La città è da sempre il sistema più espressivo delle relazioni che una società costruisce. Oggi la città, più che luogo radicato in un territorio determinato, è processo – una rete di cambiamenti, attività e azioni collegate tra loro – dove persiste un profondo sdoppiamento tra cittadini e città quasi del tutto perfetto. Ciò che è cambiato è la ridefinizione del concetto di socialità e di comunità e la relazione che questi hanno con lo spazio. Alcuni studiosi, come i sociologi Manuel Castells e Barry Wellman, nell’analizzare le forme di interazione nella società contemporanea, hanno posto in relazione le vecchie forme di aggregazione sociale con le nuove tecnologie, arrivando a delle interessanti conclusioni.

Per lo spagnolo Manuel Castells “la socialità basata sul luogo è stata, in realtà, una fonte importante di interazione, sia nelle società agricole, sia nelle prime fasi dell’età industriale, ma si tratta di una socialità basata non solo sui rapporti di vicinato, ma anche sui luoghi di lavoro. Forse il passo necessario per comprendere le nuove forme di interazione sociale nell’Era di Internet sta nella ridefinizione di comunità”.1

Su questo tema Barry Wellman, già a partire dagli anni Settanta, ipotizzava la società contemporanea non più organizzata in “comunità” nel senso classico del termine, ma sostituendo a questo il concetto di “network”, a cui affianca la privatizzazione della sociability e il networked individualism, temi centrali per l’analisi delle relazioni sociali mediate dalle tecnologie.

Nella prefazione al suo libro Networked. Il nuovo sistema operativo sociale, curato insieme a Lee Rainie, Barry Wellman afferma che non è la tecnologia a determinare il comportamento umano, ma sono l’uomo, la comunicazione e le pratiche culturali e sociali a stabilire come la tecnologia possa essere valorizzata e in quale direzione debbano evolversi le opportunità che questa offre. In questo senso non è la tecnologia il motore della trasformazione sociale, ma solo il mezzo con cui queste possono esprimersi e incrementarsi.

I due autori definiscono le comunità contemporanee come una rete complessa di legami personali basate non più sull’individuo come parte di un “solido” gruppo – la famiglia, i colleghi di lavoro, il vicinato – ma come singolo soggetto libero di allacciare da solo una gran quantità di relazioni. Le comunità attuali non hanno più quella compattezza, rigidità e determinazione che le caratterizzava in passato, ma sono in continua trasformazione. Oggi ogni individuo è in continuo movimento e i suoi rapporti con le comunità sono sempre molto labili, volatili e “gassosi”. Di fatto in passato le comunità erano basate sulla condivisione di valori e di un’organizzazione sociale che ruotava attorno a un “solido” luogo fisico territorializzato; oggi invece le comunità sono prettamente legate alle forme gassose della comunicazione e dei sistemi di comunicazione e connessione digitale. I network online danno vita a delle “reali” comunità che, anche se virtuali, non sono meno intense e meno “reali” di quelle fondate sulla fisicità dei corpi. Per Barry Wellman, lo spazio fisico, che potremmo definire “solido”, tradizionalmente custode di tali processi, ormai può essere superato, dando vita a nuove forme spaziali di socializzazione. Uno spazio sociale “gassoso”, coinvolgente tanto quanto le tradizionali forme di relazione.

Come ci fa notare Manuel Castells, nel suo libro Galassia Internet, oggi siamo difronte ad una nuova nozione di spazio dove materia fisica e immateriale s’influenzano reciprocamente, determinando nuove forme di socializzazione, organizzazione sociale e nuovi stili di vita. Se pensiamo per esempio all’uso dei cellulari questo ci indica che la telefonia mobile soddisfa “un modello sociale organizzato intorno a “comunità di scelta” e interazione individualizzata, basata sulla selezione di tempo, luogo e compagni dell’interazione”. Sotto quest’ottica internet diviene la principale infrastruttura che permette di legare simultaneamente le concentrazioni urbane alla connessione globale con la rete. Da questa realtà sta emergendo un nuovo dualismo urbano come conseguenza del contrasto tra lo spazio “gassoso” della mobilità e il tradizionale spazio “solido”. Oggi questa duplice realtà entra in costante dialogo e trova un suo equilibrio tuttora instabile.

Sono queste relazioni uno dei punti centrali della nostra contemporaneità e l’architettura si deve far carico di lavorare soprattutto su questo tema. Difronte a questa realtà, l’architettura come l’abbiamo intesa fino ad oggi, continua a rimanere legata a formule di carattere solido, rompendo la sua “rigidità” solo per riproporre al massimo la “rappresentazione cristallizzata” di un’idea di dinamicità, non cambiando minimamente la sua condizione di stato.

La sua attuale incapacità di una reale trasformazione la pone quindi inadeguata alle forme estremamente dinamiche della società contemporanea. Necessitiamo quindi di un nuovo modo di rapportarci con architettura che si faccia interprete di questa realtà. Quello che si propone l’Architettura Gassosa è di dare una possibile interpretazione architettonica di questa nuova condizione sociale proponendosi come risposta operativa e metodologica alla nostra contemporaneità.

Emmanuele Lo Giudice

Manuel Castells, La Galassia Internet; Feltrinelli Editore, 2006; pag 125.

Networked. Il nuovo sistema operativo sociale; Lee Rainie, Barry Wellman; ed.Guerini ed. 2012.

 Emmanuele Lo Giudice; Architettura Gassosa, per un nuovo realismo critico; prima edizione, Roma, 2018