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Nascita di una Nazione dal Dopoguerra al Sessantotto, tra Guttuso, Fontana e Schifano

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L’arte italiana degli anni Cinquanta e Sessanta vive già da alcuni anni un momento di grande popolarità e interesse internazionale: riconosciuti sono i grandi maestri con i quali la creatività del nostro Paese di quei decenni viene sempre più chiaramente identificata. Tuttavia, vasto e meno noto è il complesso ambito di ricerche, sperimentazioni, innovazioni che hanno legato queste trasformazioni artistiche ai radicali mutamenti dell’identità culturale italiana in quegli anni.

Questa mostra nasce come tentativo di delineare in termini problematici e aperti il rapporto tra l’arte e la cultura, la società, la politica italiana, a partire dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta, focalizzandosi in particolare sulla cronologia tra “miracolo economico” (1958-1963) e Sessantotto. Intende mettere in luce le specificità e peculiarità dell’arte italiana in quegli anni, attraverso un percorso che renda evidente come determinate ricerche trovino il proprio humus fondante nella complessità di una cultura che sta ricostruendo con forza e determinazione la propria identità dopo la ferita della seconda guerra mondiale.

A differenza di precedenti occasioni espositive che hanno inteso rileggere questo contesto e le sue ricerche creative in chiave interdisciplinare o secondo una precisa linea storico-critica, non si intende qui presentare la completezza del panorama artistico italiano dell’epoca, né tantomeno evidenziarne strumentalmente un’unica linea di tendenza. Si vuole piuttosto definire una sua chiave di lettura possibile, in relazione a un contesto culturale più ampio: procedendo per opere e figure emblematiche di quella che allora costituiva l’alterità delle ricerche di avanguardia, e che oggi retrospettivamente rileggiamo come il territorio più fecondo e determinante ad aver tracciato una via italiana alla contemporaneità.

Attraverso questa lente, in una sorta di cannocchiale rovesciato che rilegge l’arte di quegli anni come ricco serbatoio creativo la cui eredità vive ancora nella nostra attualità, quello che viene offerto è un particolare punto di vista, che intende ripercorrere attraverso la ricostruzione di questa temperie artistica avanzata, fortemente sperimentale e diramata, il maturare delle diverse declinazioni di una specificità italiana alla contemporaneità. Si badi che quanto viene presentato in questa mostra non era affatto ciò che veniva correntemente esposto nelle gallerie e nei musei del nostro Paese all’epoca, men che meno quello che riscuoteva successo commerciale presso mercanti e collezionisti: nel sistema artistico “ufficiale” italiano degli anni Cinquanta e Sessanta (fatte salve le eccezioni che si tratteggeranno nei testi in catalogo), prevalevano ancora tendenze quali la figurazione illustrativa, il naturalismo intimista, le declinazioni nostrane di un’arte informale superficialmente assunta come stilema, oppure un realismo declinato tra impegno ideologico e citazionismo letterario, che nei casi migliori identificava le proprie autorità principi in Renato Guttuso o Giorgio de Chirico.

Nascita di una Nazione intende descrivere quella che era l’alternativa a tutto questo: la nascita, appunto, di nuove concezioni e pratiche artistiche che possono essere oggi identificate con la maturazione di una nuova identità culturale del nostro Paese. Potremmo dire la sua massima contemporaneità di quegli anni, che costituiscono uno dei periodi di più intenso fervore creativo attraversati dall’Italia nel secolo appena trascorso. È uno spaccato delle principali cime di sperimentazione, se vogliamo anche le più mature, di ciò che rappresentava la più estrema contemporaneità di avanguardia.

La mostra sviluppa una nuova analisi di questo contesto, connotato, ai suoi albori, da una diatriba fortissima tra Realismo e Astrazione, proseguita, tappa dopo tappa, in un dibatto crescente sull’arte contemporanea in Italia, sino all’oggi. Al visitatore viene così offerta la possibilità di confrontarsi con una corrente artistica che per oltre trent’anni ha dominato il paesaggio dell’arte italiana: il neorealismo forte, propagandistico, retorico di Renato Guttuso, qui perfettamente rappresentato da uno dei suoi capolavori che parla appunto dell’Unità d’Italia e della nascita di una Nazione, e messo subito a confronto con le poetiche dell’Informale declinate dalle sperimentazioni radicali di autori come Alberto Burri, Lucio Fontana, Emilio Vedova.

Le sale successive della mostra si sviluppano in una sorta di dualismo tipico del carattere “italiano”: l’astrazione assoluta delle poetiche della monocromia e dell’oggettualità (esemplificate da autori come Piero Manzoni o Enrico Castellani) si confrontano con la creatività immaginifica degli artisti degli anni Sessanta (come Mario Schifano, Franco Angeli, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Luciano Fabro), che si misurano con nuovi materiali e concetti, la vita notturna, la società massificata e mediatica, le lotte politiche.

Ancorata alle proprie radici, ma soprattutto quasi tradizionalmente legata ai fatti di cronaca, politica e agli “oggetti” della storia dell’arte che vivono quotidianamente la metafisica del nuovo paesaggio urbano italiano, l’arte del secondo dopoguerra risponde alle correnti internazionali, all’Informale e alla nascente Pop Art, con una sua ricerca personalissima, che solo oggi – con la distanza dal passato – riusciamo a guardare con maggiore e nuova lucidità. Così, nell’Italia degli anni Sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguono, si mescolano e si intrecciano con rapidità e intensità straordinarie.

L’obiettivo comune è costruire un nuovo vocabolario di segni e immagini, che possa restituire il fermento della società e della cultura italiana contemporanea, al di là di ogni codificata ortodossia. Per quanto costruita per sale, la mostra vuole sottolineare unitariamente, nel suo complesso, la stretta contiguità, contemporaneità e compresenza di tutti questi artisti negli anni in questione. Intende restituire la comprensione e consapevolezza della simultaneità degli accadimenti creativi e delle loro ricerche: testimoniando la persistente vitalità dell’Informale nelle sue personalità cruciali, insieme all’interferenza di monocromia e figura, oggettivazione e concettualizzazione.

Secondo un’ottica di dialogo e continuità che possiamo leggere come ben superiore rispetto a quelle che sono le consuete storiografie critiche, tese a suddividere a posteriori queste ricerche in correnti e tendenze, e cercando invece di restituire un’immagine complessa e sfaccettata di questo momento laboratoriale dell’arte italiana, in cui autori che sono espressione di diverse generazioni, poetiche, linguaggi stanno lavorando, contemporaneamente tra loro, a una ridefinizione non unica né univoca dell’identità artistica del nostro Paese.

Se l’avvio della mostra è nel dialogo della grande tela di Guttuso con la storia d’Italia dal Risorgimento al Secondo Dopoguerra attraverso grandi schermi che la raccontano, la sua conclusione ci porta ai grandi temi del Sessantotto, dove la pluralità delle ricerche artistiche italiane esplode in rapporto alla storia e alle geografie del mondo, per arrivare con la sua fertilità sino all’oggi.

Luca Massimo Barbero

Per maggiori informazioni sulla mostra, gli orari di apertura e il prezzo dei biglietti è possibile consultare il sito di Nascita di una Nazione a Palazzo Strozzi, qui.

In fotografia il quadro di Renato Guttuso, La Battaglia sul Ponte dell’Ammiraglio, 1955.

Luca Massimo Barbero

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