Cultura, Eventi
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Trailer dei film e documentari da non perdere al Festival dei Diritti Umani, Milano, 20-24 Marzo

Le proiezioni di film e documentari, gli incontri, le mostre da non perdere nella terza edizione del Festival dei Diritti Umani in programma alla Triennale di Milano dal 20 al 24 Marzo 2018 dal titolo Una, Per Tutti, Non Per Pochi ci offrono l’occasione rara di entrare in mondi lontani e realtà distanti come se fossimo delle vecchie conoscenze. La realtà dei quotidiani umani, le preoccupazioni, le rivalità, il lavoro che manca, il clima che cambia le abitudini, le decisioni da prendere per se ed i propri figli accomunano le persone che abitano i quattro angoli di questo pianeta.

Vedere per credere.

Leggi qui l’editoriale di Giancarlo Bosetti, Segretario Generale del Festival dei Diritti Umani.

Nella Sezioni Documentari abbiamo scelto:

Les derniers nomades di Hamdi Ben Ahmed

Tagliati fuori dal mondo, nel profondo deserto tunisino, la tribù algerina ‘Rebaya’ cerca di preservare lo stile di vita nomade dei propri antenati. Oggi, sotto la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità  di risorse, il deterioramento dei pascoli e l’incoraggiamento del programma di insediamento algerino, la tribù si è spaccata in due parti, alcuni confermano la sedentarizzazione, altri la rifiutano…
Stiamo testimoniando questo dibattito, osservando il declino del loro
antico stile di vita, delle loro tradizioni, delle loro canzoni…

Small People. Big Trees di Vadim Vitovtsev

Repubblica Centrafricana. Qui all’ombra della foresta pluviale viveuna tra le più basse tribù del mondo: i pigmei Baka. Da secoli vivono di caccia e raccolta sotto i grandi alberi, pregano gli spiriti della foresta insegnano ai bambini il rispetto della natura. Pian piano però la loro cultura sta cambiando sotto l’influenza del “nuovo mondo” che avanza.

La Frontera Invisible di Nicolás Richat & Nico Muzi

Frontera Invisible è la storia vera di alcune comunità sudamericane intrappolate in una delle guerre più lunghe del pianeta che coinvolge proprietari terrieri che producono olio di palma e contadini ed indigeni che vivono in quelle terre.

Nella sezione film abbiamo selezionato:

Grain di Semih Kaplanoglu, che inaugura il Festival

In un futuro prossimo, la vita sulla terra è minacciata da un brusco cambiamento climatico. Le corporazioni globali che governano il pianeta hanno il controllo sulle colture, ma un problema genetico colpisce tutte le piantagioni. In un mondo con i confini ridisegnati, in cui i migranti sono ammassati in aree prestabilite in attesa di integrare le città protette da schermi magnetici, il professore di genetica Erin Erol viene incaricato di indagare le possibili cause di questa epidemia. Per adempiere al suo compito, Erol deve lasciare la città e spingersi fino alle proibite Terre Morte per cercare un altro professore che aveva precedentemente lavorato per la stessa compagnia e autore di una teoria sul caos genetico.
Il racconto, distopico ed esistenziale, gioca con i canoni della fantascienza per portarci a riflettere sui limiti dell’umanità e sulla pseudo liberazione che la tecnologia potrebbe offrirci e che ci ostiniamo a credere di potere usare sempre a nostro favore. Le frontiere, i muri, un potere che si determina attraverso il controllo, una tecnologia completamente autonoma, fanno da
specchio ad una profonda analisi dell’animo umano, in un continuo andirivieni tra la dimensione interiore del protagonista e quella collettiva in cui non è possibile esprimere se stessi.

Greetings from Fukushima di Doris Dörrie

Marie, giovane donna tedesca, decide di lasciare la Germania e vola a Fukushima per cambiare la sua vita. Raggiunge alcuni membri della compagnia Clowns4help con la speranza di portare un po’ di gioia ai sopravvissuti del disastro nucleare causato dal terremoto del 2011. Ma si
rende subito conto di essere poco adatta a quel lavoro e, invece di scappare di nuovo, decide di restare con Satomi, una delle ultime geishe di Fukushima, intenzionata a tornare nella sua vecchia casa oramai in rovina e abbandonata come altre nella ex zona di esclusione radioattiva.
Due donne che non potrebbero essere più diverse, si ritrovano, grazie alla loro amicizia, a dovere fare i conti con il proprio passato, nel tentativo di liberarsi dalla colpa e dal peso della memoria.
Girato proprio nelle zone della catastrofe, con una troupe molto leggera, il film è un delicato racconto che non esclude la realtà. Un dramma su ciò che resta e su come continuare a vivere. Un racconto poetico ed universale sulla vita e sull’abbandono, in uno scenario, a tratti apocalittico, di un paese tutt’ora segnato da un disastro ecologico e umano difficili da cancellare.
Greetings from Fukushima è stato presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino.

A Man of Integrity di Mohammad Rasoulof

Reza era un giovane contestatore a Teheran. Espulso dall’università, decide di allontanarsi dal pantano urbano per rifarsi una vita. Si trasferisce con la moglie e il figlio in un villaggio sperduto nel nord dell’Iran, dove passa i suoi giorni lavorando nel suo allevamento di pesci rossi. Ma la zona è controllata da un’azienda privata, strettamente collegata con il governo e le autorità locali. I suoi potenti azionisti costringono i contadini locali e i piccoli proprietari terrieri a cedere le proprie terre e i propri beni – compresi gli immobili – all’azienda. La corruzione si insinua nei meccanismi della società, al punto da penetrare nelle relazioni sociali e famigliari.
Il film interroga la dimensione intima di un uomo di fronte ad un’oppressione infima e diffusa, che diventa sistema e soffoca persino la volontà di resistere.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes del 2017 con il premio della
giuria nella sezione Un certain regard.

Petit Paysan – un Eroe Singolare di Hubert Charuel

Giovane allevatore di vacche da latte, Pierre è legata anima e corpo alla sua terra. L’amore per i suoi animali rappresenta il pendolo della vita di Pierre, scandita dal rapporto conflittuale con sua sorella, veterinaria incaricata al controllo sanitario della regione. Ma il futuro dell’azienda familiare è messa in pericolo quando un’epidemia vaccina si diffonde in Francia, finendo per colpire una delle sue vacche. Pierre sarà trascinato in un vortice di colpe e speranze, spingendosi sino ai limiti estremi della legalità pur di salvare i suoi animali.
Utilizzando un linguaggio che a tratti si allontana dal realismo per attingere al cinema di genere, questa opera prima mostra con estrema delicatezza cosa significa vivere schiacciati dal peso della burocrazia in uno Stato ormai incapace di accudire.

Melissa Pignatelli

Per maggiori informazioni sulla programmazione e sui film che saranno presentati al Festival Dei Diritti Umani di Milano è possibile consultare il loro sito.

 

Melissa Pignatelli

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