La paura è una conseguenza intrinseca della nascita delle “società aperte”, si diffonde con il rafforzarsi di un senso di abbandono dovuto alla ridefinizione delle identità, degli spazi, dei confini all’interno di uno spazio sempre meno controllato. Nelle nostre società, analizza Zygmunt Bauman in un agile volumetto intitolato Il demone della paura di Zygmunt Bauman (Laterza, 2014),  le persone hanno perso i propri riferimenti e al contempo anche la capacità, o la sensazione, di poter orientare il corso degli eventi attraverso decisioni collettive. Il diffuso sentimento di incertezza è stato veicolato, amplificato e replicato dai mezzi di informazioni tanto da trasformare la successione delle epoche della globalizzazione in una sorta di cronologia della paura, come dimostra Antonello Guerrera nell’appendice al volume di Bauman.

Come spiega il sociologo polacco, se in principio l’apertura era percepita come l’autodeterminazione di una società libera di aprirsi all’altro, con il tempo essa ha spinto la società verso un nuovo individualismo e un affievolirsi dei legami umani e dei vincoli di solidarietà. Nella nuova società non più controllata dallo Stato ma da forze presenti in questo campo aperto, si sono moltiplicate le incertezze e di conseguenza le paure. Esse hanno trovato particolare eco nei giornali prima e nei social network poi: moltiplicando sempre di più gli stimoli e i pensieri negativi, essi hanno trasferito queste paure dalla dimensione individuale a quella collettiva. A questo proposito Guerrera, fa emergere come ogni periodo della globalizzazione sia contraddistinto da una o più minacce collettive che hanno segnato in modo indelebile la vita di una comunità, di una nazione o addirittura di un continente. Ecco dunque riassunta la sua Cronistoria delle paure.

Negli anni ’80 l’attenzione dei giornali fu rivolta principalmente alle catastrofi ambientali e alla diffusione delle epidemie, come ad esempio l’AIDS. La sensazione di vivere in “un modo a tempo determinato” – come dice Guerrera – fu rafforzata dal disastro della centrale atomica di Chernobyl nel 1886, dalle conseguenti nubi tossiche e radioattive che iniziarono a diffondersi sul continente europeo. La stessa paura si è ripresentata nel 2011 quando in rapida successione ci furono l’incidente della piattaforma petrolifera DeepWater Horizon nel Golfo del Messico e lo tsunami sulle coste giapponesi che danneggiò gravemente la centrale nucleare di Fukushima.

Gli anni ’90 sono stati, invece, caratterizzati dalla paura dello straniero, ovvero dal moltiplicarsi del timore di fronte alle grandi migrazioni di massa provocate – e al contempo permesse – dalla globalizzazione. L’opinione pubblica italiana fu inizialmente impressionata dall’arrivo delle navi cariche di migranti illegali provenienti dall’Albania, ma in breve tempo gli albanesi divennero i capri espiatori di una certa instabilità politica, economica e sociale. Questo stesso fenomeno si è poi riprodotto, sia in Italia che in Europa, con l’arrivo sulle coste italiane e greche delle navi provenienti dalle coste mediorientali e africane.

All’inizio del nuovo Millennio è poi emerso il terrorismo internazionale. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, si sono riprodotti e moltiplicati gli scenari catastrofici di violenza nei luoghi simbolo non solo dell’Occidente e dell’Europa, ma anche del Medio Oriente e dell’Asia. Un’incertezza costante che ha alterato i comportamenti soprattutto in termini di spostamenti e turismo. In questo stesso periodo inoltre, come mostra Guerrera, si è avuta un’accelerazione delle paure. Al terrorismo internazionale, si è aggiunta la crisi economica globale seguita al crack dell’istituto di credito Lehman Brothers, da cui è conseguita una forte recessione e destabilizzazione delle istituzioni economiche e finanziarie sia europee che nazionali, con il rischio di fallimento di alcuni paesi come Grecia, Portogallo e Irlanda. La conseguenza lunga della destabilizzazione economica si è verificata in una generale revisione del sistema di welfare, che ha fatto nascere nuove incertezze soprattutto nelle giovani generazioni.

In questo tempo così pieno di incertezze, scegliere di approfondire il contesto in cui si inseriscono le notizie riportate dai giornali, preferendo alla spettacolarizzazione delle informazioni letture più specifiche, potrebbe forse essere un antidoto alla diffusione di nuove paure.

Barbara Palla

Zygmunt Bauman, Il demone della paura, Editore Laterza, 2014, pp. 144.

Fotografia di ChiaraLily, Flickr, CC-BY.