Cultura, Sociologia
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Come smette di funzionare la democrazia, secondo Montesquieu

E’ con lungimiranza post-moderna che Charles-Louis de Montesquieu rifletteva nel Settecento sulla “corruzione del principio della democrazia”, una corruzione, quella dei governi, che secondo il filosofo illuminista francese “comincia quasi sempre con quella dei princìpi”.

“Il principio della democrazia si corrompe non soltanto quando si perde lo spirito di uguaglianza, ma anche quando si assume uno spirito di uguaglianza estrema e ciascuno vuol essere uguale a quelli che elegge per comandarlo. Il popolo allora, non potendo tollerare nemmeno il potere che conferisce esso stesso, vuole fare tutto da sé, deliberare al posto del senato, eseguire al posto dei magistrati e desautorare i giudici tutti.

Non può più esserci virtù nella repubblica. Il popolo vuole fare le funzioni dei magistrati; quindi non li rispetta più. Le deliberazioni del senato non hanno più peso; quindi non si ha più riguardo per i senatori e in conseguenza per i vecchi. Quando non si ha rispetto per i vecchi, non se ne avrà nemmeno per i padri; i mariti non meritano più deferenza, né i padroni sottomissione. Tutti arriveranno ad amare questo disordine; il comando sarà di peso come l’obbedienza. (…)

 Non ci saranno più buoni costumi, non più amore dell’ordine, infine, non più virtù. (…)

Il popolo cade in questa sciagura quando coloro ai quali si affida, volendo nascondere la loro corruzione, cercano di corromperlo. Perché non veda la loro ambizione, non gli parlano che della sua grandezza; perché non si accorga della loro avarizia, lusingano senza posa la sua. La corruzione aumenterà fra i corruttori e aumenterà fra coloro che sono già corrotti. Il popolo si distribuirà tutto il pubblico denaro; e quando avrà unito alla sua pigrizia la gestione degli affari, vorrà unire alla sua povertà i divertimenti propri del lusso. Ma con la sua pigrizia e la sua smania di lusso, soltanto il tesoro dello Stato potrà essere un obiettivo per lui.

Non ci sarà da stupire se vi si vedranno i suffragi dati per denaro. Non si può dar molto al popolo senza prendergli anche di più, ma per prendere da lui bisogna rovesciare lo Stato. Quanto maggiore sarà il vantaggio che gli sembrerà trarre dalla sua libertà, tanto più si avvicinerà al momento in cui deve perderla. Si creano dei piccoli tiranni che avranno tutti i difetti di uno solo. In breve, quanto rimane di libertà diviene insopportabile; si afferma un solo tiranno, e il popolo perde tutto, perfino i vantaggi della propria corruzione.

La democrazia deve dunque evitare due eccessi: lo spirito di disuguaglianza, che la porta all’aristocrazia o al governo di uno solo; e lo spirito di uguaglianza estrema, che la conduce al dispotismo di uno solo, come il dispotismo di uno solo che finisce con la conquista.”(…)

Dunque prima di un ritorno chiaro ad un primitivo “stato di natura” come lo chiamerebbe Montesquieu, bisognerebbe cercare di rimanere nello stato sociale regolato dalle leggi, ricordandoci che:

“il posto naturale delle virtù è accanto alla libertà; ma non si trova nella libertà estrema più di quanto non si trovi nella schiavitù”.

Charles-Louis de Secondat de Montesquieu, “Lo spirito delle leggi”, Libro VIII, estratti dal capitolo Secondo e Terzo, pp. 263-266, edizione BUR Classici, 2013, Rizzoli, Milano.

Fotografia di Bernardo Ricci Armani, Pamukkale, l’antica città di Hierapolis, Turchia, da PhotographingAround.me

Melissa Pignatelli

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