Arte, Cultura
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Celebrità 2.0: uno studio sul caso di Marina Abramović

In Sex and the City o su Twitter, al MoMa o a Palazzo Strozzi, Marina Abramović è diventata una celebrità tale da essere analizzata da una studiosa di Lettere della Columbia University di New York. L’utilità della ricerca e dello studio nelle materie umanistiche emerge quando i ricercatori indagano fenomeni contemporanei, dei quali tutti parlano, cercando di capirne i meccanismi: attività complessa in quanto il ricercatore è comunque parte della realtà che studia. Sharon Marcus si è soffermata sul caso di Marina Abramović, artista performativa jugoslava nata nel 1946, analizzando la fascinazione del pubblico per una personalità che ha saputo catalizzare l’attenzione in maniera inusuale.

La Marcus distingue la celebrità di Marina Abramović da quella di Ronaldo o delle Kardashian in quanto il pubblico che definisce “involontario” dell’artista è minore di quello del calciatore o delle sorelle modaiole. Il pubblico che chiama “involontario” è quello che ha sentito nominare le personalità pur non essendo interessato allo sport (nel caso di Ronaldo) o al gossip (nel caso delle Kardashian). In questo senso, il pubblico di Marina Abramović non è involontario, bensì “volontario” e facente parte di quella ristretta nicchia di pubblico interessato all’arte.

La Marcus ha evidenziato come la performance al MoMa, “The Artist Is Present” (14 Marzo al 31 Maggio 2010), ha coinciso con il momento di maggiore espansione delle grandi piattaforme sociali: Twitter infatti passò da 18 milioni di utenti a Maggio 2009 a 105 milioni ad Aprile 2010, per una crescita giornaliera di 300.000 utenti. L’account Twitter dedicato alla performance dell’artista diventò un centro quotidiano d’interesse newyorkese, con notizie ed esperienze condivise in continuazione. Infatti, dieci anni fa iniziava l’uso di massa dei social media con una maggioranza che si ritrovò soprattutto su Facebook e Twitter.

La studiosa spiega come i meccanismi classici della rappresentazione e della fotografia delle persone conosciute, delle loro apparizioni in pubblico e sulla stampa, è stato amplificato dalla particolare congiuntura dell’avvento dei social. Un dato che ha inciso significativamente sulla popolarità dell’artista grazie alla condivisione dei suoi fan: un fenomeno di amplificazione della messa-in-scena della performance che ha contribuito a rendere ancora più famosa una persona che già lo era (nella sua nicchia).

In un’intervista disponibile dal Marina Abramović Institute spiega la sua idea, la sua preparazione e il particolare coinvolgimento del pubblico che la performance richiedeva.

Il pubblico del MoMa era invitato a sedersi davanti a Marina Abramović a turno, per tutto il tempo che desiderava. L’artista racconta di aver pensato che la prova più ardua sarebbe stata la solitudine da affrontare per tante ore. Invece la performance fu il contrario: le persone dormivano fuori dal museo e rimanevano in fila lunghissime ore per poter aver l’occasione di sedersi davanti all’artista. Un risultato totalmente inaspettato per una città piena di persone occupatissime come New York.

L’esserci, il tempo, l’ascolto, l’empatia, il risalto che l’artista metteva a disposizione di chiunque ne avesse voglia, nello spazio fisico e temporale a sua disposizione, filmando e fotografando ogni persona che si sedeva davanti a lei furono, secondo l’Abramovic, la chiave dell’esito positivo della performance. Questo andava letto soprattutto come desiderio delle persone di essere guardate, viste, accolte. Dunque la gratitudine di chi si sedeva è stata il cuore del successo della performance.

Le persone in seguito scrissero e condivisero così tanto le loro emozioni, la loro esperienza davanti all’artista che restituirono all’artista la sua dedizione come fan, condividendo e facendola diventare una vera celebrità 2.0, così come spiegato da Sharon Marcus di Columbia.

Quell’analisi unita all’intervista dell’Abramovic, ci dicono molto della società “iperconnessa” che dovrebbe essere la nostra. La quale sembra, sempre di più, avere un reale bisogno di contatto umano invece che digitale.

Melissa Pignatelli

 Retrospettiva per i 50 anni di lavoro di Marina Abramović a Palazzo Strozzi a Firenze dal 21 Settembre al 20 Gennaio 2019.

Sharon Marcus, Celebrity 2.0. The case of Marina Abramović in Public Culture, Duke University Press, Vol.27, n.1, 2015, pp.21-52.

Marina Abramović Institute, The Artist Is Present, Videoracconto dell’artista sulla sua performance disponibile qui.

Marina Abramović in Sex and the City: “House with Ocean View” a New York nella sesta stagione di Sex and the City (2003-2004).

Marina Abramović Institute, House with Ocean View, videoracconto dell’artista sulla sua performance disponibile qui.

Fotografia

Marina Abramović, The Artist is Present,  2010, installazione video a 7 canali (colore, senza sonoro), New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e Sean Kelly, New York, MAC/2017/071. Credit: Photography by Marco Anelli. Courtesy of Marina Abramović Archives, Marina Abramović by SIAE 2018.

 

 

Melissa Pignatelli

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