Donna nuda, donna nera
Vestita del tuo colore che è vita, della tua forma che è bellezza
Sono cresciuto alla tua ombra; la dolcezza delle tue mani bendava i miei occhi

E’ così che nel cuore dell’Estate e di Mezzogiorno,
Ti scopro, Terra promessa, dall’alto di un alto colle riarso
E la tua bellezza mi fulmina in pieno cuore, come il lampo di un’aquila

Donna nuda, donna oscura
Frutto maturo dalla polpa soda, buie estasi di vino nero,
bocca che fa lirica la mia bocca
Savana dagli orizzonti puri,
savana che freme alle carezze ferventi del Vento dell’Est
Tamtam scolpito, tamtam teso che tuona sotto le dita del vincitore
La tua voce grave da contralto è il canto spirituale dell’Amata

Donna nuda, donna oscura
Olio che nessun soffio increspa, olio calmo ai fianchi dell’atleta,
ai fianchi dei principi del Mali
Gazzella dalle giunture celesti,
le perle sono stelle sulla notte della tua pelle.

Delizia dei giochi dello Spirito,
i riflessi dell’oro consumano la tua pelle cangiante
All’ombra della tua capigliatura,
si schiarisce la mia angoscia ai soli prossimi dei tuoi occhi

Donna nuda, donna nera
Canto la tua bellezza che passa,
forma che fisso nell’Eterno
Prima che il destino geloso ti riduca in cenere
per nutrire le radici della vita.

(Femme noire in Chants d’ombre, 1945. Trad. M. Pignatelli).

Senegalese, nato a Joal nel 1906, Léopold Sédar Senghor iniziò la parabola della sua vita vincendo una borsa di studio alla Scuola Normale Superiore di Parigi nella quale conseguì la laurea nel 1935. Con altri compatrioti che vivevano ed insegnavano nella capitale dell’impero coloniale, tra cui Aimé Césaire, Senghor elaborò il concetto di Négritude attraverso il quale si rivalutavano e si rielaboravano le concezioni fondamentali alla radice della cultura africana.

La Négritude per Senghor, spiega in un saggio la studiosa Sylvia Washington Ba, è “la somma dei valori culturali del mondo Nero, così come sono espressi nella vita, nelle istituzioni, e nel lavoro degli uomini Neri”.

I temi dell’esilio e dell’alienazione pervadono la poesia di Senghor, ma è proprio grazie all’opposizione della sua sensibilità e dei suoi valori a quelli europei che trova la capacità di formulare il suo pensiero. Il suo tema chiave, nonché il valore supremo che attribuisce alla civilizzazione dell’Africa Nera, è il concetto che le forze della vita, non sono degli attributi o degli incidenti dell’essere, bensì la vera essenza dell’essere.

La vita è un modo sostanzialmente dinamico di essere per gli Africani Neri, e l’opera che ha compiuto Senghor è stata di riuscire a comunicarne l’intensità e la vitalità attraverso l’uso delle sfumature, dei dettagli, delle sonorità proprie adattate però all’espressione in lingua francese.

Senghor scrisse una prefazione al testo sulla Negritudine della Washigton Ba  iniziando “certo la donna nera che è l’autrice non ha dovuto che scendere nel profondo di sé stessa e delle sue radici per capire quello che scrivo, ma altrettanto certo è che mi sono sentito come denudato dalla profonda comprensione della sua conoscenza di donna di lettere per la mia opera”.

Nella recensione all’Opera Poetica  che fece Graziano Benelli su “Francofonie” nel 1989, si hanno le tracce della fortuna di Senghor in Italia. La sua fortuna italiana iniziò nel 1954 quando Carlo Bo tradusse e inserì alcune sue poesie nell’ Antologia di poeti negri; da allora di Senghor si sono pubblicati diversi volumi (raccolte, liriche, scritti politici) ma mai era stata tradotta la sua intera opera poetica.

Il volume si apriva con un testo inedito dello stesso Senghor (Cara Italia) in cui il poeta ribadiva “le numerose ragioni che inducono un uomo di cuore e di cultura ad amare l’Italia, erede della civiltà romana”. Fra queste ragioni egli annoverava l’impegno con cui i poeti italiani hanno partecipato “col loro canto e spesso con la loro azione” alle lotte per l’indipendenza nazionale, impegno che ha caratterizzato il comportamento dei poeti della Negritudine nel periodo della loro lotta contro la colonizzazione, per l’indipendenza dei paesi africani”.

Giulio Andreotti contribuì al libro di Senghor con una prefazione intitolata Il poeta e il politico, nella quale affermò che la “dote essenziale del poeta è la fantasia, la quale è altrettanto necessaria – seppure di diverso tipo e dimensione – al vero grande uomo politico”, evidenziando così come Senghor fosse stato sia l’uno che l’altro, e ad altissimo livello.

Come politico, l’intellettuale e poeta Senghor è riuscito a trasformare il suo pensiero in azione diventando il primo Presidente del Senegal dal 1960 al 1980. Come poeta, e nella più classica delle tradizioni, Senghor ha celebrato la donna. Un esempio di equilibrio e riconoscimento a cui però oggi non arrivano più in molti.

Melissa Pignatelli

Léopold Sédar Senghor, Canti d’Ombra e altre poesie, a cura di  Franco del Poli, Passigli Editori, Firenze, 2000.  “Femme Noire” traduzione inedita di Melissa Pignatelli per LaRivistaCulturale.com,  lic.CC – BY-NC

Per approfondire:  Sylvia Washington Ba, The Concept of Négritude in the Poetry of Léopold  Sédar Senghor,  Princeton University Press, 1973. Link all’acquisto qui.

Benelli, Graziano. 1989. Francofonia, no. 17. [Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l., Francofonia. Studi e ricerche sulle letterature di lingua francese]: 156–58. http://www.jstor.org/stable/43015737.

Francofonia, Studi e Ricerche sulle Letterature di Lingua Francese, Leo Olschky Editore, Firenze. Rivista fondata nel 1981 da Liano Petroni.

Léopold Sédar Senghor, Membro de l’Académie Française