Pensare che con l’hijab, le gonne e le maniche lunghe, le donne non possano essere eleganti e creative significa non conoscere la modest fashion. Molto in voga tra le giovani donne musulmane, la “moda pudica” ha permesso di ridefinire l’identità e l’immagine della donna religiosa calandola nella contemporaneità senza però opporsi ai vincoli imposti. La “moda pudica” negli ultimi anni è diventata, oltre che un settore economico molto produttivo, un vero e proprio fenomeno culturale, di particolare interesse per la sua capacità di portare l’attenzione sui molteplici aspetti storici, sociali, tradizionali, etnici, religiosi, culturali e politici che contribuiscono alla costruzione dell’identità.

La modest fashion è nata circa trent’anni fa tra le giovani ragazze e donne appena più che ventenni o trentenni, cresciute nelle società consumistiche, globalizzate e cosmopolite dei paesi occidentali, mediorientali e asiatici. Come spiega Reina Lewis, professoressa di Cultural Studies alla University of Arts di Londra, nell’introduzione al suo libro Modest Fashion: Styling Bodies, Mediating Faith, gli stimoli che hanno portato alla nascita e alla diffusione della “moda pudica” sono da cercarsi proprio nella globalizzazione. Gli effetti, in parte destabilizzanti, della nascita delle società multiculturali e multireligiose, la conseguente posizione sempre più centrale che la religione islamica ha occupato nel discorso pubblico e politico e i pregiudizi spesso negativi sorti dopo il 11 settembre 2001 hanno fatto nascere l’esigenza nelle giovani donne musulmane di auto-affermarsi in modo diverso e nuovo.

Così l’hijab insieme ai vari copricapi e agli abiti dalla forme fluide e privi di trasparenze sono diventati il mezzo per una nuova espressione femminile caratterizzata da eleganza, stile, innovazione e creatività. La “moda pudica” è stata infatti capace di reinterpretare in una versione moderna e contemporanea i dettami religiosi offrendo alle giovani donne la possibilità di scegliere e di allontanare la propria immagine da ideali tradizionali e antiquati.  Come sottolinea la Lewis:

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Dian Pelagi (modella indonesiana) per la New York Fashion Week, 2017 © De Young Fine Arts Museum

Per alcune donne vestirsi in modo pudico è chiaramente motivato dalla religione, per altre invece offre un modo per reinterpretare le regole etniche o della comunità in relazione alla vita contemporanea. Per altre, l’abbigliamento pudico riguarda meno la fede o la spiritualità e più un modo pragmatico di ottenere una mobilità sociale o geografica, o per rispondere ai cambiamenti dei differenti cicli della vita.”

Il successo  a livello planetario della “moda pudica” è dovuto inoltre alla crescita dei flussi commerciali globali. I social network e l’e-commerce hanno reso la modest fashion molto più accessibile e visibile, veicolando anche immagini che i media tradizionali non volevano o potevano mostrare. Grazie alla comunicazione digitale le donne hanno potuto conoscere da più vicino i mondi occidentali dell’alta moda e del prêt-à-porter, e viceversa i fashion designer occidentali hanno potuto studiare  meglio non solo l’immaginario artistico islamico ma anche le società contemporanee dei differenti paesi musulmani.

Nonostante debba rispettare dei criteri di sobrietà più o meno severi, la modest fashion è in realtà molto più creativa e policromatica di quanto ci si aspetti. Proprio come si vede dalle collezioni raccolte nella prima mostra sull’argomento, Contemporary Muslim Fashions organizzata dal De Young Fine Arts Museum di San Francisco, l’offerta dei prodotti della “moda pudica” è molto variegata e ampia. Come l’Islam ha risentito delle influenze locali dei paesi in cui si è radicato, così anche la “moda pudica” mescola elementi tradizionali con tecniche, stoffe, immagini tipiche dei paesi in cui si è diffusa e della modernità. 

Se ancora a tanti la modest fashion sembra più un ossimoro, il suo successo è oggi in piena ascesa. Un numero crescente di donne si ritaglia così un’identità più sobria ma non per questo meno contemporanea.

Barbara Palla

Reina Lewis, Modest Fashion: Styling Bodies, Mediating Faith, IB Tauris, 2015.

La mostra Contemporary Muslim Fashions è visitabile fino al 6 gennaio 2019 al De Young Fine Arts Museum di San Francisco. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito, qui.

In fotografia: Faiza Bouguessa (modella franco-emiratina) per la collezione “Two Tone Crepe Snood”, 2014 © De Young Fine Arts Museum.

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Installazione della mostra “Contemporary Muslim Fashions” al De Young Fine Arts Museum di San Francisco © FAMSF