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Videoarte: “Il corpo è un indumento sacro”

Il corpo è il tema principale di questa selezione di corti presentati nella nuova sezione appena inaugurata e dedicata alla videoarte del Museo Novecento a Firenze. Nella videoarte la telecamera è utilizzata al pari di un pennello o di uno scalpello come strumento per scrutare, indagare, analizzare, raffigurare e guardare oltre ciò che appare a volte in maniera  implacabile.

In questa selezione il corpo diventa uno strumento metaforico per parlare dell’esistenza in tutte le sue contraddizioni e incomprensioni, violenze e silenzi, sforzi e ironie; il corpo diventa il tessuto sul quale ogni giorno incidiamo la nostra storia, con il quale abitiamo la scena, al quale imponiamo le nostre visioni e attraverso il quale viviamo l’esperienza materiale della vita. Il corpo diventa infine quell’indumento sacro che riveste la nostra esistenza dandoci forma.

Ecco dunque una selezione i trailer dei corti che potrete vedere nel nuovo allestimento del museo fiorentino in Piazza Santa Maria Novella.

1. Masbedo (Niccolò Massazza 1973 e Jacopo Bedogni) – Until the end

Su uno sfondo nero una ballerina lotta contro la forza di gravità cercando di sollevarsi dal suolo. Il video mostra solo il dettaglio dei suoi piedi nudi mentre cerca di sollevarsi sulle punte. Questo gesto, in fondo molto primitivo, da un lato simbolizza l’elevazione fisica ma è anche una possibile metafora del superamento delle barriere sociali. La “condanna” per la ballerina è rappresentata dalla sua ambizione di conquistare grazia, bellezza e potere. Dall’altro lato, questa immagine rappresenta il tentativo per un essere umano di librarsi in una dimensione metafisica, in cui il corpo lotta per elevarsi verso la luce e l’infinito.

2. Anahita Razmi – Middle East Coast West Coast

Nella versione originale Holt e Smithson improvvisano una conversazione infarcita di luoghi comuni e di stereotipi sui differenti stili di vita di chi vive nella West Coast o nella East Coast degli Stati Uniti. Holt interpreta il ruolo dell’artista newyorkese concettuale e super intellettuale mentre Smithson interpreta il rilassato californiano cool che vive di sentimenti e di istinto. Il video Middle East Coast West Coast mantiene la colonna sonora del lavoro del 1969 mentre i due attori protagonisti sono stati sostituiti da due figure prive di connotati in quanto completamente coperte, cancellate, da un nero burqa che dialogano in un setting minimale e privo di rimandi iconografici. Il dialogo è un interessante clichè che contrappone l’arte occidentale alle immagini stereotipate dell’arte e della cultura medio-orientale.

3. Lucy Harvey – Entertainment Strategies for Those Living Alone

Lucy Harvey filma il suo dito indice mentre percorre i contorni di una stanza, dal soffitto al pavimento. L’artista nella sua ricerca mette spesso in scena la condizione umana attraverso l’uso di azioni o di materiali non convenzionali. Il procedere meticoloso e annoiato del dito lungo i dettagli dell’ambiente domestico è l’emblematica, triste e amaramente ironica rappresentazione della solitudine e del bisogno di riempire i vuoti esistenziali.

4. Alessandro Piangiamore – Around an empty shell

La camera inquadra in primo piano le mani dell’artista che tengono una conchiglia dalla superficie madreperlacea che viene grattata senza soluzione di continuità con un coltellino a serramanico. Quest’azione, probabilmente priva di senso ma impegnativa fisicamente, rientra nell’inafferrabile cammino mentale che caratterizza la pratica artistica di Piangiamore. Le sue performance sono sfide al possibile, sono una ricerca di archetipi ancestrali e durante il processo creativo avvengono inaspettate metamorfosi, perdite, sovraccarichi della forma o complete sparizioni come inevitabilmente in quest’azione ripetitiva e ipnotica.

5. Marinella Senatore – The School of Narrative Dance

L’arte di Marinella Senatore (Cava dei Tirreni, Salerno,1977) è totalmente relazionale infatti, da sempre, questa artista globe-trotter lavora a contatto con intere comunità che diventano le protagoniste del processo creativo. Nei progetti di Senatore chiunque può partecipare, utilizzando le piattaforme create dall’artista in molteplici modi, riformulando il ruolo dell’autore e quello del pubblico. Nel 2013 l’artista fonda The School of narrative dance, focalizzandosi sull’idea che lo “storytelling” sia un’esperienza da poter indagare coreograficamente, attraverso un insegnamento privo di gerarchie, con l’intento di creare vere e proprie comunità usando un metodo didattico totalmente libero e non schematizzato.

A cura di Melissa Pignatelli

La rassegna video “Il corpo è un indumento sacro” è stata ideata da Beatrice Bulgari per In Between Art Film e curata da Paola Ugolini.

Il Museo Novecento di Firenze è dedicato all’arte del XX secolo. E’ stato riallestito  ed aperto al pubblico nella sua sua nuova veste il 21 Aprile 2018. Il nuovo direttore artistico è Sergio Risaliti. Diverse mostre temporanee si intersecano nello spazio del museo dando vita ad un luogo suggestivo, creativo e stimolante. Per tutte le informazioni sulle mostre in corso al Museo Novecento di Firenze cliccare qui.

InBetween

Melissa Pignatelli

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