A cinquanta anni dalle prime indipendenze, il sociologo camerunese Achille Mbembe propone in Emergere dalla lunga notte. Studio sull’Africa decolonizzata (Meltemi Editore, 2018), una riflessione sulla necessità di cogliere nel presente, nelle attuali trasformazioni, le opportunità per liberarsi finalmente dalla pesante eredità del colonialismo (quello europeo). All’alba degli anni ’60, le società civili africane avevano davanti a loro un futuro colmo di speranze, di aspettative per una nuova produzione culturale finalmente indipendente e autonoma, ma ad oggi quel desiderio di scrivere un nuovo avvenire per liberarsi dalle eredità coloniali del passato non si è concretizzato. La storia della decolonizzazione è stata infatti segnata da complessi intrecci politici, sfociati spesso in sanguinose guerre. 

Mbembe spiega che con i primi movimenti anti-coloniali, si sviluppò un intenso fermento tanto politico quanto culturale. L’ondata di indipendenze che investì l’Africa, soprattutto quella sub-sahariana, stimolò nuovi movimenti portata avanti dalle giovani generazioni in cui l’aspirazione all’ideale era forte. In contrapposizione al cinismo del periodo coloniale, le indipendenze furono il momento in cui si sviluppò quella volontà attiva di comunità, come la definisce Mbembe. La volontà di vita divenne lo scopo politico fondamentale di una generazione intenzionata a camminare da sola verso un futuro condiviso e lasciare un’eredità.

Dopo mezzo secolo si constata però che quella forza creatrice e produttrice di senso e significato non si è concretizzata. Anzi, è rimasta imbrigliata in una riproduzione dei modelli politici ed economici spesso predatori e estrattivi della colonizzazione. Nel generale riaffermarsi degli autoritarismi, l’Africa è diventata con la globalizzazione un luogo di passaggio, dal quale le nuove generazioni partono o nel quale transitano per vivere ovunque tranne nel paese di appartenenza.

“Questo desiderio di libertà e benessere in Africa pena a trovare un linguaggio, pratiche effettuali e, soprattutto, una traduzione in nuove istituzioni e in un nuova politica, in cui la lotta per il potere non sia più un gioco a somma nulla. Per far sì che la democrazia metta radici in Africa, sarebbe necessario che a sostenerla fossero forze sociali e culturali organizzate; istituzioni e reti arrivate direttamente dal genio, dalla creatività e dalle lotte quotidiane delle persone che le fanno e dalle proprie tradizioni di solidarietà. Ma non basta. È necessaria un’Idea di cui diverrebbe la metafora vivente.”

Il grande affresco di Mbembe, ponendo l’accento sui grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in Africa, dice che “adesso” c’è un’occasione per le nuove generazioni di riappropriarsi di quella forza creativa e produttiva che aveva contraddistinto il periodo immediatamente post-coloniale. Mbembe esorta le società civili africane a ripensare la propria posizione sia all’interno della comunità internazionale che nei confronti delle potenze europee, in particolare della Francia, per ricostruirsi una struttura culturale, intellettuale, sociale e politica nuova e libera finalmente dalle eredità del passato.

Una bella esortazione, che però rimane tutta intellettuale (ma che forse vale la pena leggere) specie alla luce delle conquiste cinesi su tutto il territorio africano.

Barbara Palla

Achille Mbembe, Emergere dalla lunga notte, Studi sull’Africa decolonizzata, Meltemi Editore, 2018, pp. 314.

Immagine: Cartina compilata con dati della Chinese Business Review, Copyright Stratfor.com, 2012.