Pubblicato il 3 Ottobre 2018

Capire le migrazioni nell’epoca dell’incertezza

di Barbara Palla

La sensazione di incertezza nasce nel momento in cui il mondo, la società, la cultura cambiano più rapidamente delle categorie necessarie per interpretarli e capirli. Questo malessere vissuto all’interno della società, in primo luogo a causa della mobilità delle popolazioni odierne, nasce dall’incapacità dei mondi sui cui ricade la responsabilità di dare risposta al cambiamento, quello politico e quello accademico, di offrire una chiave interpretativa. Per cerca di dirimere questa sensazione, Marcello Carmignani e Ferruccio Pastore nell’introduzione al volume Migrazioni e integrazione in Italia, tra continuità e cambiamento (Atti del convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, il 6 e 7 ottobre 2016, appena pubblicato da Leo S. Olschki Editore, 2018), propongono di ricomporre il quadro di insieme per favorire una riflessione su nuovi strumenti e prospettive di comprensione.

Il sentimento di incertezza provocato dal fenomeno migratorio si è diffuso, secondo i due studiosi, nel momento in cui non è più stato possibile spiegare l’aumento del flusso con le logiche economiche della ricerca di un impiego. Il rapido cambiamento nella composizione del flusso, dovuto a destabilizzazioni e crisi geopolitiche e ambientali nella regione mediterranea e africana, ha colto di sorpresa i paesi europei. Gli effetti della crisi economica, l’assenza di fondi e strumenti politico-sociali inadeguati hanno dato vita ad un malessere di intensità variabile a seconda delle regione ma ciononostante persistente.

Se però da un lato l’apparato politico non ha saputo muoversi alla giusta velocità, neanche il mondo della ricerca accademica è riuscito a fornire le risposte, nuove prospettive o gli strumenti di comprensione adeguati per affrontare la sfida che si stava prospettando. Carmignani e Pastore mettono infatti in evidenza come:

“La ricerca contemporanea sulle migrazioni ha sofferto di una tendenza eccessiva allo specialismo e alla compartimentazione cioè di un’inclinazione allo studio dei fenomeni migratori in maniera insufficientemente collegata ai più vasti processi di trasformazione sociale, economica e geopolitica. Questa prospettiva troppo focalizzata sul “fatto migratorio” in quanto tale ha spesso portato a privilegiare gli aspetti di continuità (per esempio le “catene migratorie” e le cumulative causation che tendono a perpetuare un determinato sistema migratorio) a scapito delle discontinuità indotte da fattori esogeni, quali appunto le crisi economiche e geopolitiche.”

Proprio a causa di questa tendenza a decontestualizzare l’oggetto di studio, insieme ad una propensione a separare i migration studies dai refugee studies, è stato difficile proporre una sofisticata comprensione della varietà, della diversità e della natura intrinsecamente mista dei flussi contemporanei. Per questo motivo nel volume si propone di mettere in relazione i vari ambiti della ricerca, di incrociarne i risultati sia a livello interdisciplinare e intergenerazionale, nell’intento di ripensare non solo l’oggetto e le modalità di studio, ma anche dei modelli teorici su si impernia la ricerca.

Capire le migrazioni in un’epoca di incertezza è dunque un esercizio che richiede collaborazione tra le parti e uno sforzo immaginativo multi-disciplinare che guardi al quadro più ampio in cui si inseriscono le sfide.

L’auspicio degli autori sarebbe quello favorire una visine olistica al fenomeno migratorio per una più ampia collaborazione tra la ricerca accademica ed i progetti politici.

Barbara Palla

Marcello Carmagnani e Ferruccio Pastore (a cura di), Migrazioni e integrazioni in Italia, tra continuità e cambiamento, Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 6-7 ottobre 2016), Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2018.

In fotografia: Gianluca Di Ioia per La Terra Inquieta alla Triennale di Milano, mostra che si è svolta a dal 28 aprile al 20 agosto 2017.

By |2018-10-03T17:47:25+00:003 Ottobre 2018|Cultura, Storie d'Altri|