispirano che liti.

Chi mi ascolta giudica sempre bene; chi invece non cerca che di metter d’accordo opinioni contraddittorie, si smarrisce”.

Ed ecco che oggi, come nel 1792, un appello alla tolleranza, alla ragione, al pensiero critico si impongono davanti alle storture della politica e delle sue manipolazioni per la conservazione e l’esercizio del potere. La tolleranza ed il pensiero libero sono una conquista del progresso; l’intolleranza sbandierata a colpi di dichiarazioni politiche non possono che essere un ritorno verso un’epoca meno “illuminata”.

E così dunque concludiamo con Voltaire sulla necessità dell’uso della ragione perché “il diritto dell’intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri. Anzi è ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi.”

Il riconoscimento della natura umana universale è forse l’appello che andrebbe rispolverato nel nostro tempo grazie a questo scritto del Settecento. Un tesoro del nostro sapere storico che non ci immaginavamo di dover ricordare.

Melissa Pignatelli

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Melissa Pignatelli

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