Si può essere  musulmani e hipster? Sì, si può essere Mipsterz. Divenuto oggi un fenomeno culturale e anche commerciale, il collettivo dei Mipsterz è nato un po’ per gioco un po’ per volontà di darsi un’identità moderna e alternativa. All’inizio degli anni 2010, alcuni giovani musulmani americani e inglesi decisero di ridefinire la propria identità religiosa attraverso la lente del movimento artistico, culturale e musicale alternativo e un po’ retrò degli hipster, sorto negli stessi anni in Gran Bretagna.

La definizione di Mipsterz emerse come uno scherzo tra amici e conoscenti che condividevano la passione per una certa cultura ricercata, sofisticata e moderna, lontana dai flussi del consumismo globale. Il termine “Mipsterz” dalla fusione tra muslim e hipster fu coniato da Abbas Rattani, un umorista americano di origine araba. Nonostante questo aspetto ludico, il movimento nacque con l’intenzione più seria di dare un’interpretazione diversa alle identità religiose musulmane. I primi autodefiniti Mipterz intendevano rovesciare molti degli stereotipi diffusi sui musulmani, sulla cultura e le tradizioni islamiche, presenti nella società americana. La comunità Mipsterz è cresciuta in virtù di incontri periodici, organizzati nelle grandi città americane, ma soprattutto grazie alle piattaforme di discussione online. I moderni mezzi di comunicazione permettevano un’ampia condivisione di esperienze diverse e molto variegate, dandola possibilità a tutti colo che ne sentivano la necessità di riconoscersi in questa nuova identità o di trovare una rete di sostegno. Su queste piattaforme digitali sono nate molte discussioni che hanno permesso di approfondire il ragionamento sui possibili modi di combinare la lunga e variegata tradizione islamica con le identità moderne dei giovani musulmani.

L’espansione del collettivo ad un numero sempre più ampio di persone si è concretizzato anche in una traduzione delle riflessioni filosofiche, storiche e religiose in una nuova produzione culturale. Alcuni Mipsterz si sono fatti così promotori e sostenitori di nuove tendenze, prodotte o create da altri Mipsterz, ispirate alle varie correnti e interpretazioni della religione (sia ortodossa che mistica) ma calate nella contemporaneità. I nuovi prodotti culturali coinvolgono ambiti diversi che spaziano dalla ricerca culinaria, alla moda – maschile e femminile – fino alla produzione musicale e artistica.

La rapidità delle comunicazione e la possibilità di coprire distanze enormi in breve tempo ha permesso ai Mipsterz sia di crescere insieme come identità che come comunità. L’allargamento del fenomeno oltre gli orizzonti americani è avvenuto grazie alla diffusione di un video realizzato da Layla Shaikley, Abbas Rattani e Habib Yazdi. Somewhere in America intendeva rompere per la prima volta una serie di tabù sui musulmani e soprattutto sulle musulmane, in esso si vedono infatti giovani donne velate e vestite all’ultima moda hipster mentre si divertono in skateboard o giocando al parco.

 

Questo fenomeno per rimanere effettivamente hipster avrebbe dovuto rimanere limitato ad una nicchia di persone, ma la diffusione del video a livello globale ha fatto crescere la comunità Mipsterz ben oltre le aspettative. Tanti giovani hanno trovato uno spazio per esprimersi, un modo di definirsi e di conseguenza sono nate nuove tendenze soprattutto sui social network grazie a nuovi cosiddetti influencer Mipsterz. Quest’ultimi sono stilisti, pittori, musicisti  – o anche personaggi con una storia più underground come ad esempio i “calligraphist”, ovvero artisti di strada che realizzano sui muri delle grandi città dei graffiti artistici ispirandosi alla calligrafia araba – che definiscono e ridefiniscono costantemente i confini di questa particolare interpretazione culturale.

Il potenziale economico di questa sub-cultura non è passato inosservato. Tante tendenze e tanti prodotti sono diventati oggi commerciali, il loro consumo si è esteso oltre i confini della comunità Mipsterz per diventare sempre più diffuso e quindi mainstream.

L’impegno del collettivo, e la sua capacità di raggiungere le persone anche al di fuori dei suoi confini, ha messo a disposizione nuovi strumenti per comprendere meglio le identità dei giovani musulmani occidentali. Tuttavia, come ammettono gli stessi fondatori del movimento,  per superare i pregiudizi presenti nella società, sia in quella di religione musulmana che non, la strada è ancora in salita.

 

Barbara Palla

Per approfondire: MuslimHipster, il primo sito e community dei Mispterz.

In fotografia: un fotogramma del video Somewhere in America realizzato da Layla Shaikley, Abbas Rattani e Habib Yazdi.