Il concetto di alterità viene spesso ricondotto a quello di estraneità, dunque di straniero nei cui confronti si dirigono spesso sentimenti di repulsione e al contempo di attrazione; non si può non riconoscere il fatto che in ogni società vi sono degli “stranieri”, individui che la società stessa non inserisce e non riconosce dentro le sue stesse mappe estetiche, morali e cognitive (Corsi 2001).

Come indicato da Simmel (1989) all’inizio del Novecento, nel suo famoso excursus sullo straniero, “qui non si intende lo straniero come il viandante che oggi viene e domani va, bensì come colui che oggi viene e domani rimane per così dire il viandante potenziale che, pur non avendo continuato a spostarsi, non ha superato del tutto l’assenza di legami dell’andare e del venire […].

“Lo straniero è elemento del gruppo la cui posizione immanente e di membro implica contemporaneamente un di fuori e un di fronte”.

Nelle parole di Simmel (1989), lo straniero si configurerà come un agire nuovo e imprevedibile, un modello alternativo, principio di destabilizzazione di fronte a un mondo che “accarezza” il valore dell’omogeneità, ma tale rappresentazione si intreccia con la preoccupazione tipica della post-modernità che definisce e classifica l’Altro attraverso categorie “noi-voi”, “amico-nemico”, pertanto lo straniero diviene colui che è portatore di incertezza e di inquietudine.

Come spiega Bauman “la presenza degli stranieri non è più un problema transitorio cui opporre rimedi, e la questione non è più come disfarcene; oggi il problema risiede nel come convivere per sempre, giorno per giorno con l’estraneità.”

Alterità, differenza e identità non sono questioni nuove nel dibattito sociologico, filosofico e giuridico, ma sono comunque ancora elementi di dibattito aperto in quanto sembrano tracciare percorsi più complessi e meno lineari.

Attualmente il processo di integrazione sociale tra estranei registra tensioni che oscillano tra repulsione ed inclusione, omologazione e marginalizzazione, amicizia e ostilità, un’oscillazione che ancora oggi attraversano le politiche migratorie dei paesi più avanzati economicamente; il complesso fenomeno delle migrazioni riflette, oggi più che mai, le sue ambivalenze e contraddizioni nei contesti linguistici e semantici e su quei processi di inclusione ed esclusione sociale che stanno continuamente trasformando il tessuto multietnico.

 

Giacomo Buoncompagni

Giacomo Buoncompagni è dottorando in Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e Relazioni Internazionali dell’Università di Macerata.

Cecilia Corsi, Lo Stato e lo straniero, CEDAM, 2001.

Georg Simmel, Sociologia, (traduzione in italiano a cura di G. Giordano), Edizioni di Comunità, Milano, 1989.

In fotografia: Vincolo d’Unione, Maurits Cornelius Escher, 1956, litografia esposta durante la mostra “Escher “a Palazzo Reale a Milano dal 24 giugno 2016 al 22 gennaio 2017.

Fotografia di Bernardo Ricci-Armani, The Sunbrella Canopy, 2016, PhotographingAround.me.