La mostra fotografica “Anthropocene” in corso a Bologna al MAST fino al 5 Gennaio 2020 documenta con fotografie e video al alto impatto gli effetti che le attività dell’uomo stanno avendo sul nostro pianeta. L’utilità di questa mostra consiste nell’essere costruita per documentare il passaggio dall’Olocene (iniziato circa 11.700 anni fa) all’Antropocene, l’era modellata dall’Uomo (dal greco anthropos, uomo).  Il nome della nostra nuova era connota il cambio di era geologica verso un’epoca contraddistinta dalle attività e dai bisogni delle società e dai milioni di singoli individui che abitano il pianeta in questo momento; la speranza della mostra è quella di una presa di coscienza collettiva.

Con documenti video, foto, murales, installazioni, gli autori Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier mettono a nudo in maniera drammatica l’impatto che le nostre necessità quotidiane hanno sul pianeta. Dai minerali che servono per la composizione dei dispositivi tecnologici al legno per pavimenti e mobili – magari venduti a poco prezzo – alla plastica per l’abitudine di usare e gettare miliardi di contenitori per trasportare alimenti e liquidi per la “comodità” di poche ore di spostamenti, tutto questo ha profondamente condizionato sia la forma che la sostanza del pianeta.

La problematica maggiore però è che oltre ad una presa di coscienza dei singoli consumatori sull’impatto ecologico dei loro bisogni, c’è da considerare il divario Nord/Sud che di solito connota i grandi sfruttamenti industriali documentati.

Come si vede dai luoghi delle fotografie, paesi dei Sud del mondo sono sfruttati per i bisogni dei paesi “sviluppati” (ricchi), di solito nella parte Nord dell’emisfero terrestre: essendo lontano dagli occhi dell’Occidente lo sfruttamento passa inosservato, ed è più facilmente ignorato.

Oltre a questo va detto che se le economie più povere si strutturano intorno a progetti di sfruttamento intensivo ed estensivo, magari per pagare debiti ed interessi verso quegli stessi paesi ricchi che li sfruttano, vediamo come la circolarità del problema lo renda di difficile soluzione.

Al di là di una presa di coscienza sulla coesistenza sullo stesso pianeta, bisognerà rendersi conto che l’asservimento di una parte del pianeta per i capricci di una piccola parte non è sostenibile.

Melissa Pignatelli

Anthropocene – Burtynsky, Baichwal, de Pencier. Mostra a cura di Sophie Hackett, Andrea Kunard, Urs Sthael. Bologna MAST dal 16 maggio al 6 ottobre 2019, mostra prorogata al 5 Gennaio 2020. Link e info qui.

Foto di copertina: Edward Burtynsky
Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier
Gallery, Toronto.